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SINTESI IN PRIMO PIANO – 24 gennaio 2021

In evidenza sui principali quotidiani:

– Vaccini, milioni di dosi in meno: Conte all’attacco
– Crisi di governo: Conte ter, conta o elezioni
– Recovery e ristori: occorre intervenire
– Rivolte a Mosca
– Biden inizia il mandato

PRIMO PIANO

Politica interna

Testata:  Messaggero 
Autore:  Prodi Romano 
Titolo: L’editoriale – L’unica via possibile per uscire dalla crisi
Tema: Crisi di governo

La definizione dell’Italia come grande malato d’Europa si ripete ormai da tempo immemorabile ma, dopo l’inizio di questa sciagurata crisi di governo, gli allarmi che giungono da Bruxelles e dagli altri Paesi partner, si sono moltiplicati e hanno raggiunto livelli senza precedenti. La ragione è molto semplice: da quando è stato varato il Next Generation Eu si è creata una nuova e inedita interdipendenza fra i diversi Paesi europei. Un evento davvero senza precedenti. Vi è tuttavia una condivisa consapevolezza che il successo di questo grande progetto sia condizionato dai comportamenti dell’Italia, che ne è il Paese maggiormente beneficiario e protagonista. Eppure non sembriamo renderci conto dell’importanza del Next Generation Eu. Esso cambia i rapporti tra i diversi Paesi membri in modo così profondo che la Commissione e l’Europarlamento hanno recentemente deciso di dedicare l’impressionante somma di 864 milioni di Euro unicamente per fornire , entro la fine del 2027, le consulenze necessarie a dare vita alle riforme strutturali che dovranno guidare la ripresa dei paesi europei dopo la pandemia.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Scalfari Eugenio 
Titolo: Editoriali – I guai dell’Italia e la bussola dell’Europa
Tema: Crisi di governo

Ho parecchie cose da porre all’attenzione dei lettori di Repubblica che riscuote, insieme al nostro settimanale L’Espresso, una vasta attenzione del pubblico italiano e anche, in buona parte, straniero. Ci troviamo di fronte a una crisi politica che in parte era già esistente ma adesso è pienamente scoppiata: iI presidente del Consiglio Giuseppe Conte sta cercando di rinnovare e rafforzare il governo che lui presiede da oltre tre anni e che è più volte mutato nella sostanza. Attualmente Conte è sostenuto da deputati e senatori del Pd, dei Cinque Stelle e di Leu, in sostanza di centro e anche d’una sinistra moderata. Questa situazione è in crisi e Conte, allo stato dei fatti, ha un sostegno molto traballante dal centro e ancor più dalla sinistra. Quanto alla destra (quella di Salvini e della Meloni) l’appoggio a Conte non c’è.[…]Mi domando quale può essere una situazione nuova ma nettamente favorevole a Giuseppe Conte. I o me lo domando e in parte se lo domanda anche il presidente del Consiglio: vorrebbe che la crisi in corso non solo fosse superata ma anzi lo rafforzasse. In che modo? Ecco una risposta non tanto semplice. Conte ha in mente (è quanto io so) un governo centrista che tuttavia dovrebbe essere appoggiato dalla sinistra italiana nelle sue varie posizioni. Questo è Conte ed è appoggiato in questo suo tentativo anche dal presidente della Repubblica li quale ha ancora un anno e mezzo di tempo per la sua carica e ovviamente desidera che quel periodo che si apre di fronte a noi sia il più possibile garantito e tranquillo.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Vitale Giovanna 
Titolo: Nel Pd cresce la fronda pro-Renzi “Ricuciamo, senza ultimatum”
Tema: Crisi di governo

Superare lo scoglio del voto sulla relazione Bonafede. Evitare a ogni costo lo showdown con Renzi in Senato, dove il governo rischia di cadere. Guadagnare tempo prezioso per spaccare i gruppi di Italia Viva e cercare di riempire il carniere dei Responsabili, ancora desolatamente vuoto. E’ una strategia a doppio binario — stoppare pubblicamente ogni tentativo di riconciliazione e sottotraccia trattare con Iv per scongiurare l’irreparabile — quella messa in campo al Nazareno per attraversare indenni le forche caudine delle comunicazioni in aula sulla giustizia. Che «non è un passaggio burocratico ma politico, e come tale va affrontato da parte di tutti», avverte Andrea Orlando, il vicesegretario dem che, in tandem con Goffredo Bettini, in questo drammone sulla crisi recita la parte del poliziotto cattivo. Tradotto, significa che mercoledì (o più probabilmente giovedì) sarà il giorno del giudizio per il Conte 2. E dunque anche i l premier deve impegnarsi di più per costruire la famosa quarta gamba senza la quale l’esecutivo muore.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Galluzzo Marco 
Titolo: Conte non intende (per ora) dimettersi: è una strettoia, ma posso uscirne
Tema: Conte: no alle dimissioni

