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D’Amato: liberiamo il potenziale del Paese, stop a politiche paleo-assistenzialistiche

30.03.2019

Workshop su "Conoscere per competere" | Matera 30 marzo 2019

“Siamo qui perché abbiamo una visione, come imprenditori sappiamo che l’Italia ha la forza per competere con il mondo e crediamo che si possano elaborare modelli per continuare a scrivere il futuro”. Così il numero uno dei Cavalieri del Lavoro Antonio D’Amato apre a Matera sabato 30 marzo i lavori del workshop “Conoscere per competere” (leggi qui il discorso integrale) promosso dalla Federazione in collaborazione con il Gruppo Mezzogiorno. Cultura, gusto, istinto per la bellezza, capacità manifatturiera, saperi artigiani e eccellenze tecnologiche, quel che ha reso grande il sistema Italia nel mondo deve essere ripensato alla luce del passaggio da un’economia dell’industria pesante e a un’economia dell’industria pensante. “Ma per farlo – sottolinea D’Amato – occorre un progetto credibile, serve tornare a investire su stessi puntando su formazione e riforme che liberino il potenziale produttivo del Paese. Questo significa lavorare sulla reputazione dell’Italia, che è il più grande valore su cui possiamo contare”.

Siamo figli della miseria o della storia?
E non è un caso allora la scelta di Matera per un confronto che riunisce imprenditori ed economisti per discutere insieme al ministro per i Beni e le attività culturali Alberto Bonisoli. Matera è stata per decenni indicata come esempio di degrado, oggi è esempio di progresso. Questo non è accaduto per caso, una comunità si è fatta partecipe di un lavoro strategico lavorando su cultura e, appunto, su una “rinnovata e ritrovata reputazione” come ricorda il sindaco di Matera Raffaello de Ruggieri. Sessanta anni fa ci siamo chiesti: siamo i figli della miseria o della storia? Matera è spazio geografico che si è fatta storia. Se vive da 8mila anni vuol dire che siamo riusciti a costruire nuova storia. Il presente è l’anticipazione del futuro, questa la scommessa della città. Matera è una zattera che si trova nel Mezzogiorno e che insieme possiamo far diventare un bastimento”. Ai saluti del primo cittadino seguono quelli di Salvatore Adduce, Presidente Fondazione Matera Basilicata 2019 e Gianni Carità, presidente Gruppo del Mezzogiorno dei Cavalieri del Lavoro, che esorta a inserire in una cornice immediatamente europea ogni futuro tentativo di rilancio economico e sociale.

Luca Bianchi (Svimez): Sud, la solitudine dei numeri primi
A supportare con numeri e grafici le parole del Cavaliere del Lavoro Gianni Carità è il direttore della Svimez Luca Bianchi nella relazione di scenario dal significativo titolo “La solitudine dei numeri primi”. In Italia, a partire dal Mezzogiorno, non mancano “campioni”, solo che non riescono a fare sistema. Esiste cioè un “altro Sud” e lo testimoniano i numeri: il fortissimo aumento delle start up innovative, da 280 del 2014 a 2443 del 2018, delle pmi innovative, da 19 del 2015 a 202 del 2018, i settori, quali l’alimentare, l’aeronautica, l’automotive, ma anche il tessile e le calzature, fanno registrare crescite dell’export agli stessi ritmi del resto del Paese. Se si mette a confronto il profilo economico-finanziario di questo gruppo di imprese, osserva Luca Bianchi, e lo mettiamo a confronto con quello del Centro-Nord, emerge un dato tutt’altro che scontato. Il fatturato medio e la dimensione media delle imprese meridionali è sostanzialmente omogeneo a quello presente nel resto del Paese e anche gli indicatori di redditività non differiscono significativamente.
“Questi dati mostrano come si stia consolidando un dualismo tra una quota sempre più piccola di imprese, soprattutto di media dimensione, che registrano ottime performance sui mercati e sono e il resto dell’apparato produttivo, specialmente le aziende di piccole e piccolissime dimensioni, che vengono espulse dal mercato o sopravvivono solo grazie a forme di competizione difensive e al ribasso. Una frattura che viene resa ancora più profonda da un progressivo indebolimento del ruolo dello Stato che non riesce a garantire servizi adeguati, a partire da quelli infrastrutturali”. Basta un solo dato per restituire la gravità della situazione: per opere superiori ai 100 milioni è di 15 anni. “Le opere le completiamo quando non servono più”.
Bianchi snocciola infine dati sulla formazione che preoccupanti è dire poco. Il divario di competenze degli studenti del Sud, dopo una lunga fase di recupero, ha ripreso a crescere. Il tasso di abbandono scolastico è pari al 18,5% nel Mezzogiorno e al 14% nel Centro-Nord, mentre nella media Ue a 27 è fermo al 10,6%. In più, dal Sud aumenta l’emigrazione universitaria. I tassi di occupazione dei giovani diplomati e laureati non più in formazione sono nelle aree meridionali quasi 30 punti al di sotto dei livelli del Centro-Nord.

