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La lotta al Coronavirus. Triva: così abbiamo vinto la sfida. | Civiltà del Lavoro 6/2023

19.02.2024

Articolo pubblicato nella rivista n.6/2023 di Civiltà del Lavoro

 

È presidente e amministratore delegato di Copan Italia, azienda di famiglia leader nella produzione di tamponi per la batteriologia e di sistemi di prelievo e di conservazione per analisi microbiologiche con una quota del mercato mondiale del 70%. Come descriverebbe gli anni appena trascorsi?

Gli ultimi anni (anche quelli che hanno preceduto la pandemia) sono stati molto impegnativi per il nostro gruppo. Un periodo contrassegnato dalla costante crescita della nostra presenza nelle diverse aree geografiche nelle quali abbiamo in questi anni investito. Se ci concentriamo intorno al periodo che va dall’inizio della pandemia legata al Coronavirus, per noi è stato importante raccogliere la sfida, prima di tutto sociale, che ci vedeva impegnati nel supportare le strutture sanitarie di tutto il mondo nell’azione di individuazione e tracciamento del virus. Quei mesi sono stati estremamente impegnativi portando Copan ad investire nella crescita della propria capacità produttiva, sia in Italia sia negli altri siti produttivi, per avvicinarla alla domanda di “tamponi” cresciuta in modo straordinario in quei mesi; questo operando in un contesto ambientale molto complesso per via delle limitazioni che i vari stati hanno imposto ai movimenti delle persone e alla circolazione delle merci (dalle materie prime ai prodotti finiti). Va ricordato, inoltre, che in quel periodo Copan ha potuto anche valorizzare la propria capacità innovativa proponendo al mercato, in tempi molto rapidi, nuovi sistemi automatizzati in grado di velocizzare ed efficientare le fasi di analisi degli ormai famosi tamponi per evidenziare la presenza del virus.

Il tampone FLOQSwabs, brevettato nel 2003, oggi è utilizzato a livello mondiale per la verifica della positività da Coronavirus e da altre epidemie. Quanto conta l’innovazione nel suo settore?

L’innovazione è fondamentale non solo sul fronte dei “tamponi” ma anche nelle fasi successive alla raccolta. Per Copan entrambi i campi sono alimentati dalla volontà di individuare soluzioni sempre più efficaci per affrontare tutte quelle situazioni nelle quali la capacità di prevenire o di individuare situazioni patologiche è fondamentale per i singoli e per la società. Nel nostro campo, quindi, l’innovazione deve sostenere costantemente il nostro operare e rappresentare un riferimento della cultura aziendale che deve orientarsi, non solo a soddisfare i bisogni che il mercato manifesta, ma anche riconoscerne e prevenirne l’evoluzione attraverso un ascolto attento e continuativo di tutti i soggetti che nel nostro campo possono aiutarci a capire il mercato attuale e prospettico.

È considerata un’imprenditrice “fuori dagli schemi”, particolarmente apprezzata per i suoi atteggiamenti diretti, il suo dinamismo, i modi anticonvenzionali e anche per il suo abbigliamento casual. Si ritrova in questa definizione?

Questa declinazione “fuori dagli schemi” non mi dispiace anche se, ad esempio, penso che essere orientati da atteggiamenti diretti sia un modo normale ed efficace di confrontarsi in tutti i campi (si parli di ambiti personali o professionali). Anche per quanto riguarda il riferimento al dinamismo sono in ottima compagnia, circondata da imprenditrici e imprenditori dinamici, quindi non penso sia una mia caratteristica peculiare. Per quanto riguarda i modi “anticonvenzionali”, ad esempio se parliamo di aspetti esteriori come il vestire, credo che ci sia uno stretto legame con la filosofia del “benessere” che cerchiamo di realizzare nel nostro gruppo. Stando su questo esempio credo che, rispettando le grandi regole dell’educazione e del rispetto, le persone debbano “stare bene” con sé stesse anche nel modo in cui si vestono. Dove mi riconosco qualche elemento di innovazione nel ruolo e nei processi aziendali del gruppo Copan, è nel rapporto con i collaboratori e gli altri portatori di interessi. Anche in questo caso, però, penso che non sia da riferire solo a me, ma a quello che noi chiamiamo il DNA di Copan che, naturalmente, è anche il mio DNA. Ovviamente adeguando il DNA ai tempi penso che la nostra storia sia un bell’esempio di “innovazione” imprenditoriale nel quale mi ritrovo.

Consiglierebbe ai giovani di intraprendere il suo lavoro? Quali soddisfazioni e sacrifici debbono aspettarsi?

Ai giovani consiglio sempre di incamminarsi su percorsi professionali che permettano loro di avere soddisfazioni personali (prima che economiche che, naturalmente, non vanno trascurate) a prescindere dal ruolo che potranno andare a ricoprire. Venendo al “lavoro” di imprenditrice non posso che confermare di trovarmi nelle condizioni che sopra ho richiamato in generale per i giovani. Naturalmente come tutti i lavori richiede sacrificio e chiare definizioni di priorità. Vuole dire farsi carico di responsabilità importanti che vanno vissute avendo chiare anche le ricadute positive che il nostro lavoro può generare su vari fronti. Da lì nascono le soddisfazioni che sono diverse e su ambiti diversi. Le soddisfazioni sono importanti e alimentano la capacità e la volontà di fare fronte alle fatiche e alle responsabilità.

Cosa ha rappresentato per lei la nomina a Cavaliere del Lavoro?

Come ho detto, appena ricevuta la comunicazione di questa importante nomina ho pensato che questo riconoscimento prioritariamente fosse da associare all’impegno profuso e ai risultati ottenuti dal gruppo Copan, intendendo le persone tutte che ne fanno parte, durante il periodo pandemico. È, a mio avviso, importante riconoscere quanto tutti abbiamo fatto in quella difficilissima fase (anche, ma non solo, per le condizioni difficili in cui prima di tutto vivevamo a Brescia) nella consapevolezza di avere un ruolo importante per affrontare, contenere e ridimensionare gli effetti generati da Covid. Ovviamente sul fronte personale rappresenta un riconoscimento del quale vado profondamente orgogliosa per il significato sociale ed economico che “essere Cavalieri del Lavoro” significa. Orgoglio che ogni giorno mi orienta a pormi domande su come essere all’altezza di questo riconoscimento e che mi spinge a continuare a seguire la strada tracciata da chi mi ha preceduta alla guida del gruppo continuando a valorizzarne i principi e i valori del nostro DNA.

 

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