Il centralino di Palazzo Chigi continua ad essere intasato, chiamate in entrata e in uscita, alcune del presidente del Consiglio, altre dei suoi collaboratori. Dall’altra parte quasi esclusivamente senatori, una quindicina di persone che sono ancora in bilico, che oppongono un gentile rifiuto, che promettono di pensarci, che tentennano. Il termometro delle trattative, una ricerca spasmodica e quasi forsennata, in un sabato interlocutorio tende ancora sul negativo. Appena 48 ore fa c’era più ottimismo, invece la costruzione di una nuova forza omogenea in Senato continua ad essere un miraggio. Così come appare un miraggio la possibilità che Giuseppe Conte si dimetta prima di mercoledì o giovedì, quando ci saranno le comunicazioni con votazione del ministro Bonafede sul bilancio della giustizia. «Non ne ho alcuna intenzione», continua a rispondere a chi gli suggerisce che la mossa potrebbe rafforzare invece che indebolire la formazione di u n suo terzo governo. Per il premier resta vero il contrario, almeno per il momento. Magari cambierà idea fra due giorni, se la ricerca non avrà prodotto i suoi frutti. Del resto presentarsi in Senato per la seconda volta in due settimane con il rischio di non ottenere nemmeno una maggioranza relativa e andare addirittura sotto sarebbe chiaramente ancora peggio, se non catastrofico.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Basso Francesca 
Titolo: Tagli ai vaccini, l’ira dell’Italia – Il caso vaccini scuote l’Europa Conte: pronti a iniziative legali
Tema: Vaccini

Il taglio nella distribuzione di dosi vaccinali annunciato due giorni fa da AstraZeneca — che non ha ancora il via libera dell’Ema, ma è atteso in settimana — allarma il premier Giuseppe Conte: «Le ultime notizie che ci arrivano dalle aziende produttrici dei vaccini anti-Covid sono preoccupanti», ha scritto su Facebook, spiegando che «se fosse confermata la riduzione del 60% delle dosi che verranno distribuite nel primo trimestre (da AstraZeneca, ndr) significherebbe che in Italia verrebbero consegnate 3,4 milioni di dosi anziché 8 milioni». Motivo per cui il premier ha minacciato di ricorrere «a tutti gli strumenti e a tutte le iniziative legali» nei confronti di AstraZeneca «come già stiamo facendo con Pfizer-BioNTech», perché questi rallentamenti delle consegne «costituiscono gravi violazioni contrattuali, che producono danni enormi all’Italia». Roma non è l’unica a essere pr eoccupata, i timori sono condivisi con la Commissione europea e le altre capitali, come emerso già venerdì quando AstraZeneca ha annunciato ritardi nella consegna dei vaccini contro il Covid-19 rispetto a quanto previsto per il primo trimestre 2021.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  G.f – fa.to
Titolo: Vaccini, Conte all’attacco – “Danni enormi da AstraZeneca” Conte fa causa si muove anche l’Ue
Tema: Vaccini

Prima un vertice tra il premier Giuseppe Conte, i ministri Francesco Boccia e Roberto Speranza, il commissario Domenico Arcuri. A seguire, la conferenza con tutte le Regioni. E alla fine della giornata, la presa d’atto: nel primo trimestre dell’anno avremo solo la metà dei vaccini previsti. Dunque, l’Italia dovrà rivedere il piano. Non lo farà però senza reagire: Commissario e governo hanno deciso di citare in tribunale i due colossi Il premier: tagli inaccettabili della farmaceutica Pfizer e AstraZeneca. Anche quest’ultima, infatti, prima ancora di ricevere il via libera dall’Ema al proprio prodotto, ha annunciato il taglio delle forniture. Le ipotesi sul tavolo sono quelle discusse nei giorni scorsi dagli esperti dell’Avvocatura generale dello Stato: la diffida da depositare in un tribunale italiano peri ritardi nelle consegne; l’avvio di un contenzioso a Bruxelles dove la Commissione ha firmato i contratti; infine, se la situazione non dovesse rien trare, una denuncia penale in Italia per i reati contro la salute pubblica previsti dal nostro codice. L’Avvocatura, a cui Arcuri si è rivolto per il dossier, ufficializzerà già domani la scelta. «I ritardi sono inaccettabili — dice il premier Conte — e costituiscono gravi violazioni contrattuali che producono danni enormi all’Italia, il nostro piano è stato elaborato sulla base di impegni contrattuali liberamente assunti» e per questo, ribadisce, «ricorreremo a tutti gli strumenti e a tutte le iniziative legali per rivendicarne il rispetto».
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Giannattasio Maurizio 
Titolo: Il pasticcio dell’Rt, rischio class action Fontana: «Andremo avanti col Tar»
Tema: Caso Rt lombardo

