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Nell’arena competitiva oltre gli stereotipi. Riolo: l’impresa ha un valore civico. | Civiltà del Lavoro 6/2023

19.02.2024

Articolo pubblicato nella rivista n.6/2023 di Civiltà del Lavoro

 

Nei primi anni Novanta entra nell’azienda di famiglia, allora mandataria dei soli marchi Volkswagen e Audi. Oggi è amministratrice del Gruppo Riolo, attivo in Sicilia con quattro società concessionarie dei marchi automobilistici Audi, Ducati, Toyota, Volvo, Opel, Mercedes e Smart. Quali sono i momenti che ricorda con più emozione?

La più grande emozione è senz’altro riconducibile all’acquisizione dei nuovi mandati dal ‘99 in poi. Ogni volta era una nuova vetta raggiunta. Il ricordo più vivido mi riporta all’incontro con il funzionario Mercedes Benz nel 2006: quando giunse in azienda per un colloquio conoscitivo, mi chiese prima di mio papà, che non c’era più da qualche anno, poi di mio fratello. Non potendo offrire alcun riscontro alle sue aspettative sgranò gli occhi e dovetti cedere all’evidenza. In quell’istante ebbi la percezione che la strada intrapresa era quella giusta e che avrei potuto farcela.

Oggi siamo pochissime le donne protagoniste attive in questo settore, prettamente maschile, ma fortunatamente il nostro mestiere si basa su numeri, risultati su percentuali e market share. Questo mi ha protetto dai consueti “filtri all’accesso” dell’arena competitiva basati su stereotipi di genere, offrendomi l’opportunità di giocare ad armi pari.

In un settore con una lunga storia di dirigenza maschile, pensa di aver stravolto il concetto di leadership aziendale? Quale valore aggiunto sente di aver portato?

Credo che il segreto e il valore aggiunto che ho apportato sia quello di essermi concentrata molto sulla selezione del personale e sulla costruzione di una realtà organizzativa partendo da zero. L’approccio è stato quello di chi amministra risorse pubbliche, avendo una visione di lungo periodo.

Ho cercato così di creare un feeling all’interno dell’azienda nella sua interezza, che si potesse riprodurre quasi spontaneamente all’interno di ogni squadra, per raggiungere l’obiettivo di standardizzare un clima, uno spirito aziendale, che fosse positivo e costruttivo, basato unicamente sul merito. In questi anni ho vissuto le difficoltà della vita di tanti miei collaboratori che hanno attraversato momenti duri, familiari o personali, provvedendo a sostenerli come possibile. Secondo il tratto unico di un imprenditore che ha potuto costruire il proprio risultato grazie a un lavoro di squadra e che sente istintivamente di dover difendere la propria squadra.

Quanto conta il radicamento sul territorio per una realtà come la sua?

Il nostro territorio, molto povero, presuppone un lavoro corpo a corpo con i clienti, perlopiù provenienti dalla pubblica amministrazione o liberi professionisti. Da qui nasce la difficoltà della “selezione” del personale e della sua “formazione” poiché risulta prioritaria l’esigenza di eccellere nel servizio, anche per mantenere la leadership reputazionale che nasce dal nostro mantra sulla “customer satisfaction”, che a sua volta si nutre di un buon clima aziendale, basato sul welfare strutturale e diffuso: questo circolo virtuoso ci ha consentito di essere anche ben radicati nel territorio e di basare la nostra forza sulla fidelizzazione e sul passaparola.

Il radicamento sul territorio passa anche da progetti solidali di varia natura, dalla violenza di genere ad attività socioculturali fino all’elargizione di borse di studio. Fondamentali e concreti anche il mio servizio prima come assessore comunale ora come presidente dell’IRFIS, nomina che mi ha legata ancor di più al territorio caricandomi di responsabilità immense, commisurate alla volontà di offrire il mio contributo a una terra da sempre molto svantaggiata.

Ha avviato il progetto “Impresa al centro”. Di cosa si tratta?

Come azienda siamo molto legati al tema della “sostenibilità”. È lì che rientra la nostra attività parallela al core business, che è quella socioculturale racchiusa dentro “Impresa al Centro”: una rassegna fondata con l’intento di stimolare il tessuto socioculturale del territorio su temi economici e civici ritenuti prioritari, aprendo le porte delle nostre concessionarie, che si trasformano per un paio di volte l’anno in un hub. Un modo per regalare alla città di Palermo, e non solo, un contenitore di workshop e convegni dove si trattano gli argomenti più importanti a livello socioculturale: impresa e il suo indotto, impresa femminile, prevenzione, salute. Nel prossimo appuntamento, ad esempio, incentreremo il tutto sull’educazione stradale nella speranza che questo possa dare un supporto alla cultura della vita, non soltanto nel senso della guida responsabile, ma anche come contributo concreto alla consapevolezza.

Può descriverci l’emozione che ha provato quando è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro?

Al Quirinale al momento di andare a stringere la mano al presidente Mattarella, mi tremavano le gambe. Vedere i puntini di una vita riunirsi: è stato come se in un momento potessi rivedere la mia vita in un flash. Dai rimproveri di mio padre, alle ramanzine materne, dal primo brutto voto a scuola che poi si trasforma in un bel risultato, fino alla caparbietà espressa durante gli studi universitari. È come se tutto avesse preso forma in un unicum, inglobando anche e soprattutto la carriera lavorativa, spinosa e travagliata, sia per la malattia di mio padre, sia per la paura di essere calpestata dai miei colleghi uomini. In quel momento, invece, mi sono resa conto che quei puntini avevano formato una sagoma bellissima, quella della coccarda del Cavaliere del Lavoro. E non sai se sentirti in colpa per qualcosa che forse è troppo grande rispetto a te o se gioire perché sì, te lo sei meritato. Un conflitto di emozioni culminato la sera prima della designazione ufficiale, al Collegio Universitario Lamaro Pozzani, quando abbiamo applaudito tutti quei giovani meritevoli: solo a quel punto la gioia pura ha preso il sopravvento. Vedere queste persone e i loro sacrifici mi ha fatto sentire fiera di poter essere presente, testimone di questo miracolo, potendo offrire il mio contributo.

 

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