Il confronto tra Bombassei, Manfredi, Bianchi e Rossi
Moderati con dinamismo e puntualità da Francesco Giorgino del Tg1, a discutere la relazione sono Patrizio Bianchi, ordinario di Economia applicata – Università degli Studi di Ferrara e Assessore al Coordinamento delle Politiche europee allo sviluppo, Scuola, Formazione professionale, Università, Ricerca e Lavoro Regione Emilia-Romagna, Alberto Bombassei, presidente Brembo e Presidente Kilometro Rosso, Gaetano Manfredi, Presidente Crui – Conferenza dei Rettori delle Università italiane e Rettore Università degli Studi di Napoli “Federico II”, Nicola Rossi, Ordinario di Economia Politica Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”. Invitato a parlare di autonomia regionale, Bianchi evidenzia che “declinata senza estremismi significa riconoscere più responsabilità a chi governa i territori”. “L’Emilia-Romagna ha bisogno di bonificare le acque, io provo da anni a indirizzare le scuole professionali in questo senso, ma non ho gli strumenti. La formazione è centralizzata mentre le richieste dei territori possono essere diverse, si tratta di occasioni per connettere meglio e prima scuola e lavoro”. Bombassei riporta il dibattito su un orizzonte internazionale parlando dei recenti accordi Italia-Cina. “La Via della Seta è da interpretare nei due sensi, è vero che arriveranno navi con decine di container e mi auguro che possano tornare, se non proprio con decine di migliaia, almeno con migliaia di container di prodotti nostri, che possano sempre più essere apprezzati in un mercato come quello cinese che cresce anche a livello di capacità di acquisto”.
“Di sole eccellenze si può anche morire” ricorda Nicola Rossi, mettendo in evidenza come burocrazia, tassazione, iper-regolamentazione del mercato del lavoro invece che tutelare i diritti dei lavoratori di fatto ostacolino il lavoro e la produttività. Sulla trasversalità e contaminazione dei saperi interviene Manfredi. “Non è vero che le discipline umanistiche non diano lavoro, serve innervarle con competenze contemporanee, contaminarle con formazione su coding e digitale. La contaminazione serve anche alle scienze dure, più cultura umanistica e conoscenze di economia sono il migliore stimolo per generare voglio di impresa”.

Le testimonianze dei Cavalieri del Lavoro Di Leo, Pontecorvo, D’Onghia e Quadrino
Formazione, sostenibilità ambientale, investimenti in marketing territoriale e iniziative per portare esperienze aziendale nella formazione universitaria tracciano il filo della seconda tavola rotonda animata dai cavalieri del lavoro Angela D’Onghia, già sottosegretario per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca, Pietro Di Leo, Amministratore Unico Di Leo Pietro, Carlo Pontecorvo, presidente e amministratore delegato Ferrarelle, Umberto Quadrino, presidente Tages Holding.