Due versioni opposte come il bianco e il nero, il sì e il no. Si fa ogni giorno più aspra la polemica tra la Lombardia e governo sul pasticciaccio che ha portato la regione in zona rossa per una settimana. In gioco non c’è solo la responsabilità politica di chi si è macchiato di un errore grossolano ma anche i possibili risarcimenti milionari richiesti da chi è stato costretto a chiudere la propria attività. Già ieri, è stata annunciata la prima class action. «Oggi sono veramente indignato per le false notizie offensive nei confronti della Lombardia. Se da domani la Regione torna arancione lo deve esclusivamente al fatto che noi abbiamo contestato i conteggi del governo». Per il governatore Attilio Fontana non c’è stata nessuna rettifica dei dati da parte della Lombardia e soprattutto la richiesta di «valorizzare alcuni dati» è arrivata dall’Iss «perché tutti si sono resi conto che all’interno dell’algoritmo qualcosa non funzionava. Non abbiamo mai sbagliato a dare i nostri dati e non li abbiamo mai rettificati, abbiamo risposto a una loro richiesta per cercare di capire se con questa implementazione si potesse arrivare a un risultato compatibile con la situazione oggettiva della pandemia».
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Testata:  Stampa 
Autore:  Monticelli Luca 
Titolo: Intervista a Noemi Di Segni – “Leggi razziali nessun perdono” – “Perché è impossibile riabilitare i Savoia”
Tema: Razzismo

E’ da poco terminato lo shabbat quando Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle comunità ebraiche, risponde al telefono: «Ci siamo confrontati all’interno dell’Ucei, prendiamo atto dell’iniziativa di Emanuele Filiberto, ma non vogliamo spettacolarizzarla alla vigilia del Giorno della Memoria. Ci sono altre persone che devono essere ascoltate. Gli suggerisco di seguire il convegno online organizzato dalla presidenza del Consiglio, martedì prossimo». L’erede dei Savoia, famoso al grande pubblico per le performance a «Ballando con le stelle» più che per la complicità della sua famiglia con il fascismo, venerdì ha chiesto perdono all’ebraismo italiano perla firma di Vittorio Emanuele III, il bisnonno, alle leggi razziali del 5 settembre 1938. Ed è stato così maldestro da far uscire la notizia di questa presa di coscienza rispetto a quanto successo 82 anni fa venerdì sera, quando al tramonto comincia la giornata di riposo per gli ebrei. Presidente lei era stata avvisata prima? «Ho letto la lettera ieri per la prima volta, sapevo che voleva entrare in contatto con le comunità ebraiche ma non in termini precisi». Chiede perdono, che ne pensa? «Né l’Ucei né qualsiasi comunità ebraica possono concedere il perdono in nome e per conto di tutti gli ebrei che furono discriminan, denunciati, deportati e sterminati. Nell’ebraismo perfino a Dio non si può rivolgere una richiesta di perdono, se chi percepisce l’onta e la colpa non si è prima scusato dinanzi alla persona offesa». […]«C’è la condanna, ne prendiamo atto, può valere a titolo personale, non è certo un percorso di riabilitazione. Questo forse è ciò che lui cerca, ma i crimini di Vittorio Emanuele III e del fascismo hanno rappresentato un abominio, un tragico vulnus nella storia d’Italia e resteranno un monito per le generazioni».
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Economia e finanza

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Chiellino Giuseppe 
Titolo: Recovery plan, scadenze più flessibili – Recovery plan, la scadenza del 30 aprile diventa flessibile
Tema: Recovery plan

Diventano più flessibili i tempi per la presentazione alla Commissione europea sella versione definitiva del Recovery Plan. La scadenza del 30 aprile, indicata nel regolamento ora all’esame del Parlamento e del Consiglio, per forza di cose deve essere interpretata non in modo tassativo ma come una regola generale che dunque consente le eccezioni. Tanto è vero che nell’ultima versione del regolamento, poco prima di Natale, è stata inserita l’espressione “as rule”, di regola. Cioè, non necessariamente. Questo, fano notare a Bruxelles, consentirà per esempio a paesi come l’Olanda, dove il 17 marzo si terranno le elezioni politiche generali di avere il tempo di formare un nuovo governo e di redigere e presentare il poprio piano nazionale di ripresa e resilienza. Non è detto che quella olandese sarà l’unica eccezione, anche se l’auspicio è che non accada. Perchè più tardi arriverà il piano, più tardi sar&a grave; approvato e meno tempo ci sarà per realizzarlo. Quanto alla scadenza di metà febbraio, spesso richiamata nel dibattito anche dalle autorità italiane, in realtà non è oindicata formalmente da nessuna parte perchè è una data “mobile, nel senso che si riferisca ell’entrata in vigore del regolamento di Next Generation Eu, dopo che ci sarà stato il via libera definitivo di Parlamento e Consiglio, dopo l’accordo politico raggiunto a dicembre.
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Autore:  Cifoni Luca 
Titolo: Caos Recovery perché l’Italia rischia il flop – Recovery, la task force Ue aiuterà le riforme italiane
Tema: Recovery plan

