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SINTESI IN PRIMO PIANO – 28 luglio 2021

In evidenza sui principali quotidiani:

– Green pass e obbligo vaccinale: si studia come rientrare a scuola in sicurezza
– Riforma della Giustiza
– Tunisia: sbarchi di massa, si rischia la crisi; l’Europa intervenga

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Falci Giuseppo_Alberto 
Titolo: Giustizia, l’ira di Lega e FI sulla trattativa – Giustizia, la trattativa con i 5 Stelle fa arrabbiare Forza Italia e Lega
Tema: Riforma della Giustizia

Al quarto piano di Montecitorio, dove si trova la commissione di Giustizia che esamina la riforma del processo penale, la preoccupazione è tale che il calendiano Enrico Costa la mette così: «Non votiamo fin quando non ci sarà l’emendamento del governo. Dunque, non prima di domani. Sarà una corsa contro il tempo». L’obiettivo del governo di Mario Draghi resta immutato: far approdare il testo della discordia venerdì in Aula. Dopodiché l’esecutivo porrà la questione di fiducia. E prima del 15 agosto si punterebbe all’approvazione in uno dei rami del Parlamento. Il condizionale è però d’obbligo. Nessuno infatti osa scommettere sul risultato finale. Sono tanti i veti incrociati che emergono ora dopo ora. I 5 Stelle, ad esempio, vogliono vedere nero su bianco il «binario diverso» per i processi di mafia e terrorismo. Non a caso quando Giuseppe Conte incontra i parlamentari delle commissioni parlamentari lancia un avvertimento: «E chiaro che una prospettiva di fiducia alla riforma senza alcune modifiche sarebbe per noi difficile», dice, senza escludere di consultare la base 5 Stelle sul voto di fiducia. Allo stesso tempo, gli alleati sono insospettiti dalle aperture al fronte pentastellato. Giulia Bongiomo, responsabile giustizia della Lega, attacca: «Noi siamo fedeli al testo approvato dal Consiglio dei ministri e leale agli accordi».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Milella Liana – Pucciarelli Matteo 
Titolo: La riforma torna nel pantano dei veti incrociati – Giustizia, ora è la Lega a mettere il veto E Conte: “Modifiche o non votiamo”
Tema: Riforma della Giustizia

La battaglia delle “bandierine” rischia di far saltare tutto. Della serie: se Mario Draghi e Marta Cartabia concedono al M5S e a Giuseppe Conte una tutela per i processi di mafia e terrorismo, allora anche gli altri partner della maggioranza hanno diritto a qualcosa. Sull’idea di “proteggere” mafia e terrorismo gli altri non sono tutti d’accordo. Anche se, in realtà, rispetto ai codici e alle leggi attuali che già riconoscono un doppio binario per quei reati si tratterebbe solo di fare quegli «aggiustamenti tecnici» di cui ha parlato più volte Draghi. Ma il compromesso è in salita. Potrebbe riguardare una norma transitoria, relativa all’effettiva entrata in vigore della riforma, dilatandola nel tempo. Il 2024, come propone il Pd. Nel frattempo, per i processi che riguardano i reati più gravi, non solo mafia e terrorismo, ci sarebbe una deroga, tre anni o più in Appello per concluderli. Sono ore frenetiche per la ministra della Giu stizia. Sul cui tavolo giungono dei niet. Come quello di Giulia Bongiorno, la plenipotenziaria di un Matteo Salvini: «Siamo leali al testo uscito dal Cdm». E ancora, «è il frutto di una grande mediazione, perché adesso bisogna cambiarlo?» . La strada è in salita e si è visto in commissione Giustizia. Il presidente della Camera Roberto Fico boccia il ricorso di Pierantonio Zanettin (Fi) che vuole inserire nella riforma le modifiche all’abuso d’ufficio e la norma pro-Berlusconi. La commissione dopo respinge l’ulteriore richiesta di Zanettin di allargare il perimetro della legge.
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Testata:  Tempo 
Autore:  Cirino Pomicino Paolo 
Titolo: Garantire la libertà di muoversi e di non morire per il Covid – Il green pass è libertà di non morire di Covid
Tema: Green pass e obbligo vaccinale

Libertà libertà quanti delitti nel tuo nome dicea Madame Roland dinanzi alla ghigliottina che l’avrebbe decapitata di lì a poco. Era il terrore giacobino dopo la presa della Bastiglia e l’inizio della rivoluzione francese che avrebbe poi prodotto effetti democratici diffusi nella vecchia Europa delle monarchie assolute. Quante Madame Roland vi sono state nella storia politica e sociale della umanità grazie alle minoranze attive orientate ad occupare il potere ed a plagiare le masse! Certo, una cosa fu poi la rivoluzione francese ed un’altra la rivoluzione d’ottobre del marxismo-leninismo ma le motivazioni di fondo erano sempre la sofferenza economica e civile delle masse popolari. Oggi in Italia va in scena qualcosa di diverso perché in nome della libertà si muore e si fa morire come dice giustamente Mario Draghi visto che si propaganda la non vaccinazione e contro le misure di profilassi sociale. Minoranze rumorose le cui voci vengono anche accolte da alcuni ambienti politici che piegano la ragione al desiderio di raccogliere qualche voto in più.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Galluzzo Marco 
Titolo: La corsa del premier per chiudere i dossier importanti entro l’estate
Tema: Draghi: i dossier sul tavolo

