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Guariti, i Merloni donano 1 milione alla ricerca

20.04.2021

Un milione di euro alla neonata associazione Veryditas, guidata dal medico infettivologo di Torrette Marcello Tavio, come segno di gratitudine da parte della famiglia Merloni uscita dal tunnel del Covid proprio grazie alla grande professionalità dei sanitari dell’ospedale anconetano. «È stata un’esperienza davvero severa, venendone a capo per la grande professionalità e umanità dei medici», sottolinea il 95enne Cavaliere del Lavoro Francesco Merloni che per diverse settimane è stato ricoverato a Torrette dove, grazie all’ausilio di un casco per migliorare la respirazione e a nuove tecniche di cura, è riuscito a vincere il suo duello con la patologia. Già all’uscita dall’ospedale aveva annunciato di voler dare un segno tangibile della riconoscenza che ora si concretezza nella donazione. «Duecento mila euro – spiegano Francesco Merloni e il figlio Cavaliere del Lavoro Paolo, lui pure alle prese nei mesi scorsi con l’infezione virale – dovranno essere utilizzati per l’acquisto di apparecchiature per le strutture maggiormente coinvolte nella gestione dei pazienti Covid, a disposizione di Ospedali Riuniti di Ancona per finalità assistenziali e di ricerca scientifica. Gli altri 800mi1a euro andranno, in un arco temporale di almeno quattro anni, per la premiazione di giovani medici e ricercatori autori di protocolli di studio e di ricerca coerenti con gli obiettivi prefissati e secondo delle modalità ben definite». Tanta l’emozione da parte di tutta la famiglia nel comunicare ufficialmente il gesto d’amore verso la comunità.

«Sebbene per un periodo più breve – riferisce Paolo Merloni, presidente di Ariston e figlio di Francesco – anch’io sono stato in ospedale e ho avuto modo di toccare con mano il grande lavoro di chi combatte in prima linea contro la pandemia. Sulla nostra pelle ci siamo resi conto della situazione, a partire proprio da mio padre le cui condizioni di salute ad un certo punto erano decisamente critiche. È in momenti come questo che si capisce quanto sia fondamentale avere strutture all’altezza, ma anche capacità organizzative e di preparazione del personale sanitario». Fatica a trattenere la commozione Francesca, la figlia dell’ex ministro e ambasciatrice Unesco, che in quelle lunghe e complicate giornate, sebbene a fari spenti, ha tenuto i rapporti con la stampa e l’esterno.

«Ringrazio tutti per la discrezione e per l’enorme affetto che ci è stato riservato. Questa storia ci ha fatto capire quanto sia importante tenere alta l’attenzione su quello che il malato vive, le sue paure, le sue speranze nel momento in cui si affida ai medici. Dobbiamo stare dalla parte del malato e aiutare la risposta scientifica ad essere sempre più forte e all’avanguardia».

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