Piani dettagliati con traguardi intermedi e obiettivi finali. Quantificazione rigorosa dei miglioramenti da ottenere sui vari indicatori economici. Collegamenti espliciti tra investimenti e riforme, le quali a loro volta devono rispondere alle raccomandazioni specifiche rivolte ai vari Paesi. Sono queste le richieste dell’Unione europea all’Italia e agli altri governi beneficiari dei fondi del Next Generation Eu. La stessa Ue che ha appena approvato uno stanziamento di ben 864 milioni in sette anni per la struttura tecnica che deve fornire supporto ai vari Paesi per la messa a punto delle riforme. A Bruxelles insomma le aspettative sono alte. E le richieste non sono generiche o di maniera: il mancato rispetto delle indicazioni delle Linee guida rese note lo scorso settembre impedisce infatti l’erogazione dei finanziamenti. Quando si parla di ritardi nella messa a punto del Recovery Plan italiano, quel che conta non è solo la tempistica con cui la bozza viene discussa in attesa di essere inviata (al più tardi entro aprile) a Bruxelles; altrettanto decisiva è la qualità di documenti ed allegati. Quindi la crisi politica rischia di far perdere giorni preziosi soprattutto perché i contenuti programmatici, frutto magari della mediazione tra i partiti, devono al più presto prendere la forma tecnica richiesta dalla Commissione.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Trovati Gianni 
Titolo: Rischio slittamento per i nuovi ristori: giovedì stop alle cartelle
Tema: Ristori

Non ci sono solo le incognite della crisi politica a incombere sul nuovo giro dei «ristori». A sollevare ostacoli è anche la matematica, o meglio la necessità di risolvere i tanti problemi tecnici sollevati dal tentativo di cambiare i criteri su cui misurare gli aiuti. Al punto che al ministero dell’Economia sta prendendo forma l’ipotesi di spacchettare i 32 miliardi di deficit autorizzati mercoledì dalle Camere. In questo scenario, al consiglio dei ministri in programma giovedì prossimo andrebbe sicuramente la nuova sospensione delle cartelle fiscali, che in quanto provvedimento urgente potrebbe sopravvivere anche al caso di dimissioni del governo (lo stop che ha bloccato nuovamente i 50 milioni di atti del fisco è limitato al 31 gennaio). Mentre molti altri capitoli, e fra questi aiuti a imprese e autonomi, slitterebbero almeno alla settimana successiva. Crisi permettendo. L’ipotesi non è definitiva, e il lavoro è in cors o. Ma l’unica certezza oggi è che il passaggio è complicato assai. L’idea di fondo è quella di assegnare alle attività in crisi una nuova tornata di aiuti parametrata sui costi sostenuti. La platea dovrebbe essere individuata sulla base della perdita di fatturato fra 2019 e 2020, per riservare gli aiuti a chi ha frenato di più (le ipotesi guardano a una flessione di almeno il 50%).
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Testata:  Giornale 
Autore:  Lottieri Carlo 
Titolo: Dopo 450 norme antivirus ancora mancano i ristori – Neppure il Coronavirus ferma la burocrazia: 450 norme, risultati zero
Tema: Ristori