Ha fatto un giro di telefonate con i principali leader politici della maggioranza e ha comunicato che «può bastare così, non ci possiamo permettere che la riforma della giustizia slitti a settembre». Mario Draghi è alla prese con un Consiglio dei ministri che domani definirà ulteriori tasselli di obbligatorietà del green pass, regolerà il funzionamento dei mezzi pubblici e in più in generale di trasporto rispetto al possibile obbligo vaccinale, ma al contempo si sta dedicando a chiudere senza ritardi la riforma della giustizia. Due fronti paralleli, quello del green pass e quello della giustizia, a cui si aggiungono i lavori in corso sulle norme sulla concorrenza e quelle sulla delega fiscale, che registrano una sorta di corsa contro il tempo per rispettare i tempi annunciati e la voglia di mettere un punto fermo prima della pausa estiva. Insieme alla ministra Marta Cartabia, che ha visto due volte in due giorni, ieri con u n faccia a faccia durato ben 4 ore, Draghi sta coordinando la definizione di un maxiemendamento alla riforma approvata in Consiglio dei ministri da tutti i partiti, ma a dispetto di molti tentativi in corso non ha alcuna intenzione di aprire un’ennesima mediazione su quelle che nel governo vengono considerate come «bandierine ideologiche e identitarie», sollevate di continuo, soprattutto da parte dei Cinque Stelle, ma anche da parte di Forza Italia.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Sarzanini Fiorenza 
Titolo: Piano per il ritorno in classe – Stretta su treni, navi e aerei Scuola in presenza, c’è il piano
Tema: Si studia per rientrare in classe in sicurezza

Piano di riapertura delle scuole in presenza e obbligo di green pass per salire su navi, treni e aerei dal 6 agosto: sono queste le due novità che il governo guidato da Mario Draghi inserirà nel decreto all’esame del Consiglio dei ministri convocato per giovedì. La norma sull’eventuale obbligo vaccinale per i docenti e il personale scolastico potrebbe essere invece rinviata a fine agosto, quando si verificherà la percentuale di persone immunizzate e si valuterà se sia ancora necessario un intervento legislativo. Anche perché ieri l’associazione dei presidi ha rilanciato chiedendo al titolare dell’Istruzione Patrizio Bianchi di estenderlo agli studenti, ma su questo la Lega con Matteo Salvini ha già alzato le barricate e l’orientamento è quello di evitare altre tensioni in maggioranza. La decisione definitiva sarà presa comunque nella cabina di regia convocata per domani dopo l’incontro tra lo stesso Bianchi, la titolare d egli Affari Regionali Mariastella Gelmini, quello della Salute Roberto Speranza e i governatori. Bianchi è stato esplicito, in linea con quanto già dichiarato dal premier Draghi: si deve tornare tutti in classe. Per questo domani sarà presentato il «piano scuola» che ricalca le indicazioni del Comitato tecnico scientifico. Per evitare la didattica a distanza è già stato «raccomandato il rapido completamento della campagna di vaccinazione del personale della scuola (docente e non docente), come pure degli studenti a partire dai 12 anni».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Venturi Ilaria 
Titolo: La scuola dice no al governo – Scuola, presidi e sindacati in rivolta “Regole certe o tornerà la dad”
Tema: Si studia per rientrare in classe in sicurezza

Escono furenti dal primo incontro tecnico del mattino sull’aggiornamento del protocollo di sicurezza per la riapertura delle scuole, di fatto una fumata nera anche perché è assente il rappresentante del Cts dal quale attendevano chiarimenti su distanziamento, vaccinati e l’obbligo di mascherine nelle aule. E le cose non migliorano nel pomeriggio quando al ministro Patrizio Bianchi presidi e sindacati pongono tutte le questioni irrisolte. Non basta dire vaccini: e gli spazi, i trasporti, il numero ridotto di alunni per classi, il tracciamento dei contagi? E ancora tanti interrogativi aperti, uno per tutti: se c’è un contagiato tutta la classe, anche se una buona parte vaccinata, andrà in quarantena, dunque tornerà a fare lezione da casa? La scuola rimane uno dei temini sul quale non accenna a placarsi la tensione nel governo e nella maggioranza. Il suo mondo intanto si ribella, reclama regole certe per evitare la dad, non si accontenta delle intenzio ni, esige fatti sul «ritorno in presenza» più volte assicurato dal ministro. Non ci sono dubbi sulla necessità del ritorno tra i banchi. Solo che ad oggi la sensazione di professori, presidi e genitori – che manifesteranno il 20 settembre con il comitato Priorità alla scuola – è di essere ancora su una barca in balla del virus e delle sue varianti, nonostante i vaccini. Bianchi s’impegna e riferire all’esecutivo, non tutto è di sua competenza, e si prepara domani a presentare il piano di rientro in classe alle Regioni.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Ceccarelli Filippo 
Titolo: Enrico contro Matteo la sfida che riaccende l’eterna faida tra toscani
Tema: Duello Letta-Renzi

