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Apollo e Marsia, I Cavalieri del Mezzogiorno impreziosiscono la Collezione di Capodimonte

30.09.2019

Restaurata e donata alla sua “casa madre”. I Cavalieri del Lavoro del Gruppo Mezzogiorno, presieduto da Gianni Carità, hanno fatto dono al Museo e Real Bosco di Capodimonte “Apollo e Marsia” (1757/1759), opera policroma della Real Fabbrica della porcellana di Capodimonte.

L’iniziativa è rientrata nelle attività previste nell’ambito del Convegno Nazionale dei Cavalieri del Lavoro dedicato al tema “Europa: Radici, Ragioni, Futuro” tenuto sabato mattina a Palazzo Reale alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, e rappresenta un ulteriore impegno per la tutela e la salvaguardia del patrimonio culturale italiano assicurato dai Cavalieri del Lavoro. Un impegno continuo e consolidato nel tempo, animato anche dall’attività delle numerose Fondazioni che vedono protagonisti tantissimi Cavalieri del Lavoro, e che tra l’altro, nel 2013, ha portato alla sigla di un protocollo di intesa tra il Ministero dei Beni Culturali e la Federazione dei Cavalieri del Lavoro.

A presentare l’opera è stato il Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte Sylvain Bellenger.

Sono molto grato ai Cavalieri del Lavoro del Mezzogiorno per aver voluto donare al Museo e Real Bosco di Capodimonte un pregiato gruppo scultoreo della Manifattura di Porcellana voluta da Carlo di Borbone nel 1743 e tra le più raffinate d’Europa. Un esemplare molto raro. Un dono importante che va ad arricchire le nostre collezioni e il patrimonio italiano” ha affermato Sylvain Bellenger che aggiunge: “Per l’Italia è un grosso privilegio avere un patrimonio storico-artistico di una tale ricchezza ma sono convinto che la sua responsabilità non possa essere limitata alla gestione dello Stato. Tocca ad ognuno di noi, cittadini e cittadine, impegnarsi e contribuire alla sua conservazione e valorizzazione”. Poi lancia un messaggio diretto ai Cavalieri del Lavoro: “Sono particolarmente felice di avere a Capodimonte l’energia e la creatività delle imprese italiane, la vera forza del Paese. Sono emozionato di avere i vostri consigli, la vostra amicizia e il vostro sostegno. È grazie a voi se nel 1998 La Flagellazione di Caravaggio è stata restaurata e studiata con un catalogo. E, grazie a uno di voi, se quest’anno la Fontana del Belvedere è tornata al suo splendore reale, del quale conservavano il ricordo ormai solo gli anziani del quartiere. Oggi il vostro dono di una rara e bellissima porcellana della Manifattura di Capodimonte ci fa ricordare un’eccellenza europea della Napoli borbonica”.

Siamo orgogliosi – ha sottolineato Gianni Carità, presidente del Gruppo Mezzogiorno dei Cavalieri del Lavoro – di rendere ancora più prezioso un tesoro di inestimabile bellezza quale è il Museo e Real Bosco di Capodimonte, vanto di Napoli nel mondo. Creatività, gusto, talento sono virtù che hanno reso il nostro Paese un luogo straordinario. Investire in cultura è investire su noi stessi. Poterlo fare per le Porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte, per noi Cavalieri del Mezzogiorno, non solo è un orgoglio ma è un privilegio”.

Nel corso della cerimonia è stato letto un messaggio del ministro per le Attività e i Beni Culturali Dario Franceschini, che ha evidenziato come “Le opere, gli oggetti, gli strumenti esposti in queste sale, presentati in un suggestivo percorso musicale, simboleggino pienamente il trinomio del nostro essere europei. Essi esprimono i costumi e gli ideali dell’illuminismo partenopeo, una delle radici fondanti della cultura europea. Incarnano le ragioni del nostro essere europei, ricordandoci la nostra identità. Rappresentano il futuro dell’Europa, che ha nella tutela e nella valorizzazione del proprio patrimonio culturale e creativo uno dei pilastri della propria economia”. “Il gesto di autentico mecenatismo – ha aggiunto il ministro – compiuto rende onore alla vostra realtà, che non a caso raccoglie imprenditori capaci di interpretare al meglio la propria missione nel contesto sociale.

È seguita la visita alla mostra “Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica”, l’allestimento-racconto della storia di Napoli capitale del Regno, dagli anni di Carlo di Borbone a quelli di Ferdinando II, pensata come una favola. Gli storici dell’arte del Museo di Capodimonte guideranno i Cavalieri del lavoro ed i loro ospiti in un’esperienza di visita unica, accompagnata dall’esecuzione di musica colta napoletana, eseguita dal vero dall’ensemble vocale e strumentale “La Nuova Polifonia”, a cura di Elsa Evangelista.

“Apollo e Marsia” raffigurano lo scuoiamento di Marsia, così come è narrato nelle Metamorfosi di Ovidio. Il dio Apollo, dopo avere sconfitto il satiro che aveva osato sfidarlo in un supremo confronto musicale, si protende sul suo torace mentre questi, gli occhi sgranati e la bocca spalancata in urlo di dolore, cerca di divincolarsi dalle funi che lo tengono legato.

L’opera è stata realizzata nella Real Fabbrica della Porcellana di Capodimonte, voluta da Carlo di Borbone ed attiva dal 1743 al 1759, quando il sovrano, partendo per andare a ricoprire il trono di Spagna, volle chiuderla perché restasse per sempre legata al suo nome.

Autore dell’opera fu Giuseppe Gricci, geniale capo-modellatore della manifattura durante l’intero arco della sua attività e che seguì poi Carlo in Spagna dove collaborò sino alla morte (1771) nella nuova fabbrica reale voluta dal sovrano, quella del Buen Retiro.

Nella manifattura di Capodimonte raro è il tema di argomento “classico”, che si allontana dai più consueti soggetti galanti generalmente utilizzati nella manifattura, allineati all’interno di un più scontato filone di gusto rococò. Eppure negli ultimi anni di attività della fabbrica, a partire dal 1755 circa, questo filone, accanto ad altri di ispirazione letteraria, trovò crescente sviluppo a Capodimonte per poi incrementarsi ulteriormente in Spagna, al Buen Retiro. Rara è inoltre l’attenzione prestata al nudo, con un’attenta descrizione dell’anatomia e dei muscoli delle due figure, di cui è vivacemente rappresentato anche l’incarnato.

Il gruppo è marcato sotto la base con il “giglio incusso”. Questa marca, una stampiglia circolare che veniva impressa nei pezzi ancora crudi, è la più pregiata e rara della manifattura e veniva generalmente utilizzata sulle statuine e i gruppi plastici le cui basi, grezze e irregolari, non avrebbero potuto ricevere il giglio in blu sotto coperta utilizzato invece per il vasellame.

Istituita nel 1901, l’onorificenza di Cavaliere del Lavoro viene conferita ogni anno in occasione della Festa della Repubblica a imprenditori italiani, che si sono distinti nei cinque settori dell’agricoltura, dell’industria, del commercio, dell’artigianato e dell’attività creditizia e assicurativa. La Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, che riunisce tutti gli insigniti, è nata nel 1914 e costituisce uno strumento di presenza dei Cavalieri del Lavoro nella società, promovendo l’impegno sui temi sociali e del mondo della produzione.

La visita del Cavalieri del Lavoro al Museo di Capodimonte | Napoli 28 settembre 2019