Nel 2020 l’Italia ha conseguito un primato, ma si tratta di un risultato che nessuno ci invidia. Secondo la Cgia di Mestre, infatti, in ragione della forsennata ansia di regolazione espressa dal governo Conte, nei passati dodici mesi abbiamo assistito a un’esplosione normativa. In sostanza, si è avuto una crescita impressionante delle regole, con il risultato che si è creata una vera e propria montagna di carta, riportante obblighi e norme di varia natura. Tra Protezione civile, Ministero dell’Interno, Ministero della Salute e via dicendo, le misure in senso lato legislative introdotte sono ben 450, se si sommano leggi, decreti, DPCM, ordinanze, linee guida e via dicendo. Nell’insieme, siamo di fronte a una quantità di regole che nessuno, ovviamente, è in grado di padroneggiare. Al tempo stesso, sul piano sanitario il risultato è stato disastroso. Secondo i dati ufficiali – basti consultare il sito worldmeter.info – in Italia abbiamo avuto 1.44 0 morti ogni milione di abitanti, mentre la media globale è di 271. Per restare in Europa, il dato tedesco è di 621, quello svedese di 1.086, quello olandese è di 782, e via dicendo. In definitiva, siamo stati sommersi di leggi e misure amministrative per ottenere un fallimento pure nella tutela della vita. Non bastasse questo, l’economia è sempre più in ginocchio. Sono ormai moltissimi i segnali che ci arrivano a testimoniare la progressiva disfatta di un tessuto progressivo che in passato era stato molto solido, poggiando soprattutto su quanto si era costruito in quelli che furono chiamati «i trenta gloriosi» (i tre decenni successivi al 1945). Tra i molti elementi che ci fanno presagire un 2021 dolorosissimo per tante famiglie e imprese uno tra gli altri è meritevole di essere ricordato, perché fa impressione scoprire che, nel terzo millennio, si vada assistendo a un boom dei banchi dei pegni.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Santacroce Benedetto – Sbandi Ettore 
Titolo: Brexit, registro per beni a dazi zero al via – Brexit, al via da domani la registrazione per i beni con i dazi azzerati
Tema: Brexit
Da domani pienamente operativo il portale Rex che consente l’iscrizione elettronica nel registro degli esportatori e facilita la gestione dei beni con origine preferenziale con abbattimento dei dazi anche nei rapporti con il Regno Unito. In effetti, con l’accordo di libero scambio sottoscritto da Ue e Uk, le merci di origine preferenziale, come tali correttamente auto-dichiarate dagli esportatori, beneficiano degli effetti dell’area di libero scambio con dazi di import zero. La certificazione dell’origine preferenziale delle merci, però, necessita di un duplice piano di approfondimento, uno sostanziale e uno formale. Quanto al primo tema, quello sostanziale, gli operatori devono essere in grado di stabilire se i propri beni sono interamente ottenuti nell’Ue o, almeno, sono ivi sufficientemente lavorati in coerenza con le regole dell’accordo. Sul punto, è interessante notare come si registrano dei disallineamenti normativi e applicativi tra le regole Ue e quelle Uk perch é, se da un lato l’accordo tra le parti prevede solo la possibilità di cumulo bilaterale, in molti altri simili accordi, che il Regno Unito sta concludendo con decine di altri Paesi, sono considerati originari, in quegli ambiti, anche i beni unionali, con grande beneficio per l’industria locale e, forse, a scapito di quella Ue. Ma è sul piano formale che, ora, si registrano le maggiori novità e le necessità di ulteriore chiarimento da parte di Dogane.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Tucci Claudio 
Titolo: Lavoro: scontro su licenziamenti, cassa Covid e contratti a termine – Lavoro, 8 miliardi nel decreto Scontro sui licenziamenti
Tema: Lavoro

Riunione dopo riunione. Il pacchetto lavoro destinato a entrare nel decreto Ristori sale di “peso”, attestandosi, adesso, intorno agli 8 miliardi di euro (sui 32 miliardi complessivi di scostamento autorizzati dal Parlamento). La novità dell’ultima ora è l’ipotesi di allungare di due mesi la Naspi(l’indennità di disoccupazione) a favore dei beneficiari con il sussidio in scadenza tra gennaio e marzo; replicando, in sostanza, l’intervento fatto in estate con il decreto Agosto (costo stimato circa 500 milioni). Dopo l’incontro di venerdì con i sindacati (il faccia a faccia con le imprese è in calendario domani) sembra confermarsi la linea della selettività, ma soprattutto della “differenziazione” delle misure di sostegno al reddito per affrontare il “post 31 marzo”. Per chi attualmente fruisce di assegno ordinario (Fis) e Cig in deroga emergenziale (le 12 settimane già contenute in manovra si possono chiedere da gennaio fino al 30 giugno ), ed è ancora in forte difficoltà, arriveranno altre 26 settimane di ammortizzatore gratuito, coprendo così questa platea di imprese e lavoratori (in qualche caso anche chi in Cigs), in pratica, fino all’autunno. L’industria e pochissime altre realtà saranno invece”estromesse” dalla cassa Covid-19 (qui le 12 settimane gratuite della legge di bilancio 2021 terminano infatti prima, il 31 marzo).
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Trovato Isidoro 
Titolo: «Fisco, così la riforma delle aliquote»
Tema: Fisco

