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Tornatore, l’antivirus dell’impresa virtuosa: E ora assumiamo

01.06.2020

A causa del “fuso orario” della globalizzazione ha vissuto l’allarme rosso (o meglio: giallo) del Coronavirus quando ancora qui da noi si riteneva che fosse «poco più di un’influenza». Mentre nessuno aveva idea di ciò che sarebbe successo, Francesco Tornatore stava già affrontando l’emergenza in Cina. A fine gennaio, nello stabilimento di Ningbo, nella provincia dello Zhejiang, a 250 chilometri da Shangai e a un migliaio da Whuan, cratere mondiale della pandemia. «Dovevamo andarci sia io sia mio figlio, subito dopo la pausa per il capodanno cinese.Poi tutto s’è fermato…». E adesso è ripartito: da fine marzo l’enclave orientale del suo gruppo manufatturiero Ntet Spa (fra i più importanti in Europa nella produzione di componenti per reti telefoniche ed elettriche) è ripartita con tutti i 150 lavoratori impegnati. «La seguiamo a distanza, adesso è la Cina ad aver chiuso le frontiere. Ma c’è gente all’altezza, mi fido», dice Tornatore, cavaliere del lavoro dal 2000, imprenditore schivo e poco avvezzo a riti salottiero-confindustriali. Ma il suo gruppo (120 milioni di fatturato nell’ultimo anno, con attività distribuite fra il Catanese e il Nord) ha poi dovuto fare i conti col Covid in versione italiana. «Abbiamo subito attivato le procedure di sicurezza, abbiamo registrato soltanto due contagi, per ragioni non legate all’ambiente di lavoro, su centinaia di lavoratori e collaboratori. Ma ci siamo fermati per po
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chissimi giorni, soprattutto nello stabilimento di Piacenza, molto vicino a una delle zone rosse, in cui si producono componenti per i mezzi del gruppo Iveco». Anche per il core business qualche giorno di stop, ma «poi sono stati i clienti, da France Telecom a Orange a Open Fiber, a diffidarci dall’interrompere la produzione…». Dunque, «il ricorso alla cassa integrazione è stato limitatissimo per operai e tecnici, mentre per gli impiegati abbiamo in alcuni casi fatto ricorso a ferie arretrate». Tutto per raggiungere un obiettivo: «Continuare nella normalità, mantenendo i posti di lavoro e non riducendo i salari». Ce l’ha fatta, il cavaliere Tornatore. «Rimanendo a casa, come tutti gli altri cittadini. Facendo le riunioni con videochat e al telefono, con la mia squadra distribuita ovunque. Ho sempre girato il mondo, per lavoro e per passione. E adesso non vedo l’ora di ricominciare, perché oltre a continuare tutto quello che abbiamo sempre fatto, adesso ci sono nuove sfide da affrontare». Si, perché se questi mesi sono stati purtroppo la tomba di tante attività imprenditoriali, la miglior difesa del gruppo etneo è l’attacco: «Stiamo tornando ad assumere. Non numeri grossi, 10-12 unità con profilo di titolo di studio tecnico. Un segnale piccolo, ma importante». Alcuni dei nuovi arrivati andranno in una linea di produzione appena inaugurata a Piano Tavola: quella dei dispositivi di protezione individuale.

 

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