Un dubbio apparentemente marginale volteggia sinistro sulla candidatura di Enrico Letta e sulle resistenze, diciamo così, di Renzi: non sarà l’ultima puntata di un’eterna super-faida tra toscani? Ecco, a riaccenderla ci mancava giusto il collegio Toscana 12, che comprende un po’ di Siena e un po’ di Arezzo, tanto per semplificare con un rinforzatissimo campanilismo il già avvelenato groviglio di antica e ritornante avversione tra un fiorentino, per quanto del contado rignanese, come Renzi e di un pisano, sebbene per metà d’adozione, qual è Letta. Non una primizia se solo si ricorda come già nel 2013, quindi agli albori dell’astio, da Livorno il Vernacoliere aveva già beffardamente illustrato lo scontro tra “Pipiritto” e “Pallemoscie”. Molto poi accadde fra i due, come noto; e se i toni di quel foglio satirico potevano suonare irriguardosi per due futuri presidenti del Consiglio, beh, ce n’é quanto basta perché il sequel c he si va ad allestire da quelle parti ponga in causa un ulteriore interrogativo di ordine etno-politico: c’è qualcuno, nella storia d’Italia, rivelatosi nei secoli più cattivo dei toscani, specie fra loro?
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Testata:  Stampa 
Autore:  Russo Paolo 
Titolo: Rebus trasporti
Tema: Trasporti
Più della scuola e delle proteste dei ristoratori a settembre per il governo il vero nodo da sciogliere sarà quello dei trasporti. Lo dicono tutti, dai docenti agli esperti del Cts, dai rappresentanti dei lavoratori a quelli delle aziende: «E inutile cercare di mettere in sicurezza aule, fabbriche e uffici se poi ci si contagia viaggiando come sardine. In verità lo hanno capito anche governo ed enti locali, che dopo la pausa estiva si confronteranno per risolvere il rebus. Perché con i limiti di capienza attuali, pur molto diversificati da un mezzo di trasporto all’altro, servirebbe acquistare bus e vagoni. Ma più di tanto non si può, visto che il grosso della pioggia di denari fin qui stanziata, ben 2,74 miliardi, è andata a ripianare i debiti accumulati dalle imprese di trasporto in un anno e mezzo di viaggi a scartamento ridotto. Per questo è sempre in auge il Green Pass obbligatorio, almeno per viaggiare su aerei, navi e treni a lunga percorrenza. Più difficile richiederlo per bus, metro e treni regionali, visto il via vai di passeggeri. Ecco così tornare di moda le vecchie ricette, come gli orari di ingresso e di uscita scaglionati a scuola, lo smartworking che le aziende potrebbero essere incentivate a non abbandonare e la figura del “mobility manager”, che dovrebbe mettere a punto i piani di trasporto casa-scuola-lavoro, che devono tenere conto delle specifiche realtà territoriali. Ma la formula magica anche per i trasporti è sempre la stessa: vaccinare. Per tornare a viaggiare al massimo della capienza.
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Economia e finanza

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Di Donfrancesco Gianluca 
Titolo: Corsa del Pil, Italia batte Germania – Fmi, stime più alte per l’Italia: crescita +4,9%, Germania +3,6%
Tema: Pil italiano al rialzo
Più dei numeri, in continuo aggiornamento, conta la direzione. E la direzione indicata dall’Fmi è quella del consolidamento della ripresa, dopo la recessione senzaprecedenti innescata dal Covid-19. Il World economic outlook di luglio conferma al 6% le previsioni di crescita del Pil per il 2021 e alza al 4,9% quelle per il 2022 (contro il 4,4%stimato ad aprile). Confermate però anche le fragilità e le diseguaglianze di questa ripresa, che si rafforzaneimercati avanzati e si indebolisce in quelli emergenti. E che resta esposta al rischio varianti. La prima causa della disparità nei risultati economici sta nei vaccini. Nei mercati avanzati «quasi il 40% della popolazione è stata completamente vaccinata, contro l’11% negli Emergenti e una piccola frazione nei Paesi in via di sviluppo», sottolinea la capoeconomista dell’Fmi, Gita Gopinath. A giugno 2021, ricorda il Fondo, nei Paesi avanzati e in Cina si è concentrato quasi il 75 % dei circa 3 miliardi di dosi somministrate nel mondo. Differenze cariche di conseguenze: dove la campagna di vaccinazione avanza più rapidamente, seguita dal ritorno alla normalità, si registra un miglioramento delle condizioni economiche. Dove ivaccini non arrivano, e anzi partono nuove ondate di Covid-19, la crisi si prolunga. Un altro fattore di divergenza sono le politiche di sostegno, che a inizio luglio hanno raggiunto i 16.500 miliardi di dollari.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Sabella Marco 
Titolo: Crescita, il Fondo rivede le stime Italia meglio della Germania
Tema: Pil italiano al rialzo