Recuperare la classe media. Istruzioni per l’uso. E’ questo il senso più forte delle proposte presentate al governo da parte di una commissione di esperti voluta dai commercialisti italiani per formulare ipotesi di riforma dell’Irpef e di possibile abolizione dell’Irap. Le proposte, che vanno viste come un pacchetto coerente piuttosto che come un “menu” da cui trarre singole misure, vanno nella direzione di una maggiore equità fiscale tra lavoratori dipendenti e lavoratori autonomi, di una restituzione del potere d’acquisto al ceto medio e di una semplificazione del sistema impositivo. «La semplificazione resta sempre l’obiettivo agognato nel nostro sistema fiscale – ricorda Carlo Cottarelli, che ha fatto parte della commissione voluta dal Consiglio nazionale dei commercialisti – dal ’74 non se ne vede una davvero efficace. Da allora ogni governo ha aggiunto nuovi meccanismi fiscali senza eliminare i precedenti creando una giungla di adempimenti quasi inestricabil e e molto costosa. Oggi ogni beneficio è limitato dalle complicazioni che comporta. Per pensare a una riforma e a un piano di semplificazione serve un governo stabile che abbia questa come priorità». Intanto però l’attenzione si rivolge alle possibili correzioni dell’Irpef e in tal senso nasce la proposta di riforma delle aliquote di tassazione.
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Testata:  Stampa 
Autore:  De Romanis Veronica 
Titolo: Riforme subito o addio fondi Ue
Tema: Riforme

E’ passata oramai una settimana dalle dimissioni delle ministre di Italia Viva. Il governo ha ottenuto la fiducia. Ma non è sufficiente. Il passo successivo è quello di provare a allargare la maggioranza. C’è il rischio di elezioni anticipate. Un governo nel pieno dei suoi poteri è indispensabile. Non solo a garanzia della salute dei cittadini, ma anche per adottare decisioni cruciali per il futuro del Paese. L’Italia è il maggior beneficiario dei finanziamenti che arriveranno da Bruxelles. Ai quali si aggiungono, non dimentichiamolo, gli interventi della Banca centrale europea (Bce) che compra titoli di debito di tutti gli Stati membri dell’euro e, in misura particolare, del nostro. La ragione di una mobilitazione di risorse così ingenti non risiede tanto – come viene spesso raccontato da diversi esponenti della maggioranza – nell’aver “negoziato bene con gli altri partner”, bensì nel fatto di essere l’economia più vulnera bile. L’Italia è osservata speciale, oramai da tempo. La sua ripartenza è considerata fondamentale perla ripresa e la stabilità dell’intera area. Per questo, l’Europa ci chiede di fare bene e presto. Il governo, invece, prende tempo.
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Societa’, istituzioni, esteri

Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Fabbrini Sergio 
Titolo: I vincoli che frenano il mandato di Biden – I vincoli esterni e interni che frenano Biden
Tema: Biden inizia il suo mandato

Centinaia di milioni di persone hanno seguito mercoledì scorso la cerimonia di giuramento del nuovo presidente americano Joe Biden. L’America continua ad essere, nonostante tutto, il punto di riferimento della politica globale. Ciò che avviene a Washington D.C. è destinato ad influenzare ciò che avverrà altrove. Alexis de Tocqueville (1805-1859) scrisse che l’America rappresentava il futuro degli altri Paesi. Ascoltando Biden, molti avranno pensato che quel futuro sarà migliore del passato lasciato da Donald Trump. Di sicuro. Tuttavia, esso non sarà così benigno come sarebbe necessario. Biden dovrà affrontare sfide interne ed esterne che vincoleranno non poco la sua azione. Subito dopo il giuramento, Biden ha presentato il suo American Rescue Plan per contrastare l’emergenza pandemica. Si tratta di un Piano di 1.900 miliardi di dollari, costituito di quattro programmi.[…]Biden vorrebbe ricorrere alla procedura legislati va ordinaria (regular order) che prevede la discussione dei singoli provvedimenti nelle commissioni e sottocommissioni, il ricorso ad audizioni, quindi il voto. Tale procedura legislativa, però, non può funzionare senza un accordo tra i due partiti congressuali (in particolare al Senato) e la loro disponibilità a rispettare impegni e tempi. Nonostante gli sforzi unitari di Biden, nel Congresso non ci sono le condizioni per una politica bi-partigiana.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Valsania Marco 
Titolo: Biden cerca alleati tra i repubblicani: slitta il voto su Trump
Tema: Biden inizia il suo mandato

La luna di miele di Joe Biden con l’opposizione repubblicana è a rischio. E al cuore della disputa è il primo caposaldo dell’agenda della nuova Casa Bianca, il piano di soccorso da 1.900 miliardi di dollari per l’economia assediata dal coronavirus. Leader conservatori, radicali e moderati, hanno espresso pesanti riserve sul pacchetto d’emergenza, che comprende nuovi assegni alle famiglie, più generosi sussidi ai disoccupati, aiuti agli stati e fondi per campagne di vaccinazione di massa. Hanno denunciato che il costo è troppo elevato, dopo i 4.000 miliardi stanziati dal Congresso nell’ultimo anno. Numerosi repubblicani hanno inoltre criticato come provocatorio il blitz di decreti presidenziali di Biden, una trentina in tre giorni, accusato di promuovere un’agenda troppo progressista, dal cambiamento climatico ad aumenti del salario minimo. La nuova amministrazione, per tutta risposta, ha fatto scattare un’offensiva negoziale per sbloccare l’impasse.
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Testata:  Sole 24 Ore 
Autore:  Scott Antonella 
Titolo: Caso Navalny, proteste e arresti in tutta la Russia – In piazza nel nome di Navalny Proteste e arresti in tutta la Russia
Tema: Rivolte a Mosca

