Civiltà del Lavoro, n. 2/2023

20 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro | marzo • aprile 2023 Una parte dell’acqua utilizzata per le coltivazioni torna, comunque e sempre, nel sottosuolo. Una speranza per fronteggiare il cambiamento climatico con una produzione agricola sostenibile sono anche le tecnologie di evoluzione assistita. Anche l’agricoltura è chiamata a fare la sua parte contro il cambiamento climatico e per la decarbonizzazione: quali sono le iniziative più importanti? Agricoltura e foreste sono le uniche attività produttive in grado di sottrarre anidride carbonica dall’atmosfera, incorporandola stabilmente nei suoli e nei vegetali, andando così a compensare le emissioni di CO2 residue anche di altri settori produttivi. Per tali motivi gli agricoltori, i silvicoltori e i gestori del territorio hanno elevate attese sullo sviluppo di un nuovo modello economico legato all’assorbimento di carbonio nei suoli. Anche in relazione all’iter legislativo europeo sui cicli sostenibili del carbonio, che vedrà nei prossimi due anni definire il percorso attuativo per gli Stati membri, è importante dotare l’Italia di regole condivise. In questo modo sarà possibile supportare le imprese del settore nella valorizzazione dei servizi ecosistemici, funzionali all’assorbimento di carbonio, alla gestione razionale dell’acqua e alla tutela delle biodiversità. Per Confagricoltura è importante che vengano valorizzati sia i percorsi di mantenimento dei depositi di carbonio e sia il loro incremento, come pure l’ulteriore impegno nella riduzione delle emissioni. Aspetti, questi, fondamentali per perseguire l’obiettivo di neutralità climatica al 2050 indicato dall’Ue attraverso la mitigazione delle emissioni prodotte e l’assorbimento di quelle residue. Le imprese agricole, con i loro impianti a biogas e biomasse, contribuiscono a più del 6% della produzione elettrica rinnovabile del Paese, operando fattivamente alla transizione energetica e alla decarbonizzazione. Sulle biomasse riteniamo necessario riconsiderare il ruolo di quelle legnose nella produzione di energia, che oggi risulta assolutamente marginale e in riduzione al 2030. Il recente incremento dei costi dell’energia ha evidenziato, da un lato, l’urgenza per il nostro Paese di incrementare la propria capacità di produzione di energia, in particolare da fonti rinnovabili, dall’altro che la transizione energetica non può prescindere dalla sostenibilità sociale ed economica oltre che ambientale. In tale logica, i circa 12 milioni di ettari di boschi italiani possono offrire un contributo significativo e immediato sia per la diversificazione che la sicurezza energetica del Paese, mediante l’adozione di pratiche di gestione attiva e sostenibile capaci di traguardare, congiuntamente, la Foto eric1513 © 123RF.com

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