Bonisoli: Su Matera programma culturale solido
“Con la cultura non solo si mangia, si fa prima, secondo, contorno, caffè e dessert” afferma il ministro Bonisoli nel suo intervento. “Le attività culturali – continua – sono sottodimensionate. Bisogna riprendere a investire e a spendere, questa è una priorità del governo.
Su Matera per esempio abbiamo un programma culturale solido per dare un’immagine che possa andare avanti nel tempo. Parliamo di industria culturale, lo facciamo qui e lo facciamo in tutta Italia”. Come rappresentante del Governo, Bonisoli allarga il discorso anche a temi più strettamente economici, come sblocca cantieri, accordi Italia-Cina, infrastrutture e Tav. “Attraverso il meccanismo dei commissari daremo la possibilità di sbloccare cantieri, il decreto crescita arriverà settimana prossima e permetterà di semplificare le procedure per spendere e alienare immobili. Quanto alla Tav e alle infrastrutture chiarisco che secondo me non sono sbagliati gli investimenti di questo genere, penso che lo sia la Tav. Noi stiamo bucando le Alpi nella direzione sbagliata. Dobbiamo bucare le Alpi da nord a sud, non in direzione con la Francia. I 2,5 miliardi che servono investiamoli su altro”.

D’Amato: Lavoriamo su industria pensante
Chiude e tira le fila del workshop il presidente Antonio D’Amato, che ricorda la lunga storia di collaborazioni della Federazione con il ministero e l’attività di centinaia di fondazioni che fanno capo ai Cavalieri del Lavoro impegnati nella promozione della cultura. E qui un primo interrogativo: “Se il mecenate investe su un bene chi garantisce che quel bene viene tutelato nel tempo. L’assenza di controllo e tutela ostacola il vero rilancio del mecenatismo”. In coerenza con il tema del workshop D’Amato mostra come la conoscenza sia l’altra faccia della competitività e come la competitività sia il miglior biglietto da visita per il sistema Italia.
“Noi dobbiamo ragionare sulla competitività del sistema paese, l’Italia sconta un 20 per cento di price positioning per la sua scarsa credibilità. Questo ha effetti concretissimi, non c’è vino italiano che per esempio possa essere venduto al prezzo di un medio vino francese. Il made in France vale di più, così come in altri settori conta e costa di più il made in Germany e in Swiss”. “E da cosa dipende la credibilità del Paese?” domanda D’Amato. Dalla diplomazia economica, dal modo in cui governiamo le città, dalla cura del nostro patrimonio artistico e urbano, dalla qualità della nostra pubblica amministrazione. Sotto tutti questi aspetti il Paese da decenni non investe più in se stesso e quindi non è più competitivo. “Che vuol dire competere?” domanda ancora D’Amato. “Noi nasciamo con l’angoscia di fallire. Competo ergo sum. E chi come noi si mette in gioco su scala globale andrebbe tutelato, e invece scontiamo una costante perdita di reputazione. Pensiamo ai recenti accordi con la Cina. Che immagine daremmo dell’Italia se un prossimo governo, tra qualche anno, decidesse di cancellarli? Eppure è quello che noi rischiamo di fare sulla Tav, perché noi un accordo con la Francia e con l’Europa lo abbiamo sottoscritto. La Tav non è un problema del Piemonte, è un problema che riguarda l’Italia e la sua reputazione”.

D’Amato chiude il suo ragionamento sulle politiche neokeynesiane invocate dal governo e osserva. “Keynes sosteneva la necessità sostegni pubblici alle infrastrutture, quello che vediamo è allora all’opposto delle politiche neokeynesiane. Il reddito di cittadinanza non sposta di un millimetro il potenziale infrastrutturale né materiale né immateriale del Paese. Siamo a politiche paleo-assistenziali. Noi dobbiamo rendere il mercato del lavoro libero, dobbiamo rendere i lavoratori in grado di puntare su se stessi. Siamo qui per mostrare che si può lavorare su infrastrutture che non solo pesano, ma su infrastrutture che pensano”.

Conoscere per competere | La videosintesi della giornata

L'Intervento del Presidente Antonio D'Amato [sintesi: 10 min]

L'intervento del Presidente Antonio D'Amato [integrale: 26 min]

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