«Non avere paura Navalny, noi non ne abbiamo». Dicono sul serio, e sono in tanti. Molti più del previsto. La Russia degli oppositori del Cremlino si è unita ieri alla sfida lanciata in carcere dal grande accusatore ed è scesa in piazza, dall’Estremo Oriente fino a Pietroburgo. Sfidando il freddo (-5o° a Yakutsk, con la nebbia a confondere gli schieramenti di polizia e manifestanti), il contagio del coronavirus e gli avvertimenti delle autorità. Gli arresti erano iniziati fin dalla vigilia contro chiunque invitasse a partecipare a un «evento pubblico illegale». Così come Navalny è stato fermato il 17 gennaio non appena ha messo piede in Russia, di ritorno dalla Germania dove è riuscito a superare l’avvelenamento che, accusa, è stato ordinato da Vladimir Putin, le autorità vorrebbero stroncare sul nascere ogni possibilità che il suo movimento si rafforzi, che il ritorno dell’attivista anti -corruzione raccolga abbastanza consensi da impensierire la tenuta del regime. Ma lui è tornato per questo, convinto di poter essere più credibile nella sua crociata contro il potere dall’interno del Paese, anche dal carcere, piuttosto che dall’esilio. La sua scommessa ieri è sembrata corretta.
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Testata:  Corriere della Sera 
Autore:  Dragosei Fabrizio 
Titolo: Russia in piazza per Navalny Arrestata anche la moglie – Il popolo di Navalny scende in piazza Duemila arresti in tutta la Russia
Tema: Rivolte a Mosca

Oltre centomila persone sono scese in piazza in tutta la Russia contro l’arresto di Aleksej Navalny, il più famoso oppositore di Putin avvelenato ad agosto in Siberia che ora rischia fino a tredici anni di carcere. In tanti hanno affrontato il freddo, le minacce e i pericoli che nel Paese corre oggi chiunque contravvenga alle severissime leggi contro manifestazioni e dissenso. E questo nonostante in più di 7o città le autorità avessero fatto di tutto per impedire la protesta. Almeno 2.500 dimostranti sono stati fermati e finiranno presto davanti a un giudice. Parecchi malmenati. Tra i fermati, anche la moglie di Navalny, Yulia (poi rilasciata) e i suoi avvocati. Nei giorni scorsi arrestata anche la portavoce Kira Yarmysh. Complessivamente quella di ieri è stata la più vasta dimostrazione dell’esistenza di un significativo dissenso che non si vedesse da anni. E vero, come il Cremlino fa spesso notare, il presidente gode ancora di un grandissim o supporto nel Paese, ma quelli che lo contestano sono le forze più vitali, sono le colonne della futura Russia. I giovani scolari e gli universitari, la borghesia professionale non più solo delle grandi città come Mosca e San Pietroburgo, ma anche di moltissimi centri sparsi per undici fusi orari. Da Vladivostok sul Pacifico alle gelide Yakutsk (meno 5o gradi ieri) e Krasnoyarsk, a Kaliningrad sul Baltico. E poi all’estero, Kiev, Roma, Berlino. Per bloccare i minori, le scuole si erano inventate una giornata di lezioni nonostante fosse sabato, con la minaccia di espulsione per chi non si fosse presentato. Rallentati i social, soprattutto Tik Tok e Vkontakte e le comunicazioni telefoniche. Poi avvisi pressanti a chi avesse deciso di prender parte alle marce non autorizzate: pesanti pene e rischio Covid.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  D’Argenio Alberto 
Titolo: La Ue condanna l’escalation e prepara nuove sanzioni
Tema: Rivolte a Mosca

E’ di condanna la reazione europea agli arresti di massa ai danni dei sostenitori di Aleksej Navalnyj. Domani I ministri degli Estera dell’Ue si troveranno a Bruxelles per un delicato vertice nel quale inizieranno a discutere l’ampliamento delle sanzioni a carico degli apparati più vicini a Vladimir Putin. Col presidente dei Consiglio europeo, Charles Michel, che venerdì in una telefonata con lo Zar ha spiegato che se non libererà l’oppositore, a mar 20 1 leader dei 27 andranno oltre, affrontando «un dibattito strategico delle relazioni Ue-Russia». Ieri è stato l’Alto rappresentante Josep Sorrell a esprimere la preoccupazione” per gli arresti. «Deploro le detenzioni, l’uso sproporzionato della forza e l’interruzione delle connessioni Internet e telefoniche. Lunedì discuteremo i prossimi passi».
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Rampini Federico 
Titolo: Svolta in Afghanistan Biden vuole rivedere l’accordo con i talebani
Tema: Biden- Afghanistan

