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Mille posti E 600 milioni Enel investe a Catania nei pannelli solari “meno gas da acquistare”

12.09.2022

La più grande fabbrica europea di pannelli solari di nuova generazione sta nascendo a Catania, nel cuore dell’Etna Valley, all’interno di Sun, lo stabilimento di Enel Green Power aperto nel 2010. È il progetto Tango, singolare acronimo di “Italian GigaFactory” che nel giro di un anno e mezzo, si spera, creerà circa mille nuovi posti di lavoro e aumenterà di 15 volte la capacità produttiva del sito dagli attuali 200 MegaWatt a 3 GigaWatt. Un investimento spinga la politica a intervenire per lo sviluppo della zona”.

La guerra d’indipendenza

La nuova gigafactory siciliana è un tassello strategico per i progetti di transizione ecologica dell’intero continente e per affrancarsi definitivamente dalla dipendenza dal gas e dal petrolio russo. Ma nella forte spinta verso fonti rinnovabili, che potrebbe nel giro di pochi anni tradursi in un progressivo obbligo a realizzare impianti fotovoltaici, c’è lo spettro di una nuova dipendenza, quella dalla Cina. Secondo i dati più recenti di Eurostat, nel 2020 i paesi dell’Unione europea hanno importato pannelli solari per circa 8 miliardi di euro, contro 1,8 miliardi di quelli esportati. E tre pannelli su quattro erano cinesi. Ecco perché il primo aprile la nascita di Tango è avvenuta a Bruxelles con la firma dell’accordo fra Enel Green Power e la Commissione europea per il finanziamento agevolato a fondo perduto.

La corsa al sole

Dopo la firma non è neanche trascorsa l’estate per veder iniziare i lavori di trasformazione della fabbrica. Proprio in questi giorni nella zona industriale di Catania era prevista la cerimonia di posa della prima pietra con relative passerelle di politici nazionali e locali ma la doppia campagna elettorale ha bloccato tutto. O quasi, perché se la cerimonia probabilmente non si farà mai, i lavori in realtà sono già partiti il primo luglio. «Le linee di produzione si sono fermate — conferma Alfio Avellino, segretario generale Uiltec di Catania — e rimarranno ferme tre o quattro mesi. Ma non ci sarà neanche un giorno di cassa integrazione, il personale verrà solo spostato ad altre mansioni o a corsi di aggiornamento e l’azienda ci ha già comunicato l’assunzione di 17 nuovi ingegneri ai quali presto dovrebbero aggiungersi già alcuni diplomati». Una conferma arriva da Enel: «I piani vanno avanti nei tempi previsti così come comunicato in aprile».

I piani di Enel

«Si prevede — annunciava la nota dell’azienda — che la fabbrica da 3 Gw entri a pieno esercizio entro luglio 2024, dopo l’avvio con i primi 400 Mw di capacità a settembre 2023, rendendo così 3Sun il più grande impianto europeo per la produzione di moduli fotovoltaici bifacciali ad alte prestazioni su scala gigawatt. L’investimento aumenterà l’occupazione locale diretta e indiretta, creando circa 1.000 posti di lavoro entro il 2024, oltre a fungere da catalizzatore per il rilancio del fotovoltaico in Europa».  Il cuore del progetto, infatti, sono i nuovi pannelli solari: “celle fotovoltaiche a eterogiunzione bifacciale”. In parole povere, i pannelli assorbono l’energia da entrambi i lati e possono essere sovrapposti con il sistema “Tandem” che aumenta ulteriormente l’efficienza del 30 per cento. La produzione prevista a Catania, secondo i calcoli di Enel Green Power, pub generare fino a circa 5,5 Twh di energia elettrica da rinnovabili l’anno che significa quasi 25 milioni di tonnellate di Co2 emessa in meno nei primi dieci annidi attività dei pannelli. E tema oggi non secondario, quasi 1,2 miliardi di metri cubi di gas l’anno in meno da acquistare all’estero.

Il Tango della ripresa

In più il centro ricerca e sviluppo di 3Sun è impegnato a rendere sempre più riciclabili i pannelli solari e anche il loro smaltimento potrebbe generare una nuova filiera. «Per Catania e la Sicilia è una grande opportunità — continua Avellino — e una realtà dove siamo riusciti a ottenere molto per i lavoratori, a iniziare dal contratto del settore elettrico, più favorevole di quello metalmeccanico che era in vigore fino a un anno fa. Ma speriamo che questo investimento spinga la politica a intervenire finalmente per lo sviluppo della zona abbandonata da 40 anni. Strade inesistenti, nessuna illuminazione, neanche un posto di polizia». «La Sicilia viene messa al centro della transizione energetica — conferma Giacomo Rota, segretario della Filctem Cgil Sicilia — questa operazione come quella di St Microelectronics dimostra che la nostra regione può attrarre investimenti ma anche spingere a trovare soluzioni per altre aziende dal futuro meno chiaro come Pfizer. È un segnale dal mondo delle imprese alla politica». E l’Etna Valley, dopo anni bui, ricomincia a sognare di tornare ad essere il cuore dell’innovazione. Ma fuori dalle fabbriche, dopo ogni pioggia, le strade dell’area industriale continuano a trasformarsi in fiumi.

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Articolo pubblicato il 6 Settembre da La Repubblica Palermo

 

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