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STRADE SOTTOMARINE per l’economia globale N.2/2026

31/05/2026

Nel mondo contemporaneo la sicurezza delle infrastrutture, l’innovazione tecnologica e la tutela dell’ecosistema marino non sono più ambiti separati ma dimensioni interdipendenti di un unico spazio strategico: il mare. Oggi circa il 99% dei dati intercontinentali viaggia attraverso cavi sottomarini, rendendo i fondali oceanici la vera infrastruttura fisica della globalizzazione digitale. Ogni giorno, lungo queste reti, passano anche transazioni finanziarie per un valore stimato di circa 10 trilioni di dollari, a dimostrazione di quanto l’economia globale dipenda da un’infrastruttura invisibile ma essenziale.

Con oltre 1,4 milioni di chilometri di cavi sottomarini già in esercizio e più di 530 sistemi attivi che collegano continenti, si è consolidata una nuova geografia del potere tecnologico ed economico. Questa rete non è solo connettività: è infrastruttura critica che determina flussi informativi, equilibri commerciali e capacità di influenza globale. La sua protezione è diventata una questione di sicurezza nazionale e internazionale, poiché un’interruzione può compromettere simultaneamente comunicazioni, mercati e servizi essenziali su larga scala.

La vulnerabilità di questo sistema è spesso sottovalutata proprio perché invisibile. Dal punto di vista tecnico, la concentrazione dei cavi in corridoi strategici e in punti di approdo costieri aumenta il rischio di interruzioni multiple, causate da incidenti, attività di pesca o eventi naturali. Sul piano geopolitico, i cavi sottomarini sono ormai asset strategici contesi: il controllo delle infrastrutture digitali influenza la competitività economica e la sicurezza delle comunicazioni globali, spostando parte del potere verso attori privati dotati di enormi capacità tecnologiche e finanziarie.

La dimensione strategica del mare emerge anche nella sua trasformazione in piattaforma energetica. La convergenza tra energia fisica e digitale è evidente: il Morocco‑UK Power Project, ad esempio, prevede la posa di due cavi sottomarini lunghi circa 3.800 km per trasportare fino a 3,6 gigawatt di energia rinnovabile verso il Regno Unito, una capacità superiore a quella della centrale nucleare Hinkley Point C ancora in costruzione. Parallelamente, lo sviluppo di data center e l’espansione dell’Intelligenza artificiale aumentano in modo esponenziale la domanda di energia e connettività, rendendo sempre più interdipendenti reti elettriche e infrastrutture digitali.

In questo scenario, i fondali marini diventano un sistema integrato in cui energia e dati coesistono e si alimentano reciprocamente. L’eolico offshore, le interconnessioni elettriche e le reti di comunicazione convergono nello stesso spazio fisico, trasformando il mare in un’infrastruttura industriale complessa.

Accanto alle reti energetiche e digitali si apre anche il fronte delle risorse minerarie sottomarine. A profondità comprese tra 1.400 e 3.700 metri, i fondali oceanici custodiscono noduli polimetallici e depositi di nichel, rame, cobalto e manganese, elementi essenziali per batterie, elettronica e tecnologie legate alla transizione energetica. Queste risorse rappresentano una potenziale leva strategica ma anche una sfida ambientale rilevante, poiché gli ecosistemi profondi sono fragili e ancora poco conosciuti.

Nel complesso, la Blue economy non è più un settore isolato ma un ecosistema integrato che unisce logistica, energia, digitale e ricerca. Le filiere underwater – dalla robotica subacquea ai sistemi di monitoraggio dei fondali, fino alla gestione delle infrastrutture sottomarine – rappresentano uno dei principali ambiti di sviluppo industriale. La crescente dipendenza da cavi, sensori e infrastrutture offshore evidenzia come il mare sia ormai un’estensione del sistema produttivo terrestre.

Questa trasformazione richiede però un cambio di paradigma nelle politiche industriali e infrastrutturali. Il mare non può più essere considerato uno spazio marginale ma un’infrastruttura critica globale che richiede governance coordinata, investimenti strategici e capacità di integrazione tra energia, digitale e ambiente.

La sfida dei prossimi decenni sarà proprio questa: garantire sicurezza, resilienza e sostenibilità in uno spazio che è al tempo stesso fisico, tecnologico ed ecologico. Insomma, il mare non è più soltanto uno spazio da attraversare ma un’infrastruttura viva su cui si regge la stabilità dell’economia mondiale.

Di Paolo d’Amico