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TERMALE, L’OPPORTUNITÀ di un turismo differente N.2/2026

31/05/2026

Come Presidente e Amministratore delegato di FGH – Franco Gnutti Holding Spa, guido un Gruppo con un organico di 2.800 dipendenti che opera in settori diversi – sicurezza e trasporto valori, metallurgia, termale‑turistico – con un approccio industriale unificato: compliance rigorosa, processi standardizzati e governance armonizzata che trasformano diversità in efficienza sistemica. Questa visione si applica trasversalmente, dalle flotte Fidelitas ai reparti di Service Metal Company, fino a Terme di Sirmione, dove dal 2012 abbiamo accelerato l’industrializzazione di un patrimonio storico per renderlo sempre più sostenibile e competitivo, senza snaturarne l’identità.

Sirmione è oggi uno dei simboli italiani del fenomeno dell’overtourism: nonostante gli sforzi dell’amministrazione comunale – con il piano “Sirmione 2026”, Ztl estive prolungate, più giornate pedonali e street tutor – la pressione dei flussi resta altissima e il dibattito pubblico ruota attorno alla necessità di evitare nuovi “giorni critici” come quelli che hanno fatto scuola negli anni scorsi.

Non pretendo di offrire soluzioni semplici a un problema tanto complesso; l’overtourism è legato a fattori organizzativi, ricettivi, di mobilità, ma anche a interessi spesso divergenti tra stakeholder – albergatori, ristoratori, commercianti, gestori di servizi – che non sempre hanno saputo o voluto concordare azioni preventive comuni. Una responsabilità di fondo esiste perché per anni i flussi sono cresciuti più in fretta della capacità del territorio di governarli; e alla fine a rimetterci è il turista, che vive un’esperienza di caos, rincari e disservizi, ma anche il territorio, che si impoverisce in termini di offerta e qualità ambientale.

In questo contesto il turismo termale, con Terme di Sirmione, rappresenta una controtendenza interessante dal punto di vista imprenditoriale. La Fonte Boiola, captata nel 1889, non è solo un’attrazione paesaggistica, ma il cuore di un modello di turismo rigenerativo che prova a contrastare l’overtourism con qualità, destagionalizzazione e sostenibilità. Qui gestiamo un ecosistema integrato: quattro hotel con reparti termali e benessere, lo SPA Thermal Garden su 14mila metri quadri, il Therapy District accreditato con il Servizio Sanitario Nazionale per molteplici specialità, oltre a Golf Bogliaco, storico campo del 1912, che integra il turismo sportivo e contribuisce a distribuire le presenze.

L’Acqua sulfurea salsobromoiodica di Terme di Sirmione è un bene prezioso, che richiede infrastrutture importanti: una rete di condutture e centrali automatizzate, immobili, piscine e aree verdi gestiti con logica industriale per garantire efficienza energetica e controllo dell’impatto ambientale.

Da imprenditore vedo nel termale un’opportunità per uscire dalla logica del “tutto e subito” tipica del turismo di massa. Mentre l’overtourism concentra in pochi mesi flussi ingestibili – tanto che il Comune ha dovuto estendere Ztl e pedonalizzazioni per bilanciare esigenze di visitatori e residenti – il modello termale privilegia soggiorni più lunghi, esperienze slow, personalizzate, focalizzate su salute e benessere psicofisico. Non si tratta solo di volumi, ma di valore: retreat di mindfulness, programmi di cura per vie respiratorie, articolazioni, pelle; percorsi in piscine termali, saune e aree relax; ospitalità integrata; cosmesi derivata dall’Acqua.

A livello di sistema Paese, il turismo termale e del benessere – oltre 320 stabilimenti, secondo il ministero del Turismo e Federterme – è riconosciuto come leva strategica di destagionalizzazione e di equilibrio dei flussi. In questo quadro, l’apertura per 12 mesi degli hotel di Terme di Sirmione e delle sue strutture termali non ha mai portato, da sola, più utili all’azienda; anzi, è spesso più onerosa che conveniente nel breve periodo. La considero però un investimento in sostenibilità, destagionalizzazione e abitabilità del territorio: significa distribuire il lavoro nel corso dell’anno, creare le condizioni per assunzioni a tempo indeterminato, ampliare i servizi nei periodi di bassa stagione, offrire al territorio una presenza stabile e non solo stagionale oltre che un’offerta con tariffe differenziate e alla portata di tutti.

Da anni perseguiamo questa impostazione, ma non si inserisce ancora in un vero sistema cittadino condiviso. È una scelta di impresa che prova a guardare oltre il perimetro aziendale: non egoistica, ma orientata all’interesse e al bene comune, nella convinzione che non si possa aspettare soltanto una risposta dagli enti pubblici.

Per un territorio fragile come il Garda, il turismo termale è una risorsa perché contrasta la stagionalità spinta, crea occupazione qualificata, valorizza il verde e le infrastrutture esistenti, senza chiedere continui ampliamenti edilizi o carichi insostenibili alla mobilità.

Non nego che, anche qui, gli interessi tra operatori possano divergere: chi punta sui grandi numeri in alta stagione guarda talvolta con scetticismo a modelli basati su selettività e qualità. Il ruolo dell’imprenditore, però, non è fornire soluzioni facili a un fenomeno complesso come l’overtourism, ma costruire esempi concreti di turismo che dura: basati su compliance, formazione continua, indicatori di impatto, alleanze tra attori economici. Quando prevale la logica dei picchi incontrollati, alla fine a pagarne il prezzo sono il turista, che trova un territorio ostile, e la comunità locale, che vede erodersi il proprio patrimonio naturale e sociale.

Un termalismo autentico, fondato sull’acqua e su percorsi di salute, che svolge un servizio diverso dai centri benessere che non utilizzano acqua termale, può contribuire a invertire questa tendenza a condizione che venga riconosciuto, con il sostegno delle associazioni di categoria, come parte di una strategia condivisa e di una comunicazione di sistema chiara e consapevole per il cliente.

Di Giacomo Gnutti