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Agricoltura rigenerativa per abbattere i pesticidi

21.06.2022

Passare da un modello estrattivo di sviluppo parassitario, che sfrutta le risorse producendo inquinamento nell’atmosfera e rifiuti da smaltire sulla terra a uno rigenerativo basato sulle energie rinnovabili, che produce benessere e qualità della vita per le persone, economia circolare con il riutilizzo dei sottoprodotti, azzerando l’inquinamento in un sostanziale bilanciamento tra attività di produzione e smaltimento dei beni come avviene da sempre in madre natura. È l’obiettivo di Andrea Illy, presidente di illycaffè e co-presidente insieme all’economista Jeffrey D. Sachs della Regenerative Society Foundation, la fondazione creata nel 2020 da un gruppo di imprenditori italiani e organizzazioni internazionali come UN SDSN, il sistema B Corp e la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. «L’annodi svolta è stato il 2015 – racconta Illy – quando eravamo partner ufficiale di Expo Milano perle attività relative al caffè.

A quel tempo fu presentato uno studio di Jeffrey Sachs dal quale emergeva che entro il 2050 il 50% dei terreni coltivati a caffè non saranno stati più disponibili per via del cambiamento climatico. Occorreva correre ai ripari. E così abbiamo avviato strategie di adattamento climatico, abbiamo lavorato per il miglioramento delle pratiche agronomiche in campo per rafforzare la resilienza dei suoli e lo sviluppo cultivar resilienti. Abbiamo definito una mappatura del genoma della varietà di caffè arabica, risorsa messa poi a disposizione del progetto “World coffee research” che nel tempo è approdato a soluzioni confortanti riguardo alle potenzialità di adattamento del caffè ai cambiamenti climatici. Abbiamo poi creato – continua Illy – l’Università del caffè per diffondere tra i nostri produttori agricoli le conoscenze e le conclusioni scientifiche cui giungiamo nel nostro percorso. A chiudere il cerchio del nostro approccio sistemico alla sostenibilità la considerazione che alcuni cardini della sostenibilità economica come le logiche di filiera e la redistribuzione del reddito tra tutte le componenti sono alla base dell’attività di un’azienda come la nostra che da sempre predilige l’approvvigionamento diretto delle proprie materie prime». Ma al di là delle tematiche legate al caffè l’approccio sistemico alla sostenibilità si fonda sulla circolarità «che – aggiunge Andrea Illy – detossifica la biosfera e favorisce la sua rigenerazione spontanea e il ripristino del sequestro di carbonio nel suolo (che ha una capacità di assorbimento tre volte superiore all’atmosfera). L’obiettivo dal quale siamo partiti era quello della decarbonizzazione della nostra azienda entro il 2050.

Un obiettivo da raggiungere in modo circolare all’interno della nostra catena del valore. Vogliamo fissare il carbonio che non riusciamo ad azzerare da parte industriale negli ecosistemi dove coltiviamo il caffè. È così che abbiamo sviluppato un modello di agricoltura virtuosa e rigenerativa per l’ambiente nella quale innanzitutto si riduce, se non azzera, il ricorso agli strumenti di difesa chimica per migliorare la salute umana e dei suoli mediante prodotti agricoli più salutari. Ho condiviso questi principi con alcuni imprenditori come Maria Paola Chiesi e Davide Bollati che mi hanno proposto di costituire una fondazione per estendere questi principi non solo all’agricoltura ma a tutte le attività imprenditoriali». Tra i principali obiettivi allo studio da parte della Regenerative Society Foundation la messa a punto di un indice rigenerativo in grado di valutare tutti gli elementi di questo processo dalla circolarità al benessere per le persone e la biosfera e le interazioni tra questi aspetti. La definizione dell’indice rigenerativo dovrebbe arrivare entro l’anno. Ma gli effetti positivi sulla salute non dipendono solo dall’abbattimento del ricorso alla chimica «Abbiamo avviato – spiega ancora il presidente di llly caffé – due piantagioni una in Etiopia e l’altra in Guatemala dove sperimentiamo le pratiche rigenerative e man mano che si producono conoscenze trasferibili le promuoviamo mediante la nostra Università del caffè. La risposta è molto positiva e i produttori sono incoraggiati verso questo approccio con meno chimica in  campo anche dall’attuale congiuntura che vede consistenti rincari nei prezzi mondiali dei fertilizzanti minerari. Ma, soprattutto, le prime sperimentazioni stanno evidenziando che il caffè prodotto con l’agricoltura rigenerativa presenta una serie di principi attivi in grado di avere effetti positivi sulla salute. È il caso delle melanoidine presenti nella buccia del caffè dove si formano in seguito alla tostatura e che sono potentissimi antiossidanti un po’ come i tannini e il resveratrolo nel vino.

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Articolo pubblicato il 21 Giugno 2022 da Il Sole 24 Ore Rapporti

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