Ha prestato giuramento il generale Lloyd Austin, il primo afroamericano segretario alla Difesa, e subito affronta le due priorità del Pentagono: Afghanistan e Cina. II mi itare 67enne, a riposo dal 2016 dopo 41 anni sotto le armi, ha avuto in tempi rapidi sia l’approvazione del Senato, sia la deroga speciale alla legge che vuole solo civili alla guida delle forze armate. Lo ha aiutato un curriculum impeccabile, secondo solo a quello di Colin Powell, che guidò la prima Guerra del Golfo, fu capo di stato maggiore, e segretario di Stato con George W. Bush. Austin è stato l’unico militare di colore ad avere diretto il Central Command, da cui dipendono le forze dispiegate in Afghanistan, Iraq, Yemen e Siria. Proprio l’Afghanistan è il primo test che lo attende, con un’urgenza particolare. L’Amministrazione Biden ha annunciato la verifica del rispetto degli accordi raggiunti nel febbraio 2020 con i talebani.
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Testata:  Repubblica 
Autore:  Rampini Federico 
Titolo: Addio Larry King re delle interviste a potenti e star – Larry King il maestro del talk che amava le bretelle
Tema: Addio a Larry King

Le bretelle più famose nella storia del giornalismo ci hanno lasciato. Larry King è morto ieri a Los Angeles all’età di 87 anni. Era stato ricoverato per coronavirus, era un soggetto a rischio dopo un ictus e problemi polmonari che lo avevano colpito nel 2019. King è stato per decenni un’icona della tv mondiale e l’inventore di un “genere” d’intervista così popolare che nessun americano era una vera celebrity finché non veniva consacrato da un invito nel suo studio. Il giorno del suo addio alla Cnn, nell’ultimo show a lui dedicato il 16 dicembre 2010, fra tante star anche Barack Obama aveva registrato un cameo in suo omaggio.
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Testata:  Messaggero 
Autore:  Scarpa Giuseppe 
Titolo: La fine di Luca nell’ambasciata d’Italia – La morte di Luca nei video «Dalla Farnesina silenzio»
Tema: ll caso Luca Ventre
Entra vivo nell’ambasciata italiana a Montevideo. Dopo 37 minuti esce privo di sensi. Già «morto» per il fratello della vittima, trascinato da due poliziotti. Ufficialmente il decesso è registrato alle 8.30 in ospedale dove viene trasportato incosciente. È la storia di Luca Ventre. L’italiano di 35 anni che lo scorso primo gennaio scavalca il cancello della sede diplomatica perché vuole parlare con un funzionario, trova due vigilantes di guardia nel giardino della rappresentanza. Lo placcano, uno dei due gli cintura il collo e lo immobilizza a terra. Lo neutralizza. Lo tiene così per diverso tempo. Troppo. Fino a quando il corpo del ragazzo non si muove più. Poi viene trascinato via a peso morto, preso dalle ascelle, con la testa reclinata in avanti e i piedi che strisciano in terra. Adesso la procura di Roma vuole vederci chiaro. Già in settimana è possibile che il pm Sergio Colaiocco, magistrato titolare della deli cata inchiesta sul caso Regeni, iscriva i vigilantes con l’accusa di omicidio preterintenzionale.
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Testata:  Messaggero 
Titolo: Atlante – La pandemia e i Paesi poveri
Tema: Covid e povertà

La nuova lotta per la vita si combatte intorno al vaccino, divenuto il bene più prezioso dell’arena internazionale. Il capovolgimento di illusioni è vertiginoso. All’inizio del primo lockdown, il 7 marzo 2020, una nuova utopia aveva preso a correre in Europa. Gli uomini – si diceva – sarebbero diventati più buoni e il mondo più umano. E, invece, la lotta per la vita non ha perso niente della sua spietatezza, tanto nella vita privata, quanto in quella pubblica.[…]Tra gli Stati, Invece, nessuna guerra civile ha avuto fine. La Siria, lo Yemen, l’Afghanistan, la Libia, l’Iraq, hanno continuato a combattere in piena pandemia. Come se non bastasse, nuove guerre hanno avuto inizio in Nagorno-Karabakh e pure in Etiopia. Se poi volgiamo Io sguardo alle multinazionali del vaccino, quasi dispiace di vivere in un mondo in cui le informazioni circolano così velocemente grazie a internet. Nel Novecento, le utopìe avevano almeno il tempo di fare qualche m etro. Oggi, vengono fermate sulla porta di casa.
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