L’Italia tra i primi della classe. Ieri il Fondo monetario internazionale ha diffuso le nuove stime sull’andamento dell’economia mondiale da cui emerge che la crescita prevista per il nostro Paese nel 2021 è del 4,9% in aumento dello 0,7% rispetto alle previsioni di aprile. Ma soprattutto è in linea con le stime di aumento del Pil dell’economia mondiale (+4,9%) si tratta di un valore superiore alla media deil’Eurozona (+4,6%). L’Italia, secondo gli economisti di Washington, mostra una buona capacità di reazione dopo il meno 8,9% del Pil nel 2020. E la ripresa è destinata a consolidarsi nel tempo tanto che nel 2022 è previsto un risultato del + 4,2%. Un valore che consente all’Italia di superare la Germania che crescerà quest’anno del 3,6%. Decisamente meglio la Francia (+5,8%), mentre vola la Gran Bretagna, il cui prodotto potrebbe salire del 7% nei 12 mesi in corso. Il debito pubblico italiano è atteso nel 2021 al 157,8% del pil e il deficit all’11,1%, in aumento di 2,3 punti percentuali rispetto all’8,8% previsto. Intanto l’Istat ha stimato che a giugno 2021 l’interscambio commerciale dell’Italia con i Paesi extra Ue27 abbia segnato un aumento congiunturale per entrambi i flussi, più ampio per le importazioni (+1,2%) rispetto alle esportazioni (+0,1%). Su base annua si registra un incremento dell’export del 23,3%
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Testata:  Sole 24 Ore 
Titolo: Pensioni, trattative su lavori gravosi e Ape Nodo ammortizzatori
Tema: Lavoro e pensioni 

Un documento, non ancora definitivo, con tre parametri individuati sulla base dei dati mail: frequenza e gravosità degli infortuni sul lavoro; gravosità delle malattie professionali. È quello che è stato elaborato, in attesa delle conclusioni finali, dalla Commissione tecnica per lo studio delle mansioni gravose, Istituita dal ministero del Lavoro. E che sembra rappresentare il “biglietto” con cui provare a fare viaggiare il confronto sulla previdenza in vista dell’approdo delle nuove misure sul “dopo Quota 100” nella legge di bilancio autunnale. Il significativo allargamento, con l’inserimento di nuove categorie, della platea dei lavoratori impegnati in attività faticose e usuranti ai quali garantire un’uscita agevolata facendo leva su una proroga dell’Ape sociale, magari inversione rafforzata, ma anche su eventuali bonus contributivi per alcuni settori oggi esdusi (come gli agricoli e gli edili), dovrebbe anche servire a convincere il ministero de ll’Economia ad allentare un po’ i cordoni della borsa, E, soprattutto, a non avere un atteggiamento troppo rigido di fronte alle ipotesi che usciranno dal tavolo con i sindacati che ieri ha fatto ripartire il ministro Andrea Orlando. Cgil, Cisl e Uil, che hanno illustrato al ministro la loro piattaforma unitaria sulle pensioni, sembrano pronte a un confronto approfondito sui “gravosi”, che però giudicano insufficiente. Perchè l’obiettivo dei sindacati resta quello di un intervento a tutto tondo sulla previdenza, a cominciare dalle nuove forme di flessibilità in uscita, da raccordare con le misure sul lavoro (e in primis sugli ammortizzatori su cui c’è molta preoccupazione tra per il rinvio della riforma) e anche sul fisco.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Petrini Roberto 
Titolo: Fisco, concorrenza e welfare Si allungano i tempi delle riforme
Tema: Lavoro e pensioni 

Rinvio per tre provvedimenti chiave del governo Draghi per accompagnare l’attuazione del Recovery Plan. Per fisco, concorrenza e ammortizzatori sociali i tempi si allungano. Camminano invece più spediti i decreti Semplificazioni, con appalti e misure per velocizzare le autorizzazioni, e il provvedimento sulla Pubblica amministrazione. Il Semplificazioni, dopo l’approvazione della Camera, attende il via libera con fiducia al Senato (scadrebbe il 30 luglio); mentre il decreto sulla Pubblica amministrazione, che scade il 9 agosto, è all’esame di Palazzo Madama e sarà inviato blindato alla Camera. Il rischio di uno stallo c’è: nelle ultime settimane il confronto sul Sostegni bis, con i suoi 40 miliardi di aiuti e il nodo del blocco dei licenziamenti, ha catalizzato l’attività di governo: anche se mancano ancora 80 provvedimenti attuativi attesi per l’autunno. A complicare l’attività dell’esecutivo c’è la mina delle ultime settimane: la var iante Delta e le decisioni da prendere su Green pass e scuole, oltre alle posibili conseguenze sulla ripresa sull’economia, lanciata verso una crescita del Pil del 5% ma condizionata dalla nuova onda del virus. Fatto sta che il cronoprogramma delle riforme previste dal governo e pretese dall’Europa per accompagnare il Recovery Plan – rischia di subire dei rallentamenti.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  D’Alessandro Lucio 
Titolo: Se i fondi sono pochi (e i parametri troppi) gli atenei arrancano
Tema: Università

