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L’ultima grande invenzione dell’umanità | Civiltà del Lavoro 6/2023

03.02.2024

di Mario Rizzante

Articolo pubblicato nella rivista n.6/2023 di Civiltà del Lavoro

 

L’ingresso dell’Intelligenza artificiale nelle nostre vite rappresenta un momento che richiama alla mente il primo impatto del web negli anni Novanta del secolo scorso. Come in un déjà vu, percepiamo i segnali inequivocabili di un cambiamento epocale, ma ancora fatichiamo a immaginare dove ci porterà. Se l’ascesa di Internet ha trasformato la società, l’Intelligenza artificiale sta portando l’innovazione tecnologica a nuovi livelli, rivoluzionando la nostra vita.

Nell’ultimo anno, tutto il mondo ha scoperto con ChatGPT la potenza e la pervasività di questi strumenti, rimanendone affascinato e in parte soggiogato. Sull’onda di questo entusiasmo, c’è una naturale e diffusa tendenza a sovrastimare ciò che accadrà nei prossimi due anni, ma si sottostima ampiamente ciò che accadrà tra dieci anni. Di fatto oggi stiamo vivendo una prima fase di grande accelerazione, in cui grazie all’Intelligenza artificiale, pensiamo semplicemente a migliorare ciò che già sappiamo fare. Questa fase ricorda un po’ i primi siti Internet delle aziende, che erano una sorta di brochure messa sul web.

Nella seconda fase, che inizierà nei prossimi anni, faremo qualcosa che prima non esisteva, nuove attività. Infine, ci sarà una terza fase in cui verranno generati nuovi modelli di business, ora ancora non immaginabili, proprio come è successo nella new economy. Pensiamo a come Airbnb ha cambiato il turismo, Uber la mobilità. Nei prossimi anni, l’Intelligenza artificiale ci porterà a ripensare da zero i nostri mestieri.

Ma già oggi il suo ingresso nella nostra quotidianità ha iniziato a imporre dei cambiamenti. Ad esempio, tutti i processi di “assettizzazione” della conoscenza in azienda possono essere resi più efficienti attraverso l’uso dell’IA generativa ed è quello che già aiutiamo a fare molti dei nostri clienti. In questi contesti, non è necessario riaddestrare il modello, cosa che sarebbe molto costosa; basta estenderlo ai temi core dell’azienda. In questo modo, è facile creare per ogni dipendente una sorta di copilota intelligente in grado di aiutarlo nel compito che deve svolgere. La conseguenza è un aumento della produttività, senza una sostituzione delle persone, in quanto le macchine oggi non sono ancora veramente intelligenti, ma sono solo predittive. È sempre necessario un essere umano che possa verificare, approvare e, dove occorre, rielaborare l’output fornito dalla macchina.

Ma l’aspetto più dirompente dell’IA è il suo ingresso nel mondo fisico. A bordo delle macchine e non mi riferisco solo ai veicoli a guida autonoma. Penso a oggetti intelligenti in grado di muoversi, volare, su ruote o su gambe robotiche, e di interagire con lo spazio che li circonda. Attualmente li stiamo applicando in contesti chiusi, come fabbriche e magazzini, ma domani agiranno in contesti sempre più aperti e complessi da governare.

Nei nostri laboratori, si possono già vedere alcuni esempi: avere un robot che interagisce nel mondo fisico nei prossimi dieci, vent’anni, non è certamente un sogno. E in questo contesto, il Metaverso, pronto a vivere un’altra fase di hype il prossimo anno con l’arrivo dei visori di nuova generazione, è destinato a giocare un ruolo centrale. È infatti alla base della creazione dei digital twin. Quando si realizzerà un gemello digitale del mondo, questo ci aiuterà a gestire gli oggetti connessi nello spazio fisico e testare e capire come si comporteranno i sistemi e i prodotti che si vogliono realizzare in un’ampia varietà di ambienti, usando lo spazio virtuale e la simulazione avanzata.

Il settore che subirà la più grande trasformazione da qui ai prossimi anni è sicuramente quello dell’informatica e della tecnologia in generale. L’Intelligenza artificiale generale sarà con ogni probabilità l’ultima grande invenzione dell’umanità. Poi saranno gli algoritmi a scrivere i codici dei software e a inventare i prossimi capitoli della tecnologia. Spaventarsi o provare a frenare l’IA è inutile. L’unica risposta concreta è investire tantissimo per stare a monte di queste tecnologie e non solo a valle come utilizzatori. L’obiettivo è diventare degli assemblatori di Intelligenze artificiali.

A Torino, nei nostri laboratori, lavoriamo già su algoritmi generativi, utilizzando diverse piattaforme che poi danno vita a tante tipologie di prodotti: dagli assistenti virtuali per l’automotive fino agli umani digitali, passando per framework che utilizzano l’IA all’interno di grandi basi di conoscenza. Il nostro obiettivo è applicare classi di algoritmi differenti per portare innovazione su diversi servizi e prodotti che riguardano ambiti molto distinti tra di loro, come i servizi finanziari, la gestione dei veicoli a guida autonoma o le nuove reti di comunicazione edge che consentiranno a breve di portare l’intelligenza a bordo dei singoli oggetti che ci circondano e di creare un ecosistema sempre connesso in cui vivere e lavorare. Un nuovo mondo in cui le macchine e le varie forme di intelligenza artificiale dovranno essere un supporto all’uomo. Ma per poter guidare l’IA e non esserne un domani dominati, occorre cambiare mentalità come individui, ma anche come leader di azienda, già da oggi.

Le tecnologie ci sono e qualsiasi azienda le può utilizzare; il punto è capire come applicarle fattivamente al proprio business. Anche se l’introduzione dell’IA può sembrare meno costosa in termini economici di tutti i cambiamenti tecnologici precedenti, in realtà richiede competenze molto specifiche. È necessario un cambiamento nel modo di lavorare che derivi da uno studio continuo.

Come Reply, investiamo costantemente e organizziamo oltre 700 eventi formativi all’anno su queste tematiche. Il nostro modo di evolvere è continuare a sperimentare, provando a imparare in modo collaborativo. L’istruzione in Italia è buona, ma anche dopo gli studi non bisogna mai smettere di imparare: la trasformazione che ci attende è profonda e rapida e richiederà a tutti noi l’impegno a migliorarci quotidianamente. Questo è il nostro futuro.

 

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