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Salini: Ricostruiamo l’Italia sul modello Genova

30.05.2020

I soldi ci sono. Ora con l’intervento dell’Europa, i 173 miliardi annunciati, ne arrivano probabilmente più di quanti l’Italia si aspettava. Il problema è avere la capacità di spenderli e in che modo. Le cose si possono affrontare se si ha una visione del futuro. Ecco, io credo che un Paese come il nostro, che ha fatto la storia del mondo, debba avere una visione. E non accontentarsi di quello che c’è. Proprio ieri Bonomi ha invocato la necessità di riforme strutturali o l’Italia non ce la farà e perderà di nuovo il treno della crescita diffusa». Pietro Salini è a capo del più importante gruppo italiano di costruzioni, appena ribattezzato Webuild, 70 mila occupati tra diretti ed indirettie lavori in 55 Paesi. L’azienda di cui è amministratore delegato ha realizzato insieme a Fincantieri il progetto di Renzo Piano ricostruendo il ponte Morandi a Genova, dopo l’indecente e drammatico crollo che il 14 agosto del 2018 ha provocato 43 vittime. L’ad e azionista di Webuild è uno degli uomini che hanno restituito l’onore a un Paese sprofondato nella vergogna agli occhi del mondo intero. Di Maio ha detto che bisogna superare il codice degli appalti e fare cose concrete. «Mi sembra un segnale importante e naturalmente sono d’accordo». Lei parla spesso di modello Genova. «Per me è stato un grande onore aver partecipato alla costruzione del ponte. Abbiamo dimostrato che si possono realizzare opere pubbliche bene, rispettando la legge, in tempi record, facendo lavorare tanta gente. Da Genova è partita una rivoluzione culturale». Però c’è chi storce il naso. Non teme che dopo l’emergenza nazionale, in altre situazioni possano nascere abusi? «Le regole ordinarie hanno portato alla perdita di oltre 650 mila posti nel nostro settore e al fallimento di 120 mi1a imprese. Sa quanto si è speso in Italia per infrastrutture negli ultimi quattro anni? Solo 4 miliardi di euro, niente. Siamo sicuri chevogliamo difendere questo sistema?». Regole e controlli sono necessari. «Certo. Ma non fini a sé stessi. Anche perché poi, con una montagna di regole e controlli, il ponte è crollato lo stesso. E non è stato il solo. Sento tanti discorsi, ma vedo molta poca percezione della crisi che sta arrivando. Siamo sul Titanic e discutiamo se ci vuole un metro o un metro e mezzo di distanza fra gli ombrelloni. Ma lo vogliamo capire che questa crisi vale 400 miliardi di Pil? La trasformazione sta colpendo milioni di persone. Confindustria annuncia 1 milione di posti a rischio già adesso. Spendiamo 13 miliardi al mese per tenere la gente a casa in cassa integrazione. Quanto possiamo andare avanti?».

Leggi l’intervista su La Stampa

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