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Sulla strada panoramica della visionaria oasi Zegna tra storia E rododendri

21.04.2022

La Panoramica e l’Oasi Zegna nel Biellese sono un itinerario turistico eccezionale sia per la ricchezza di ambienti e panorami, sia perché sono fra i pochi paesaggi piemontesi interamente scaturiti dall’utopia di un solo uomo: l’imprenditore tessile Ermenegildo Zegna (1892-1966).

Attorno al lanificio, Zegna comincia da11932 a dotare il borgo di Trivero di servizi e infrastrutture fra cui un cinema-teatro, la biblioteca, l’asilo, una palestra e un centro assistenziale con clinica della maternità e dell’infanzia. Poi si dedica a mettere in valore un territorio privilegiato dalla natura quanto dall’operosità dell’uomo. Prende forma così la Panoramica Zegna, all’anagrafe strada provinciale 232 e poi 115, che si snoda dai 232 metri di Villanova Biellese ai 1.373 di Bocchetto di Sessera.

Inaugurata il 10 dicembre 1938, è il primo atto di un’impresa che vede impegnata l’illustre dinastia del tessile in un imponente progetto di valorizzazione e salvaguardia ambientale che culminerà con l’istituzione dell’Oasi Zegna, oggi gioiello protetto dal Fai. Partiamo da Trivero. Dal 1° gennaio 2019 si è fuso con Mosso, Soprana e Valle Mosso nel nuovo comune di Valdilana. Qui una palazzina anni 30 del Lanificio ospita il centro espositivo e l’archivio storico dell’azienda: più di cent’anni di storia industriale raccontati da campionari di tessuti, libri documenti, foto, video, mostre e laboratori. Man mano che procede la costruzione della Panoramica, Zegna rafforza le difese idrogeologiche piantumando oltre 500 mila conifere. Al quarto tornante si spalanca mozzafiato la Conca dei Rododendri.

Progettata negli anni 50 dal grande architetto paesaggista Pietro Porcinai, è stata ampliata più di recente da Paolo Pejrone. Da maggio a metà giugno è un’esplosione di rododendri bianchi, rossi, fucsia, rosa e viola che le ha fatto meritare il titolo di “fioritura più bella d’Italia”. Natura e arte contemporanea vanno a braccetto: qui il padiglione in vetro e acciaio di Dan Graham e le banderuole di Daniel Buren sulle terrazze del Lanificio.

La Panoramica sale e continua giocare con i panorami. Al chilometro 7 un breve détour a piedi porta al Santuario di San Bernardo, piccolo tetto del mondo con vista a 360° dall’Appennino Ligure alla Pianura Padana. Alla Bocchetta di Margosio irrompe la mole del Monte Rosa. Anche Bielmonte, oggi rinomato balcone invernale, nasce fra il 1950 e il ’57 da un altro pezzo dell’utopia di Zegna: inventare dal nulla una montagna dove portare i biellesi a sciare. Una seggiovia, una sciovia, strutture turistiche non invasive progettate da grandi architetti come Luigi Vietti. La piccola Sestriere della Valle Mosso. Al Bocchetto di Sessera la Panoramica inizia a scendere verso la Valle Cervo. Aspra e dirupata, reca nelle sue rocce magmatiche il ricordo di quando qui, milioni di anni fa, eruttava il Supervulcano.

Questi boschi hanno visto nel Trecento le gesta di un altro visionario utopista, Fra Dolcino. Più di recente sono stati la via delle transumanze dal basso Biellese ai pascoli dell’alta Val Sessera. Sulla via del ritorno sosta obbligata a Rosazza, borgo di pietra costellato di simboli massonici, una delle piccole capitali italiane del mistero.

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Articolo pubblicato il 19 Aprile 2022 da La Repubblica Torino

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