Ha suscitato interesse e un certo scalpore il video delle tre giovani dottoresse della Scuola Normale di Pisa che, durante la cerimonia per il conseguimento del diploma, hanno lanciato un pesante j’accuse nei confronti del sistema universitario italiano e della stessa Normale, alla quale pure si dichiarano debitrici di buona formazione. E il dito viene puntato contro tutti gli attori del campo accademico, fatta eccezione, forse, per i soli studenti, e proprio per questo quelle parole non possono non interpellarci. Un primo motivo di lamento è costituito dal sottofinanziamento del sistema di alta formazione italiano, che, con la percentuale di 0,3% del Pil, è la più bassa d’Europa, dove la media è dello 0,7%, ma arriva a punte dello 1,7% come in Finlandia. In questo le ragazze sono in buona compagnia: che il vulnus italiano si protragga ormai da decenni viene rilevato da molti attori, a cominciare dalla Conferenza dei rettori delle università italian e (Crui), e c’è da sperare che le aspettative legate al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e le ultime manovre liquidate nel tempo dell’emergenza sanitaria, dove l’importanza della ricerca scientifica e tecnologica e l’essenzialità della formazione sono diventate drammaticamente palesi, si assestino verso una politica di indirizzo e non una misura una tantum.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Pogliotti Giorgio 
Titolo: Contratti integrativi, l’87% degli accordi per ristrutturazioni – Contratti aziendali, il Covid spinge le intese sulle ristrutturazioni
Tema: Contratti

L’emergenza Covid ha modificato radicalmente le priorità delle materie trattate nella contrattazione di secondo livello. La gran parte degli accordi del 2020 riguardano la ristrutturazione o la gestione della crisi (passano dal 24% del 2019 all’87%), mantengono posizioni rilevanti materie come l’orario, strettamente collegate alle riorganizzazioniaziendali e spiccano temi come il riconoscimento dei diritti di Informazione e l’applicazione dei protocolli sulla sicurezza. Al contrario le tematiche centrali nel2019 (salario e welfare) crollano a percentuali molto basse nel 2020. È il quadro che emerge dall’osservatorio sulla contrattazione di 2° livello (Ocsel) curato dalla Cisl che raccoglie e analizza oltre 16mila accordi integrativi aziendali sottoscritti a livello di gruppo, azienda, stabilimento, che sarà presentato oggi pomeriggio. Nell’anno della pandemia e del lockdown la crisi viene affrontata dalle parti con accordi di sospensione (87% degli accordi di crisi stipulati) e il ricorso alla cassa integrazione (62% degli accordi di crisi).
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Testata:  Mf 
Autore:  Pira Andrea 
Titolo: A rischio 24 mld del Recovery – Tutte le divisioni tra i partiti in vista del semestre bianco
Tema: Recovery

Neppure sulla data delle amministrative c’è intesa: il Pd vorrebbe andare al voto prima della fine di settembre, Forza Italia e Lega il 10 e 11 ottobre. Quando manca una settimana all’inizio del semestre bianco il prossimo 3 agosto, durante il quale il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non potrà sciogliere le Camere, in Parlamento si moltiplicano i provvedimenti forieri di tensioni nell’ampia maggioranza a sostegno del governo Draghi. Il pruno scoglio è la riforma della Giustizia, uno dei pilastri del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Purr) senza la quale l’Italia potrebbe anche perdere I quasi 25 miliardi di prefinanziamento attesi a settimane, una volta che saranno licenziati in via definitiva Governance del Recovery, Semplificazioni e il decreto per il Reclutamento della Pa. Ieri la commissione Giustizia della Camera ha bocciato tutte le richieste di ampliamento del perimetro della riforma del processo penale arrivate da Forza Italia e dag li ex M5s di Alternativa C’è.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Grillo Francesco 
Titolo: I fondi Ue e il piano “versatile” dell’Italia
Tema: Fondi Ue

«Prima conoscere, poi discutere, poi deliberare». Conservano una modernità severa le parole pubblicate nel 1955 da Luigi Einaudi e contenute in un famoso libello intitolato, polemicamente, Prediche inutili. Già solo sette anni dopo la nascita della Repubblica italiana, il primo Presidente eletto dal Parlamento, docente della Bocconi e corrispondente dall’Italia del settimanale The Economist, avvertiva che è non solo inefficiente, ma illegittimo, imporre leggi e spendere risorse dei contribuenti senza aver, prima, valutato. Valutare significa che lo Stato si è preso il tempo di chiarire i propri obiettivi. Di costruirli coinvolgendo i cittadini perché senza la loro energia non si avviano progetti di cambiamento. Di ponderare opzioni alternative per raggiungere quelle finalità e aver garantito che tutti possano controllare esiti che raggiungono la quotidianità di tutti. Da tempo, osservando quasi tutte le politiche pubbliche italiane si ha la sensazione che stiamo guidando un’automobile in un buio che è reso profondo da grandi discontinuità. E a fari spenti. Una condizione che, nel momento, in cui stiamo per giocarci una scommessa finale di 193 miliardi di euro preoccuperebbe molto chi di questa Repubblica fu padre. Il Piano Nazionale di Rilando e Resilienza (Pnrr) e, in realtà, condizionato da tre problemi strutturali che lo rendono poco `valutabile”. In primo luogo, il Pnrr risente della difficoltà oggettiva di concepire in pochissimo tempo – otto mesi interrotti da una crisi di governo – un progetto di trasformazione complessiva di un Paese che è grande, complicato e in declino da due decenni.
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Testata:  Giornale 
Autore:  Bulian Lodovica 
Titolo: Cresce la povertà, Reddito al Nord
Tema: Povertà in crescita

