Workshop a Firenze, D’Amato: “Valorizziamo la cultura, non è un costo ma un investimento”

“La cultura, anche in un periodo di crisi economica, non può essere considerata un costo, ma deve essere vista come un investimento per la crescita e lo sviluppo. Ma in Italia, dove è concentrato oltre il 50 per cento del patrimonio culturale mondiale, bisogna dire con chiarezza che il problema è quello della governance e non è quello delle risorse”. Lo ha detto Antonio D’Amato, Presidente della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro, chiudendo il workshop “La tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale: attori e modelli”, che si è svolto oggi nel Complesso Vasariano della Galleria degli Uffizi.
Al centro dell’iniziativa, organizzata della Federazione e realizzata in collaborazione con il Gruppo Toscano e la Galleria degli Uffizi, il confronto tra diverse esperienze di governance di poli museali nazionali e internazionali.
Dopo gli interventi introduttivi di Cesare Puccioni, Presidente del Gruppo Toscano della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro, e del Sindaco di Firenze, Dario Nardella, sono seguite le relazioni di Anna Coliva, Direttore della Galleria Borghese, Antonio Natali, Direttore della Galleria degli Uffizi, Nicola Spinosa, storico dell’arte e già Soprintendente per il Polo Museale di Napoli, e Carl Brandon Strehlke, Curatore Emeritus del Philadelphia Museum of Art.
Al dibattito, moderato da Armando Massarenti, responsabile del “Sole 24 Ore Domenica”, sono intervenuti anche i Cavalieri del Lavoro Luigi Abete, Franco Bernabè, Francesco Merloni e Lorenzo Sassoli de’ Bianchi.
“Con il workshop di oggi – ha annunciato D’Amato – parte l’ambizioso progetto Cultura della Federazione dei Cavalieri del Lavoro. Dopo Firenze, faremo tappa a Perugia, Napoli e Venezia. Affronteremo i temi dell’education, del rapporto fra grandi città e tutela del patrimonio e della valorizzazione dei beni culturali. Già oggi, all’interno della Federazione, sono oltre 130 i Cavalieri attivi nel settore dei beni culturali: il nostro obiettivo è metterli insieme in un network per realizzare interventi e avanzare proposte concrete”.
Il nesso fra cultura e sviluppo economico è molto stretto, ma proprio per questo, ha concluso D’Amato, “occorre procedere con un progetto integrato e con riforme vere. Abbiamo una grande responsabilità, dobbiamo non solo difendere e tutelare il patrimonio straordinario che abbiamo ereditato, ma è necessario anche valorizzarlo”.
“La dichiarata centralità che la cultura assume nella politica riformista del governo, è sicuramente un segno di novità, dopo anni di colposa e grave latitanza. E fa bene il ministro Franceschini ad affermare che la cultura e la fruizione dei musei sono un servizio pubblico essenziale affrontando con decisione la questione degli scioperi e delle vecchie e consunte egemonie sindacali. Ma non basta l’Art Bonus, che pure è una cosa giusta, o la selezione di qualche nuovo direttore a livello internazionale, peraltro con procedure e criteri non del tutto condivisi. Occorre disegnare un grande progetto Paese nel quale la cultura sia al tempo stesso un motore di sviluppo e un patrimonio da tutelare e valorizzare con responsabilità e cura”.
“E’ legittimo e utile – ha aggiunto D’Amato – avere un confronto fra posizioni diverse sul modo con il quale governare il nostro patrimonio culturale. Solo così si evitano interventi parziali, magari di facciata, per andare al cuore dei problemi e alla loro soluzione. Su una cosa, però, non è possibile trovare alibi: anche in un Paese come il nostro, con i suoi vincoli di bilancio e pur con il peso del suo debito pubblico, bisogna riprendere a investire risorse significative sulla cultura. Gli equilibri di bilancio si facciano tagliando costi e spese improduttive. Sulla cultura bisogna investire, perché solo così si ha un paese all’altezza delle proprie responsabilità e capace di costruire il proprio futuro. E quando parliamo di investimenti mi riferisco sia a quelli pubblici che a quelli privati. I primi sono indispensabili perché parliamo del futuro del Paese. I secondi sono attivabili in maniera significativa se i nodi della governance, della trasparenza, del rigore saranno sciolti da una vera e seria riforma.”
