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Sella: Scegliere e fare subito per uscire dalla crisi e tornare a crescere

25.06.2020

Intervista di Lello Naso al Presidente Maurizio Sella
pubblicata sul Sole 24 Ore


Maurizio Sella è un capitano di lungo corso dell’economia italiana. È stato per otto anni presidente dell’Abi, per sei dell’Aidaf e per quattro di Assonime, le associazioni delle banche, delle imprese di famiglia e delle grandi società. Da poco meno di un anno è presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro che raggruppa gli insigniti dell’onorificenza conferita dal presidente della Repubblica. Il suo è un punto d’osservazione sulla crisi privilegiato: fuori dall’agone della politica, ma dentro al dibattito sulle riforme e le strategie per il Paese.

«Nella fase dell’emergenza – dice – l’Italia ha saputo reagire in maniera adeguata alla gravità della situazione. Ce lo riconoscono anche all’estero. l miei colleghi banchieri inglesi sono arrivati addirittura a dire, proprio loro, che avrebbero voluto che il loro Paese si fosse comportato come l’Italia. Ma le difficoltà vere iniziano adesso: alla politica tocca fare poche scelte per riuscire a
realizzarle, alle imprese creare sviluppo e lavoro per facilitare la ripresa».

Presidente, le proposte sono tantissime: dal piano Colao alle richieste delle associazioni. Come deve comportarsi il Governo?
Vorrei suggerire al governo di adottare un nuovo metodo di lavoro: scegliere, realizzare, comunicare. Prima di tutto bisogna avere il coraggio di puntare su poche priorità, portarle avanti fino a completarle e comunicare ogni 15 giorni lo stato di avanzamento al Parlamento e all’opinione pubblica, con il massimo della trasparenza, come in una casa di vetro. Quando si fanno delle scelte ovviamente si può scontentare qualcuno ma non si rischia di rimanere nel libro dei sogni.

Quali sono queste poche, ma essenziali, cose da scegliere e fare?
Pensiamo a tre riforme e a cinque grandi interventi infrastrutturali. Le tre riforme potrebbero essere semplificazione amministrativa, giustizia civile e digitalizzazione che sono le basi che consentiranno di entrare nell’epoca del fare, operando anche in questo caso delle scelte precise, senza illudersi di poter portare avanti ogni progetto che venga proposto.

Quali sono le “scelte precise” sulle infrastrutture?
Si devono selezionare cinque grandi infrastrutture essenziali per lo sviluppo e completarle in maniera rapida, semplificando le procedure, con un solo responsabile, con la massima trasparenza negli atti e nella comunicazione all’opinione pubblica, e con controlli estremamente rigorosi, ma successivi e che prevedano sanzioni molto severe in caso di irregolarità.

Non c’è il rischio che procedure snelle favoriscano la corruzione?
Al contrario, sono proprio le procedure complicate che favoriscono le irregolarità e la corruzione. La semplificazione rende tutto più trasparente. Ne abbiamo avuto un esempio lampante che dovrebbe diventare il metodo per il futuro.

A cosa si riferisce?
Al Ponte Morandi. Per costruirlo il Governo ha scelto di derogare alle norme italiane sulle gare per gli appalti e di applicare solo quelle europee, più semplici e lineari, di comunicare continuamente e con la massima trasparenza l’avanzamento dei lavori e di rendere tutti i passaggi procedurali visibili. Il metodo della trasparenza applicato al Ponte Morandi dovrebbe diventare il sistema ordinario in Italia, non solo per gli appalti.

Quali sono le cinque opere prioritarie per il Paese?
Deve sceglierle la politica. Ma non si può non notare che c’è una carenza infrastrutturale evidente. Strade, ponti, linee ferroviarie sono spesso obsolete. Ma serve una grande capacità e rapidità di scelte e di realizzazione. L’Europa ci metterà a disposizione una grande quantità di fondi solo se saremo in grado di presentare progetti realizzabili.

In Europa si troverà un accordo?
Non ho alcun dubbio che dal negoziato alla Ue verrà fuori un accordo soddisfacente per tutti, ma i finanziamenti non saranno a pioggia, andranno ai progetti più validi. In autunno tutti i Paesi Ue li presenteranno. L’Italia dovrà essere pronta coni suoi o verrà superata dagli altri Paesi europei che in questi anni
hanno talvolta dimostrato una capacità di spesa dei fondi Ue superiore alla nostra.

I fondi del Mes vanno usati?
Sono finanziamenti a lunga durata e a tasso d’interesse nullo o negativo. Ne abbiamo bisogno per finanziare la sanità, duramente provata dall’emergenza Covid. Non utilizzarli sarebbe una scelta incomprensibile.

Come giudica l’erogazione della liquidità alle imprese? Inizialmente c’è stata una fase di rodaggio per mettere a punto le procedure, non c’è dubbio. Il decreto, per la verità, poteva essere più chiaro e semplice. Adesso il flusso dei finanziamenti sembra adeguato. Le scadenze sono state allungate, ma credo ci sarà la necessità di farlo ancora. La liquidità è necessaria per dare continuità alle imprese.

L’apertura delle fabbriche in agosto è una soluzione praticabile?
Per le imprese che hanno ordini credo sia doveroso non chiudere. Si devono difendere le quote di mercato dalla concorrenza estera. Sono sicuro che anche i sindacati sono consapevoli di questo e non ci saranno difficoltà a trovare accordi per pianificare in maniera scaglionata le ferie.

lI pagamento dei debiti della Pa potrebbe dare fiato alle imprese?
Certamente sì. Siamo in coda alla classifica Ue dei pagamenti della pubblica amministrazione. Le norme europee impongono il pagamento in 3o giorni estensibili a 6o, ma l’Italia è ancora oltre i 100. Le richieste delle imprese di questi giorni sono giustissime. Ma, torniamo alle riforme fondamentali: la semplificazione amministrativa accorcerà anche i tempi di pagamento in maniera strutturale.

I tempi lunghi del processo civile sono l’altro nodo. Che effetti hanno sull’attività economica?
La lunga durata del contenzioso è il principale impedimento agli investimenti esteri, una vera e propria zavorra. Come fa il manager di una multinazionale a spiegare ai suoi azionisti che in Italia ha in corso un procedimento civile da 19 anni? È chiaro che se quell’impresa dovrà decidere un nuovo investimento sceglierà un altro Paese.

Colpa dell’obsolescenza degli strumenti e degli uffici?
La digitalizzazione e la semplificazione dei processi sono la via maestra, non è accettabile che l’Italia sia in coda alla classifica Ue e intorno all’ottantesimo posto nel mondo. Ma molto si può fare già ora. Ci sono tribunali molto efficienti e rapidi che potrebbero essere presi a modello dagli altri. Non si può rimanere impastoiati nelle lungaggini. Parlo ogni giorno con tanti Cavalieri del Lavoro imprenditori: c’è entusiasmo e voglia di tornare a investire, mala politica deve dare una scossa in tempi rapidi altrimenti si rischia una ripresa molto lenta.

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