Trasformare la visione IN SVILUPPO N.3/2026

L'Africa non è un’emergenza da gestire, ma un continente con cui costruire un futuro condiviso. È una convinzione che, da imprenditore, porto avanti da molti anni e che il Piano Mattei ha avuto il merito di riportare al centro dell’agenda politica italiana. Il suo valore è superare una logica assistenziale per costruire un partenariato fondato sul rispetto reciproco, sugli investimenti e sulla crescita comune.
Noi di OMR Automotive conosciamo bene il significato di questa scelta. Il Marocco è stato il primo paese nel quale abbiamo avviato il nostro percorso di internazionalizzazione, molto prima che l’Africa diventasse una priorità strategica per l’Europa. Da allora il Gruppo è cresciuto fino a essere presente in quattro continenti. Ma il risultato di cui vado più orgoglioso riguarda le persone: nelle nostre aziende lavorano collaboratori provenienti da 47 paesi. È il frutto di una cultura d’impresa che considera inclusione, formazione e valorizzazione delle competenze i veri motori della competitività.
È con questa esperienza che guardo al Piano Mattei. La direzione è quella giusta. Il Piano individua ambiti strategici coerenti con le esigenze dei paesi africani e riconosce il ruolo di imprese, università, organizzazioni internazionali e istituzioni finanziarie. È un’impostazione che condivido: senza il coinvolgimento del sistema produttivo non esiste cooperazione capace di generare sviluppo duraturo.
Credo però che il progetto possa essere ancora più ambizioso. A mio avviso dovrebbe includere, con decisione, anche il settore automotive, una delle principali filiere industriali europee, oggi impegnata ad affrontare la transizione tecnologica, la crescente concorrenza asiatica e il rallentamento del mercato.
Il Piano Mattei potrebbe favorire l’insediamento in Africa di un numero significativo di componentisti europei (fornitori di parti di auto), creando occupazione nei paesi partner e offrendo nuove prospettive a un comparto che sta perdendo volumi produttivi e posti di lavoro.
Il Marocco rappresenta un’opportunità concreta. La presenza di Stellantis e Renault costituisce una base industriale sulla quale costruire un ecosistema capace di attrarre nuovi investimenti. Perché questo avvenga servono accordi di fornitura, programmi di localizzazione produttiva e strumenti di sostegno che coinvolgano costruttori, componentisti e governi. È necessario stipulare contratti e impegni di forniture per i componentisti europei che volessero investire in quel paese. I governi potrebbero sostenere i costruttori europei, laddove sono presenti, in questo processo di internazionalizzazione. È un modello che ho già sperimentato con successo in Brasile, Cina e Stati Uniti e che potrebbe diventare una leva di sviluppo anche per l’Africa, generando benefici per entrambe le sponde del Mediterraneo.
Sarei però un cattivo testimone se tacessi sulle criticità. Le risorse disponibili appaiono ancora limitate rispetto all’ambizione del progetto. Senza investimenti certi e una programmazione pluriennale il rischio è che il piano resti una dichiarazione di intenti. Allo stesso tempo sarà indispensabile semplificare la burocrazia, perché le imprese hanno bisogno di procedure rapide, regole chiare e tempi compatibili con il mercato. Un progetto di questa portata richiede inoltre continuità e non può essere condizionato dai cicli politici.
Il partenariato pubblico-privato sarà credibile solo se l’Africa verrà coinvolta come protagonista dello sviluppo e non come semplice destinataria di politiche energetiche o migratorie. Lo sviluppo nasce dalla condivisione degli obiettivi e dalla costruzione di filiere industriali capaci di creare competenze, occupazione e valore.
La strada è quella giusta. Ora bisogna trasformare la visione in risultati concreti. Servono investimenti, formazione, infrastrutture e imprese pronte a costruire relazioni industriali durature. L’Africa sarà sempre più un continente nel quale si produrranno automobili compatte, accessibili e destinate a una domanda in forte crescita: una prospettiva industriale che l’Europa non può permettersi di ignorare.
Noi imprenditori, e in particolare la comunità dei Cavalieri del Lavoro, possiamo contribuire a questa sfida mettendo a disposizione competenze, capitali e cultura industriale. Il Piano Mattei sarà un successo quando saprà trasformare le intenzioni in investimenti, gli investimenti in imprese e le imprese in lavoro, dignità e crescita condivisa. Solo allora avremo costruito un autentico partenariato tra Europa e Africa.
Di Marco Bonometti