È aumentata la povertà, nonostante gli aiuti del governo. Ed è aumentata anche tra coloro che un lavoro ce l’hanno. Secondo l’Istat le misure messe in campo nell’ultimo anno hanno attutito l’impatto della crisi e contenuto le diseguaglianze sociali, ma il Covid ha mandato in fumo 735mila posti di lavoro che ancora non sono stati recuperati. L’Istituto rileva che il reddito di cittadinanza e di emergenza, oltre che la Cig, «hanno contribuito a sostenere i redditi delle famiglie, pesantemente condizionati dalla crisi economica, riducendo la diseguaglianza». Grazie agli interventi il rischio di povertà dei disoccupati grazie ai sussidi si è ridotto di 6,9 punti percentuali, di 3,5 punti per gli inattivi e di 2,6 punti per i lavoratori autonomi. Ma la fotografia è comunque impietosa: «Si contano oltre 2 milioni di famiglie in povertà, con un’incidenza passata dal 6,4 del 2019 al 7,7%, e oltre 5,6 milioni di individui, in crescita dal 7,7 al 9,4% – ha spiegato in audizione alla commissione Lavoro della Camera, il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo – E nel 2020 è aumentata la povertà fra coloro che posseggono un lavoro».
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Testata:  Giornale 
Autore:  Forte Francesco 
Titolo: Il commento – Paese ingessato da tasse e norme
Tema: Tasse e burocrazia

Gli occupati in Italia stanno aumentando, grazie alle vaccinazioni, che facilitano la ripresa economica. Ma non ci dobbiamo illudere: nel nostro Paese ci sono ancora 735mila occupati in meno rispetto al 2019 e il tasso di disoccupazione è pari al 10 per cento. L’occupazione è eguale a quella del 1997. Il mercato del lavoro è ingessato, da un eccesso di tasse e regolamenti, che hanno toccato il livello massimo con il Decreto Dignità. Per risolvere la situazione occorre deregolamentare il mercato del lavoro, ispirandosi alla Legge Biagi e aggiungendo i contratti di produttività. Solo così il Paese arriverà a un mercato davvero flessibile e in grado di accompagnare l’evoluzione della domanda e offerta di lavoro nei diversi settori nel post Covid. Occorre poi, oltre ad accelerare sulle vaccinazioni, adottare i principi del Recovery fund su tutte le opere pubbliche e abbassare le tasse. Vale la pena ricordare che in Italia il tasso di disoc cupazione strutturale poco prima della pandemia era attorno al 9%. Il mercato del lavoro dal 1996 in poi è stato sempre ingessato, con una disoccupazione strutturale al 7-8%, complici le invasive tassazioni e regolamentazioni del mercato del lavoro stabilite dai governi della sinistra, da Prodi in poi, nonché dal potere sindacale dominante, dalle regolamentazioni dell’economia e dal potere giustizialista che bloccavano gli investimenti. Poca libertà dei contratti e nei contratti di lavoro, con un modello che si può definire «neo-corporativo» e fiscalista.
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Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Pelosi Gerardo 
Titolo: Tunisia, posta in gioco alta per l’Italia
Tema: Tunisia, si rischia la crisi

Purtroppo (o per fortuna) non siamo più nell’87. Quando l’Italia, in soli due anni, sconfiggendo l’arroganza dei francesi sull’Algeria, riuscì a costruire una successione morbida, una sorta di “golpe costituzionale” nel passaggio di potere in Tunisia tra Bourghiba e Ben Alì. Fu un’azione di politica estera, sicurezza energetica e visione del futuro del Mediterraneo ideata da Craxi e Andreotti e realizzata dal presidente dell’Eni, Franco Reviglio e dall’ammiraglio Fulvio Martini,capo del Sismi. L’Italia non poteva accettare un’azione di forza minacciata da Algeri per prendere possesso dei territori attraversati dal gasdotto Transmed, quello che, ancora oggi, attraverso Capo Bon porta a Mazara del Vallo il gas algerina della Sonatrach. La situazione politica in ebollizione a Tunisi di questi giorni secondo tutti gli osservatori non dovrebbe mettere a rischio l’infrastruttura e tutti gli altri investimenti nel Settore energetico di Ansaldo Energia, Eni, Saipem, Tern ienergia. Che la situazione fosse difficile nel Paese cui tutti guardavano come a un esempio riuscito di transizione dopo le primavere arabe lo si era capito da tempo. Il presidente tunisino Kais Saied, professore di diritto costituzionale, lo aveva confidato nel colloquio a quattr’occhi con il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, un mese fa al Quirinale. Circa un quarto del Parlamento indagato per corruzione, un braccio di ferro infinito con il presidente del Parlamento e capo del movimento di Ennahda, Ghannouchi e con il capo del governo Hichem Mechichi che si è trasformato in una lotta tra laici e islamisti. In tutto questo l’ombra di una pesante crisi economica e il rischio di vedere aumentare i flussi migratori verso l’Italia.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Grignetti Francesco 
Titolo: L’Italia teme il boom dei migranti tunisini – Tunisia in bilico, Roma con il fiato sospeso si teme il boom di migranti verso l’Italia
Tema: Tunisia, si rischia la crisi

