UN PATTO NECESSARIO per l’innovazione che conta N.2/2026

È un momento preciso nella mia storia imprenditoriale che racconta il valore fondamentale del rapporto tra università e impresa. Alla fine degli anni Ottanta, dopo la laurea in Scienze dell’informazione a Bari, scelsi di restare in Puglia. Molti lo giudicarono un rischio, ma la mia era una convinzione profonda: il territorio offriva accademia e ricerca d’eccellenza; mancavano solo le imprese capaci di valorizzarli. Da quell’intuizione è nata Abaco Software, poi confluita in Exprivia: un gruppo che oggi conta oltre 3.500 professionisti e un fatturato che ha superato i 350 milioni di euro, radicato al Sud ma proiettato in tutta Italia e nel mondo.
Questa crescita non sarebbe stata possibile senza un rapporto costante, strutturato e fruttuoso con il mondo della ricerca, inteso non come un mondo separato, ma come pratica quotidiana da vivere insieme. Exprivia non osserva la ricerca dall’esterno; ne fa parte strutturalmente. La collaborazione con atenei d’eccellenza come il Politecnico di Bari, l’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, il Politecnico di Milano, la Sapienza di Roma, Tor Vergata, la Federico II, l’Università di Bologna, le Università milanesi Bicocca e Statale e molte altre, rappresenta innanzitutto il nostro canale privilegiato per identificare e formare competenze. Tirocini, tesi in azienda e dottorati industriali permettono ai giovani ricercatori di confrontarsi con le sfide reali del mercato, prima e dopo la laurea, e alle imprese di contribuire a orientare i percorsi formativi verso competenze necessarie al mercato.
Mentre le imprese sono spesso focalizzate sul breve periodo, la ricerca accademica ha il privilegio di esplorare l’orizzonte di medio e lungo periodo. Collaborare con le università, i centri di ricerca come il Cnr, i centri di innovazione come il Cefriel o le Fondazioni di ricerca come Grins (Growing Resilient, Inclusive and Sustainable), significa vedere in anticipo le trasformazioni tecnologiche anziché subirle.
In particolare, la Fondazione GRINS, che rappresenta uno dei principali partenariati estesi nato dai fondi del Pnrr, è focalizzata sulla misurazione dei fattori di sostenibilità e resilienza economica e sociale. In questo contesto, Exprivia ha agito come vero leader tecnologico attraverso la progettazione e lo sviluppo della piattaforma AMELIA (dAta platforM for the transfEr of knowLedge and statistIcal Analysis): si tratta di un ecosistema digitale avanzato per la gestione di dati georeferenziati e granulari, che permette di analizzare fenomeni socio‑economici‑politici complessi con una capacità senza precedenti. Grazie ad AMELIA, la ricerca pura nelle scienze economiche e sociali si traduce in evidenze concrete e strumenti decisionali per orientare le politiche pubbliche e le strategie industriali verso modelli di sviluppo sostenibile, il tutto attraverso una piattaforma di acquisizione e trattamento dei dati estremamente avanzata.
Per rendere efficace questo scambio, Exprivia ha integrato in modo stabile le attività di ricerca all’interno del proprio framework di gestione dell’innovazione. La ricerca non è un ambito separato, ma una sorgente strutturale dei nostri processi di innovazione. Per questo investiamo sistematicamente nel trasferimento del know‑how verso le nostre unità di produzione, con l’obiettivo di industrializzare i principali risultati della ricerca e renderli scalabili. In questo modo valorizziamo l’intera filiera che va dalla ricerca all’innovazione e dall’innovazione al mercato, trasformando la conoscenza scientifica in soluzioni concrete capaci di generare cambiamento e impatto reale.
Le best practice nazionali e internazionali, dai progetti Horizon al Pnrr, hanno dimostrato che le partnership pubblico‑private sono lo strumento più rilevante per la collaborazione, non solo un’opportunità contingente. Quando imprese e istituzioni della ricerca costruiscono relazioni solide e continuative, diventa possibile condividere rischi, investimenti e visione, aumentando l’impatto complessivo dei progetti. In questo modello il trasferimento tecnologico si fonda su una collaborazione paritaria, che va ben oltre l’accesso ai talenti: significa mettere in comune competenze, idee, infrastrutture e obiettivi, ciascuno portando il meglio delle proprie specificità. Exprivia opera secondo questo approccio all’interno di distretti come DHITECH e MEDISDIH, dove l’impresa contribuisce a orientare la ricerca verso applicazioni concrete e, al tempo stesso, valorizza il contributo scientifico per sviluppare soluzioni innovative, sostenibili e aderenti ai bisogni reali del mercato.
Il problema del sistema Italia resta la frammentazione e l’incertezza: incentivi volatili e programmi rinominati continuamente. Occorrerebbero invece orizzonti pluriennali e una governance intersettoriale tra Mimit, Mur e Presidenza del Consiglio che allinei strumenti e fondi regionali, nazionali ed europei. A questo andrebbe affiancata una reale semplificazione amministrativa, oggi particolarmente penalizzante per tutte le imprese, ma in particolare per le Pmi, che rischiano di restare escluse dai percorsi di ricerca e innovazione più avanzati.
La sovranità tecnologica europea non è più uno slogan, ma una necessità strategica sempre più urgente. In un mondo dove il controllo di microchip, IA e dati abilita lo sviluppo, l’obiettivo dell’Unione europea – costruire campioni industriali e dare stabilità agli strumenti – non può che essere la strada giusta in un mondo diventato molto instabile. Oggi, con le rivoluzioni dell’Intelligenza artificiale e dell’osservazione satellitare, solo la collaborazione tra chi ricerca e chi produce può permettere anche in Italia di guidare la transizione digitale. Ho scommesso sul talento di questo territorio trent’anni fa e la scommessa ha funzionato. Resto convinto che, con strumenti stabili, relazioni di fiducia e un autentico patto tra ricerca e impresa, questa visione possa continuare a generare valore per Exprivia e per il Paese.
Di Domenico Favuzzi
