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Ascoltiamo Millennials e Generazione Z contro il deserto sociale| Civiltà del Lavoro 3/2023

14.11.2023

di Linda Gilli

Articolo pubblicato nella rivista n.3/2023 di Civiltà del Lavoro

 

Il mondo accelerato del digitale, dove le sfere privata e professionale si sovrappongono sempre di più, è diventato quasi inscindibile nella lunga stagione di lockdown e smart working. Questa stagione ha sconvolto non solo le nostre vite, ma anche l’idea stessa di lavoro, imponendo una riflessione sulle nuove modalità organizzative e gettando le basi per una ridefinizione della normativa che regola i rapporti tra imprese e dipendenti. In particolare, il tempo lavorato è diventato uno dei temi centrali del dibattito attuale.

Lo shock pandemico ha non solo sovvertito abitudini di vita e modelli professionali consolidati, ma ha anche reso obsoleto l’assetto normativo precedente. Tutto è stato e è ancora oggetto di discussione. Dalla definizione legale dell’orario di lavoro (ha ancora senso parlare delle otto ore?) alla giovane normativa sul lavoro agile, le norme soffrono in un contesto produttivo e sociale profondamente cambiato, dove il massiccio ricorso allo smart working, fino al 2019 una chimera per molti dipendenti, è diventato oggi una normale modalità.

Il fenomeno delle grandi dimissioni (un’altra eredità imponente della pandemia) e quello della sperimentazione della settimana cortissima su quattro giorni hanno obbligato e obbligano a riflettere complessivamente sulla necessità di trovare strumenti nuovi nella gestione del personale. Strumenti che sappiano far camminare a braccetto la produttività e il ritrovato valore del tempo, laddove la porosità fra vita privata e lavoro è sempre più evidente, rendendo indispensabile la ricerca e la costruzione di nuovi, delicati equilibri.

Sia il legislatore che le parti sociali sono chiamati al difficile compito di ridefinire l’assetto normativo al fine di accogliere il cambiamento in atto e valorizzarlo. I nuovi equilibri impongono necessariamente anche una maggiore responsabilizzazione dei lavoratori e dell’impresa. In un’epoca di cambiamenti repentini, non può essere sufficiente semplicemente adattarsi; occorre ripensare i modelli organizzativi.

In Inaz, un’azienda di persone per le persone, crediamo profondamente nell’umanesimo. Essere un’azienda di persone per le persone significa che nel perseguimento dei risultati economici, le persone sono protagoniste, non un mezzo, ma un fine. Persone preparate, qualificate e continuamente formate che condividono un’idea dell’azienda come bene comune per il raggiungimento del bene sociale. Questa visione gestionale è certificata anche dalla nostra Piccola Biblioteca d’Impresa, dove economia, filosofia, psicologia, arte e molte altre discipline si uniscono per offrire spunti di riflessione sul lavoro e sulla società.

Abbiamo avuto conferma dell’importanza di ciò durante il difficile periodo dello smart working forzato e totale. Oggi siamo aperti all’idea dell’alternanza fra lavoro in presenza (assolutamente indispensabile, anzi centrale) e lavoro remoto. Siamo entrati nel post pandemia rivedendo gli assetti organizzativi e i modelli di leadership, creando il giusto mix nel costante cammino di Inaz verso l’innovazione. Non sono mai venute meno l’attenzione al quadro sociale e la volontà di contribuire al cambiamento. Non siamo sordi né insensibili alle nuove istanze che provengono dalla Generazione Z e dai Millennials.

Secondo la Deloitte Global 2023 Gen Z and Millennial Survey, la maggioranza di Gen Z (80%) e Millennial (79%) lascerebbe il proprio lavoro se costretta a tornare in ufficio a tempo pieno e ambisce alla piena flessibilità, ovvero alla possibilità di stabilire in autonomia se lavorare da casa o da remoto. Solo in misura minima è tornata in ufficio anche potendo svolgere la propria mansione da remoto.

Non si può prescindere da queste evidenze quando si cercano nuovi talenti. Tuttavia, non si può nemmeno alzare la bandiera bianca e lasciare che le strutture aziendali diventino un deserto silenzioso e inanimato. Il deserto sociale è come quello geologico: non dà frutti e, alla lunga, può essere mortale.

In Inaz, perciò, cerchiamo il giusto equilibrio tra lavoro in presenza e smart working. Siamo attenti alle nuove opportunità offerte dall’Intelligenza Artificiale, sulla quale stiamo massicciamente investendo per migliorare la performance dei clienti e la nostra. Mai dimenticando il valore, l’importanza e la centralità delle persone. Senza la loro passione, non avremmo superato i mesi bui del 2020-2021, né saremmo mai diventati protagonisti del Quarto Capitalismo, il sistema delle imprese familiari italiane di dimensione intermedia, che hanno conseguito un notevole successo in termini di capacità competitiva.

Nella nostra visione, tutte le organizzazioni dovrebbero ambire a essere imprese di persone per le persone. Per crescere e far crescere l’azienda, le persone hanno bisogno di un buon equilibrio tra vita privata e impegno professionale. Hanno anche bisogno di stare insieme nel luogo di lavoro per discutere, confrontarsi e crescere. In sintesi, coltivare e mettere in atto una cultura comune. Perché la cultura è il vero motore della società umana. Cerchiamo di non dimenticarlo mai.

 

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