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Il medievista Feniello: “Anno Mille e Islam, quando in ritardo eravamo noi europei”

“Macché motivi religiosi: intorno all’anno Mille, l’Europa appariva agli occhi dei musulmani come un territorio mal governato e disorganizzato, insomma terra di facili razzie per l’approvvigionamento di schiavi e di risorse minerarie”. E’ un Islam inedito quello che Amedeo Feniello, storico della società e dell’economia medioevale, ha illustrato agli studenti del Collegio “Lamaro Pozzani”. Al centro dell’incontro organizzato e ospitato presso la struttura universitaria dei Cavalieri del Lavoro lo scorso 25 gennaio, il rapporto tra il mondo musulmano e la civiltà italiana ed europea a cavallo tra IX e XI secolo. Molti, per il medievista, i luoghi comuni che influenzano la percezione occidentale del mondo islamico. “La nostra prospettiva eurocentrica – ha spiegato  ci induce a considerarlo un microcosmo arretrato, autoreferenziale e fortemente aggressivo. In realtà, il mondo islamico è stato tra i più sviluppati e civilizzati della storia e a testimoniarlo vi sono Il Cairo e Baghdad, tra le città più grandi e più popolate nel periodo preso in considerazione”.

All’epoca delle invasioni saracene in Europa, ha proseguito lo storico, già Directeur d’ètudes invité presso l’Ecole des hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi e docente di Storia del Mediterraneo nel Medioevo presso la Northwestern University di Chicago, “il progetto delle civiltà musulmane non era quello di conquistare e occupare territori cristiani, idea che ha alimentato i grandi cicli cavallereschi della nostra tradizione letteraria. Si trattava, piuttosto, dello sfruttamento economico e commerciale di un territorio mal governato e disorganizzato, che appariva come terra di facili saccheggi”.

Il dibattito con gli studenti ha toccato tematiche di stringente attualità, quali il concetto di tolleranza nelle tradizioni cristiana e islamica e le attuali interpretazioni estremiste della legge e del testo coranici.