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Gruppo Centrale: una sana ribellione per superare la grave fase di declino

Una sana ribellione attiva e una forte spinta anche dal basso che consentano a Roma di uscire dalla fase di declino assoluto in cui è precipitata. Un argomento complesso, spesso disarmante, anche per il percorso di successo all’opposto attualmente realizzato da Milano.

Su questo tema hanno aperto un dibattito i Cavalieri del Lavoro del Gruppo Centrale, che proprio nella Capitale hanno la sede e le loro radici storiche, su iniziativa del presidente del Gruppo, Vittorio Di Paola, che ha voluto dedicare l’incontro del 5 ottobre scorso a Roma che ha segnato la ripresa dalla pausa estiva, a quelli che ben a ragione possono essere chiamati di “guai di Roma”.

Lungi da noi, ha precisato Di Paola, l’intenzione di attribuire tutte le colpe a Virginia Raggi e al Movimento Cinque Stelle. Le cause del disastro hanno radici più lontane che richiamano le responsabilità delle Giunte precedenti e degli uomini che le hanno guidate, ma questa è la situazione, meglio sarebbe dire il disastro con il quale ci si deve confrontare.

A scattare una foto di Roma e dei suoi drammatici problemi, i Cavalieri del Lavoro hanno chiamato Virman Cusenza, direttore de Il Messaggero, il primo quotidiano della Capitale che segue ogni giorno ogni aspetto di quanto, ben a ragione può essere definito il calvario di quella che è la città più bella e amata del mondo.

Un compito ingrato e complesso, ha detto Cusenza, che ha così deciso di affrontare il compito affidatogli sotto un aspetto positivo, cercando cioè di individuare le possibili ricette anti declino.

Sintomi di tale quadro pesante sono, ad esempio, il calo del Pil di Roma che ha raggiunto il 6%, mentre quello ascrivibile alle grandi imprese è del 13%. Ma una delle radici del declino sta anche nella mancata volontà di impegnarsi, a tutti i livelli, nel fare sistema: un esempio recente è il non aver colto  l’opportunità della nuova localizzazione dell’Agenzia del farmaco nonostante Roma detenga un polo significativo dell’industria farmaceutica. Lo stesso settore del turismo non può essere considerato esclusivo e fondamentale, se mantenuto, come attualmente avviene, su livelli di affittacamere e di bed and breakfast, o nella gestione di fiumi di pullman per comitive che invadono la città, oltretutto con scarso ritorno economico.

La deriva imboccata da Roma, ha detto Cusenza, è quella di una città che non garantisce servizi e che genera degrado e insicurezza. Servono invece risposte corali, forti  e condivise anche a livello centrale ed al riguardo si è soffermato sulla recente proposta del Ministro Calenda per un tavolo anti declino per la Capitale, auspicando che l’idea non naufraghi nelle pastoie delle  problematiche politiche. Risposte corali dunque, e  non dilatorie, che consentano a Roma di abbandonare gli errori del passato a causa dei quali è stata penalizzata da un ventennio di “nordismo”. In questa nuova ottica si può pensare, ad esempio, ad uno statuto mirato alla sua funzione di città- capitale, come quello pensato dalla Francia per Parigi.

Cusenza ha infine auspicato, proprio per evitare la spirale di marginalizzazione in cui la città è precipitata, una spinta che coinvolga tutte le realtà che non si sentano impegnate solo a chiedere, ma anche a dare qualcosa alla città

L’analisi del direttore del Messaggero ha stimolato una serie di interessanti interventi che ha messo a fuoco aspetti complementari delle problematiche analizzate.

Il Cavaliere del Lavoro Mauro Moretti ha lamentato in primo luogo l’assenza di una progettualità che attragga le forze migliori e soprattutto stimoli nei giovani il desiderio di vivere e lavorare a Roma, mentre il Cavaliere del Lavoro Franco Bernabè ha osservato come la classe politica del passato si sia limitata a considerare Roma come un aggregato sociale inteso soprattutto in funzione di base elettorale per i partiti. Anche la pur considerevole presenza giovanile, articolata su un notevole numero di università, accademie e istituti di sicuro prestigio, non ha consentito di valorizzare  tutto quello che la città  avrebbe potuto esprimere in senso positivo, in quanto tali realtà hanno operato in blocchi isolati l’uno dall’altro: ecco perchè Roma, oggi più che mai, ha bisogno di generosità e non egoismo e di cinismo.

Più mirato alle problematiche comunali l’intervento del Cavaliere del Lavoro Luigi Abete, secondo il quale la collaborazione per risolverne i nodi più difficili, non deve servire a coprirne la gravità e le responsabilità , anche se questo dovesse comportare drastiche decisioni e serie conseguenze. Soprattutto, ha ribadito Abete, non bisogna indulgere all’utopia di risolvere i problemi “mettendoci delle pezze”.

Infine il Cavaliere del Lavoro Rainer Stefano Masera  ha richiamato l’attenzione sulla mancata ratifica del bilancio comunale. I Comuni , come le imprese e le banche, se non hanno i conti in ordine devono infatti affrontarne le conseguenze, sino alla dura realtà del fallimento.

Il presidente Di Paola ha ringraziato il dott. Cusenza ed il colleghi per i puntuali interventi ed ha concluso respingendo con forza il cinismo di quanti sono tentati di giocare allo sfascio per ragioni elettorali.

Ha concluso ricordando come in apertura dell’incontro alla Casina Valadier si era tenuto il Consiglio direttivo del Gruppo Centrale che ha convocato per il 9 novembre alle ore 12, nella stessa sede del Pincio, l’assemblea generale del Gruppo.