La Tunisia da due giorni è sull’orlo del baratro, con un Parlamento e un governo esautorati dal Presidente della Repubblica. L’esercito presidia le strade e la sera vige il coprifuoco. Si moltiplicano intanto gli appelli della comunità internazionale alla stabilità, a cominciare dai massimi vertici dell’Unione europea. Già, perché se frana anche la Tunisia, si rischia un effetto domino su tutto il Nord Africa. E si teme il più facile dei contraccolpi: un fiume di persone in fuga verso la Sicilia. Al ministero dell’Interno, si osservano i fatti tunisini con particolare apprensione e si sta con il fiato sospeso. Secondo alcune stime, potrebbero essere 15mila i tunisini pronti a lasciare il loro Paese. Ma chissà, potrebbero essere anche cinque volte tanto, come accadde nel 2011 quando Roberto Maroni era ministro dell’Interno. E comunque i trend parlano chiaro: le partenze dalla Tunisia sono in crescita da mesi; ora però si rischia il boom. Il primo effetto delle scosse telluriche tunisine, s’è visto subito: a Rom oggi era previsto un bilaterale tra il premier Hichem Mechichi e Mario Draghi, a cui avrebbe fatto seguito un incontro con la ministra Luciana Lamorgese (in quanto Mechichi aveva l’interim all’Interno). Appuntamento saltato. E ora traballano le discussioni intavolate dai due governi.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Vecchi Gian_Guido 
Titolo: Becciu in aula alla prima udienza «Obbedisco al Papa, io sereno»
Tema: Santa Sede

Entra in aula quando gli avvocati sono già arrivati e stanno chiacchierando in attesa che inizi l’udienza. Alle 9.17, per un attimo, cala il silenzio. Il cardinale Angelo Becciu, in clergyman e croce pettorale, va a sedersi in ultima fila, lo sguardo tranquillo sopra la mascherina. Si gira verso i giornalisti: «Ma voi, qualche volta, siete stati all’udienza di un processo? Si? Io no». In effetti, è la prima volta che un porporato — seppure privato dal Papa di tutti i «diritti e le prerogative del cardinalato» —, finisce sotto processo davanti a giudici laici, nel Tribunale dello Stato vaticano. L’aula non è quella del Palazzo ma la più vasta Sala polifunzionale dei Musei, come in un maxiprocesso. Del resto gli imputati sono dieci, laici ed ecclesiastici, e le accuse gravi, truffa, estorsione, appropriazione indebita, riciclaggio e così via. Le oltre cinquecento pagine dell’atto di accusa descrivono «un marcio sistema predatorio e lucrativo» che attingeva ai soldi della Segreteria di Stato destinati alle attività religiose e benefiche del Papa e della Chiesa negli anni in cui Becciu era Sostituto, dal 2011 al 2018. Sarà un processo lungo: la prima udienza, tra schermaglie procedurali, dura sette ore, e dopo un’ora e venti di camera di consiglio il presidente del Tribunale vaticano e del collegio giudicante, Giuseppe Pignatone, informa che il dibattimento è sospeso per dare tempo alle difese di ottenere tutti gli atti, 28 mila pagine («l’accusa ha raccolto elementi per quasi due anni e la difesa deve preparare le sue richieste istruttorie in otto giorni senza nemmeno poter disporre di tutti gli atti», osservava un legale) e fissa la prossima udienza al 5 ottobre.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  … 
Titolo: Panorama – Sicurezza nazionale: decisa la prima condanna
Tema: Cina

Alla fine di un processo senza giuria durato 15 giorni, Tong Ying-kit, 24 anni, è stato ritenuto colpevole di incitazione al terrorismo e alla secessione, a Hong Kong, nel primo caso di applicazione della controversa legge sulla sicurezza nazionale varata nel giugno 2020 dal Governo di Pechino. Una legge che ha finora portato all’arresto di loo persone, riducendo di fatto l’autonomia di Hong Kong e rendendo facile perseguire gli attivisti pro democrazia. Il magistrato ha emesso il verdetto di colpevolezza, domani verrà decisa la misura della pena che può arrivare fino all’ergastolo. Tong Ying-kit, nel luglio dello scorso anno, non si era fermato a un posto di blocco della polizia guidando la sua motocicletta sul marciapiede contro i poliziotti e sventolando una bandiera con la scritta: «Liberate Hong Kong, revolution of our times». La frase, secondo il giudice Esther Toh, è in grado di incitare altri alla secessione. Dura la reazione dell’Union e Europea: «Prendiamo atto dell’esito del processo a Hong Kong contro Tong Ying-kit. Come la Ue ha chiarito in precedenza, la legge sulla sicurezza nazionale viene utilizzata per soffocare il pluralismo politico a Hong Kong e l’esercizio dei diritti umani e delle libertà politiche» ha dichiarato la portavoce della Commissione, Nabila Massrali.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Attanasio Ghezzi Cecilia 
Titolo: A Hong Kong la prima condanna con la legge cinese
Tema: Cina

