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Bernabè e il quadro politico dopo le elezioni europee

27.05.2019

La forte presenza assunta nell’Unione Europea da partiti sovranisti e una campagna elettorale dai toni molto accesi, ha impresso alle elezioni europee una valenza molto diversa rispetto a quella di cinque anni or sono, quando venivano ancora considerate consultazioni politiche di seconda serie. E in aggiunta in Italia si è radicata l’idea che a queste elezioni siano legate anche le sorti del governo nazionale.

Questi i temi proposti, nella riunione del mese di maggio, dal presidente del Gruppo Centrale dei Cavalieri del Lavoro, Vittorio Di Paola, alle riflessioni del Cavaliere del Lavoro Franco Bernabè, che aveva già brillantemente intrattenuto i colleghi in occasione delle scorse consultazioni politiche, caratterizzate da un panorama lungo, confuso, acceso e dagli esiti incerti.

Il Cav. Lav. Franco Bernabè ha ringraziato il Presidente dell’invito e riandando agli appunti del precedente intervento ha ricordato come effettivamente molte previsioni si siano rivelate nel tempo corrette.

L’intuizione del cosiddetto contratto tra Lega e Cinque Stelle, nonostante i suoi meccanismi molto delicati e complessi, lascia comunque prevedere che anche dopo le consultazioni europee in Italia non accadranno grandi novità.  Da un lato i Cinque Stelle, paghi di essere arrivati al governo del Paese, hanno infatti intenzione di salvaguardare lo status quo, magari con una conversione politica verso il centro, mentre dall’altro la Lega, orientata molto più a destra rispetto alle posizioni originarie, è trattenuta dalla possibilità di andare all’incasso, dal rischio di una eventuale coalizione di governo Pd- Cinque Stelle. Peraltro nessuna delle alternative ha comunque i numeri per formare un nuovo governo.  Bisogna poi tener conto delle prossime importanti scadenze con l’attuale Parlamento, il prossimo anno le nomine negli Enti pubblici e nel 2022 l’elezione del Presidente della Repubblica.

La previsione è dunque che presto i toni generali della politica si abbasseranno e finirà il caos nel dibattito pubblico. Resta il nodo del problema economico per il quale sarà messa in cantiere qualche misura, la classica “pezza”in grado anche di porre un argine ai capricci dello spread.

Restano gli interrogativi della situazione in Europa dove la Lega di Salvini avrà in ogni caso un commissario europeo, mentre la guida dall’Unione sarà espressa da un candidato di coalizione tra popolari, socialisti e liberali. Non sembrano ipotizzabili invece i provvedimenti voluti da Salvini, e cioè un allentamento dei vincoli europei. E questo nonostante la struttura dell’Europa abbia bisogno di un ripensamento generale che mitighi gli eccessi di tecnicismo delle strutture dell’Unione, che hanno finito con il determinare un deficit di democrazia.

Al puntuale intervento del Cavaliere del Lavoro Bernabè hanno fatto riscontro osservazioni dello stesso presidente Di Paola sul ruolo giocato dalla Gran Bretagna sulla disaffezione dei paesi europei nei confronti dell’Unione; mentre il Cavaliere del Lavoro Luigi Abete ha sottolineato in particolare il ruolo che il PD potrebbe avere nel futuro, Partito al quale oggi difetta, ha eccepito Bernabè, un leader con un’idea forte.

In apertura dell’incontro si è tenuto il Consiglio Direttivo del Gruppo Centrale nel corso del quale il presidente Di Paola ha riferito sulle candidature per la prossima nomina dei 25 nuovi Cavalieri del Lavoro, candidature il cui numero complessivo è stato portato da 40 a 38, nove delle quali fanno riferimento alle regioni del Gruppo Centrale.