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Il casco «Made In Italy» per i pazienti gravi promosso dai ricercatori

02.04.2021

Nei reparti Covid, la parola «casco» ha un solo significato: si riferisce allo strumento che circonda la testa di una persona, più simile a quello dei palombari che a quello dei motociclisti, e permette ai pazienti affetti da grave polmonite provocata dal virus, di continuare a respirare. E funziona bene, come ha appena dimostrato uno studio pubblicato sulla rivista americana Jama, a firma di due italiani: Domenico Luca Grieco e Massimo Antonelli, rispettivamente rianimatore e anestesista alla Fondazione Policlinico Gemelli di Roma. Sì, perché l’idea di questo casco è «made in Italy».

Come evidenziano i dati di Jama: l’uso dei caschi riduce del 40% il ricorso alla ventilazione invasiva, cioè all’intubazione.

Ci scommettono le due aziende italiane che producono questi caschi nella nostra «Silicon Valley» dell’elettromedicale, a Mirandola, in Emilia-Romagna: sono la Dimar e la Intersurgical. E ci credono anche cinque grandi imprenditori italiani — i Cavalieri del Lavoro Flavio Cattaneo, Luca Cordero di Montezemolo, Diego della Valle, Isabella Seragnoli e Alberto Vacchi — che la scorsa primavera, tramite l’associazione «Aiutiamoci» da loro fondata, hanno acquistato centinaia di caschi di Intersurgical, per donarli a varie Regioni. Una parte dei caschi utilizzati al Gemelli è arrivata proprio grazie a quest’atto di generosità.

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