Tong Ying-kit, ex cameriere 24enne, è la prima persona ad essere arrestata e processata secondo la nuova legge sulla sicurezza nazionale, in vigore ad Hong Kong dal primo luglio 2020. È stato giudicato colpevole di terrorismo e incitamento alla secessione e rischia l’ergastolo, nonostante lui si professi completamente innocente per tutti e due i capi di accusa. Il processo è durato appena quindici giorni e il verdetto è avvenuto in assenza di giuria «per tutelare la sicurezza dei giurati visto il clima politico». Ma in una città che si vanta della sua dottrina giuridica di stampo anglosassone questo è un fatto più unico che raro. E il timore è che diventi la norma. I fatti contestati risalgono a un anno fa quando, a meno di 24 ore dall’entrata in vigore della nuova legge draconiana, il ragazzo si univa a una manifestazione di protesta. Guidava una moto su cui aveva montato una bandiera che inneggiava alla liberazione di Hong Kong «la rivoluzione dei nostri tempi», una moto che non è riuscito a fermare quando tre poliziotti in tenuta antisommossa gli hanno intimato l’alt. Così è sbandato ed è caduto proprio di fronte a loro. Per l’accusa si è trattato di «una sfida deliberata all’ordine costituito», aggravata da uno slogan che «incita alla secessione». Quel giorno Hong Kong ribolliva come un calderone. La nuova legge puniva con anni di galera comportamenti fino ad allora considerati afferenti alla libertà di espressione.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  … 
Titolo: Panorama – Comunicazioni riprese tra le due Coree
Tema: Corea
Passo verso la distensione tra le due Coree: íl leader del Nord, Kim Jong-un, e il presidente del Sud, Moon Jae-in, «hanno concordato, grazie ai recenti numerosi scambi di lettere personali, di fare un grande passo in avanti nel recuperare la fiducia reciproca e nel promuovere la riconciliazione, ripristinando le linee di comunicazione intercoreane interrotte». L’agenzia di stampa nordcoreana Kcna ha assicurato che il ripristino delle comunicazioni «avrà effetti positivi sul miglioramento e sullo sviluppo delle relazioni» bilaterali. «L’intera nazione coreana desidera vedere i legami Nord-Sud riprendersi dalla battuta d’arresto e dalla stagnazione quanto prima». Seul e Pyongyang «hanno deciso di riprendere i collegamenti tramite le loro linee dirette a partire dalle io del mattino» ha affermato Park Soo-hyun, dell’Ufficio presidenziale sudcoreano.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  … 
Titolo: Oim: mille morti in mare nel 2021
Tema: Morti in mare

Un altro naufragio al largo della Libia ha provocato la morte di almeno 57 persone. Tra loro, 20 donne e 2 bambini. A denunciarlo l’Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) sotto egida Onu, secondo cui il barcone è affondato al largo di Khoms, città a oltre ioo chilometri a est della capitale libica Tripoli. «Un’altra tragedia. Con questo naufragio la stima dei morti nel Mediterraneo Centrale si avvicina a quasi mille (oltre 980). L’anno scorso a fine luglio erano 272. Non bisogna più esitare e fare di tutto per rafforzare il sistema di pattugliamento in mare. Da subito», ha denunciato a caldo il portavoce Oim per il Mediterraneo, Flavio Di Giacomo.
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Testata:  Stampa 
Autore:  Riotta Gianni 
Titolo: Biles, l’insostenibile peso del mondo – “Mi sentivo il mondo sulle spalle” Biles si ferma per riavere una vita
Tema: Olimpiadi

Conta di più, nella vita, la nomination per il premio Pulitzer o una medaglia d’oro alle Olimpiadi? O son forse la stessa cosa, riconoscimento della perfezione, scrivendo versi o avvitandosi nell’aria in palestra? Nell’incertezza, Simone Biles, 24 anni per un metro e 42 di altezza, quattro medaglie d’oro, una d’argento e una di bronzo tra Giochi di Rio 2016 e Tokyo 2021, e una pioggia di 19 ori, tre argenti e tre bronzi ai Mondiali, si è fatta tatuare addosso un verso della poetessa Maya Angelou, pluripremiata per la letteratura e, come lei, afroamericana. Solo quattro parole, «and still I rise», eppur io volo, tratte da una struggente poesia, «Puoi dimenticarmi nella storia/ con le tue amare, contorte menzogne/ puoi calpestarmi nell’infima polvere/ eppure io, come polvere, volerò». La Federazione Ginnastica Usa, che Simone ha detto «di non rappresentare ai Giochi, io rappresento le ragazze di colore, non la Federazione» minimi zza «solo guai sanitari», la rete tv Nbc cita «stress e condizioni psicologiche avverse». Ieri notte la sola voce che i cronisti raccoglievano qui, tra chi era alla finale e chi riceveva dispacci al Media Center, confermava «Biles non gareggia per un disagio emotivo». Alla fine, con candore, la campionessa ha riconosciuto, «non ero me stessa, troppa tensione, la mia mente non era ok».
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