“Tecnologia, IA e creatività del lavoro”: la rivoluzione è appena cominciata

Innovazione, progresso tecnologico, ma soprattutto Intelligenza artificiale sono gli argomenti dei quali si è discusso in occasione del terzo workshop preparatorio del Convegno nazionale “Il lavoro, la passione del fare”, che si è tenuto il 12 febbraio in modalità online.
Ad aprire l’incontro, intitolato “Tecnologia, IA e creatività del lavoro” è stato il presidente della Federazione Ugo Salerno, che ha parlato della rinnovata attenzione, nel dibattito pubblico, all’Intelligenza artificiale – disciplina nata in realtà negli anni Cinquanta del secolo scorso – grazie all’introduzione su larga scala di ChatGPT e dell’IA generativa, e ha sottolineato al tempo stesso le potenzialità dell’IA “agentica”, che potrebbe consentire di disporre, in un orizzonte di tempo neanche troppo lontano, di un numero elevato di assistenti virtuali in grado di potenziare le capacità del lavoro umano.
Dopo il saluto del presidente del Gruppo Toscano, Cesare Puccioni, al quale è affidata l’organizzazione del convegno di Firenze, ha preso la parola Barbara Caputo, docente del Politecnico di Torino e consigliere sull’IA del ministro della Difesa, che ha spiegato come lo sviluppo dell’IA oggi si determini all’interno delle big tech americane e non più nei centri di ricerca delle grandi università. La docente ha sottolineato poi come, a fronte di investimenti importanti che sono necessari dal punto di vista infrastrutturale, i benefici si avvertano solo facendo economie di scala, citando a questo proposito i settori bancario e assicurativo che sono già avanti in questo campo. Caputo si è soffermata anche sul cosiddetto “costo cognitivo” per i lavoratori, ovvero l’effetto che l’IA potrà avere in futuro sulla capacità delle persone di sapere svolgere determinati compiti. La docente si è detta fiduciosa circa la possibilità di adattamento, che è insita nella specie umana.
A seguire si sono succedute le testimonianze dei Cavalieri del Lavoro. Gianluigi Angelantoni, presidente del Gruppo Angelantoni Industrie, ha spiegato che l’IA a suo avviso avrà effetti molto diversi fra le professioni e che per la prima volta ad essere colpiti da questa rivoluzione tecnologica saranno soprattutto i colletti bianchi e in generale quei mestieri basati su procedure standard per le quali il rischio di sostituzione è reale. È probabile un aumento delle diseguaglianze ed è alto il rischio di creare una frattura fra chi saprà adoperare l’IA e chi no. Per questo motivo è fondamentale investire in formazione, mettere in atto politiche attive affinché questa transizione non sia dolorosa. Ha aggiunto inoltre che la tecnologia da sola non porta progresso, lo fa se porta con sé visione e competenza.
Successivamente è intervenuto Marco Galliani, presidente di Profilati, che ha spiegato con l’ausilio di alcune slide come è cambiato il processo di estrusione all’interno della propria azienda. L’IA è venuta in soccorso soprattutto nella possibilità di prevedere il comportamento dell’oggetto, confrontandolo con pezzi analoghi prodotti in precedenza e mettendo così a frutto tutto il know how accumulato dall’impresa. Galliani ha sottolineato come grazie all’introduzione dell’IA siano stati ridotti gli scarti e sia stata abbassata la percentuale di errore, portando così a un miglioramento complessivo del processo produttivo.
Per Paolo Panerai, ceo ed editor in chief di Class Editori, l’ingresso dell’IA generativa attraverso OpenAI e ChatGPT ha rappresentato una grossa minaccia nel settore editoriale e ha sottolineato il rischio di spersonalizzazione dell’informazione che deriva dal mettere a disposizione per l’addestramento dell’IA gli archivi delle grandi testate. A questo si aggiungono le questioni legate alla trasparenza e alla verificabilità delle fonti. Se usata, invece, per personalizzare il tipo di offerta e quindi per costruire un servizio a misura del lettore, l’IA secondo Panerai può portare dei vantaggi migliorando l’esperienza dell’utente.
Gianluigi Viscardi, presidente del Cluster Fabbrica Intelligente, ha ricordato che l’automazione è alla base della manifattura italiana e che la digitalizzazione le ha sicuramente conferito una forma diversa, introducendo per esempio la manutenzione predittiva, che consente di seguire al meglio il ciclo di vita di impianto rendendo qualsiasi “pit stop” più rapido possibile. Viscardi ha poi sottolineato che l’IA può certamente aiutare a gestire meglio il patrimonio di competenze presente dentro un’azienda e a fare sì che non si disperda nel passaggio da una generazione all’altra. Al tempo stesso, però, ha avvertito che non deve portare a una omologazione dei processi e non deve abbattere la creatività, grazie alla quale per esempio la meccanica italiana è apprezzata nel mondo.
A conclusione dell’incontro è intervenuto Franco Bernabè, presidente dell’Università di Trento, il quale ha fortemente stigmatizzato il grande furto di proprietà intellettuale che è stato compiuto dai motori di IA, avvenuto almeno inizialmente nella indifferenza generale. Le grandi questioni poste dall’IA, ha spiegato Bernabè, sono racchiuse in tre parole: conoscenza, esperienza, informazione. Un grande patrimonio che va protetto e che pone il problema della governance all’interno delle aziende. Bernabè ha innanzi tutto invitato ad affrancarsi dalla dipendenza degli Stati Uniti, che attraverso le big tech perseguono una strategia basata sul principio “the winner takes all”, e ha incoraggiato a guardare alla tecnologia – tanta, open source e di qualità – che i paesi europei possono adottare. Ha ribadito infine che l’Europa ha la possibilità di recuperare terreno e che deve investire sui propri giovani affinché, dopo essersi formati, lavorino nelle nostre industrie e non prendano il volo per gli Stati Uniti.
