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Piano Mattei, A CHE PUNTO SIAMO N.3/2026

03/08/2026

Diciotto Stati africani coinvolti; 76 progetti avviati in sei aree (acqua, energia, agricoltura, formazione e cultura, infrastrutture, salute); interventi deliberati per 1,2 miliardi, più 4 miliardi di garanzie Sace; avviata la conversione del debito dei paesi africani meno sviluppati per 269 milioni.

Sono queste le cifre più significative del Piano Mattei contenute nella Relazione al Parlamento consegnata il 30 giugno scorso. Il piano, varato nel 2023, viene definito “partenariato strategico e paritario, basato su interessi condivisi, con identificazione congiunta delle priorità nel rispetto delle sovranità nazionali”. Insomma, un modello di cooperazione paritaria, che s’ispira all’azione del fondatore dell’Eni, Enrico Mattei. Quindi, come ripete la premier Meloni, un atteggiamento “non predatorio” verso i paesi africani, ma anche un’evoluzione rispetto all’orientamento assistenziale della “politica del dono” della Cooperazione allo Sviluppo.

Il Piano Mattei sta operando in un orizzonte non facile. È vero che nel 2025 il Pil africano è aumentato del 4%, ma i conflitti che travagliano il continente, l’indebitamento di molti Stati e la minaccia del cambiamento climatico e della desertificazione rischiano di frenarne la crescita. Per di più, a livello globale gli aiuti allo sviluppo dei paesi ricchi si sono ridotti nel 2025 del 23%, da 212 a 163 miliardi di dollari. Ha pesato soprattutto la cancellazione di molti programmi americani di UsAid decisa dal Presidente Trump, ma anche altri paesi occidentali hanno ridotto i propri stanziamenti, sicché oggi la Germania ha superato gli Stati Uniti.

Il nostro Paese ha mantenuto gli aiuti allo 0,3% del Pil e, a causa delle riduzioni degli altri Stati, ha superato la media Ocse. Va comunque rilevato che il Piano Mattei non ha previsto stanziamenti aggiuntivi, ma l’utilizzo dei fondi già allocati del Fondo Clima e della Cooperazione allo sviluppo.

Sul piano convergono iniziative dei ministeri, delle agenzie governative (Cassa depositi e prestiti, Ice, Sace, Simest, Agenzia spaziale) e delle aziende a partecipazione statale: Eni, Enel, Terna.

Ma la vera scommessa è il coinvolgimento degli investitori privati e delle imprese e la collaborazione con le istituzioni finanziarie internazionali: Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (Undp), Banca mondiale, Banca africana di sviluppo, Fao e Ifad.

I progetti del Piano Mattei prevedono infatti l’intervento di più soggetti, con gli stanziamenti pubblici italiani che dovrebbero mobilitare altre risorse con un notevole “effetto leva”. E poi c’è la collaborazione con il programma europeo Global Gateway, che prevede ben 300 miliardi di investimenti nei paesi in via di sviluppo, di cui 150 per l’Africa, e che venne lanciato nel 2021 come risposta europea alla “Via della seta” cinese.

Infine, anche Spagna, Germania, Gran Bretagna e Francia hanno varato negli ultimi anni iniziative simili al Piano Mattei, che al vertice G7 di Evian di metà giugno scorso è stato citato nel documento ufficiale sulle collaborazioni internazionali.

Come il Global Gateway, anche il Piano Mattei ha un obiettivo geopolitico: ribadire l’interesse dei paesi europei per lo sviluppo dell’Africa, oggetto negli ultimi anni delle mire di altre grandi potenze, dalla Cina alla Russia alla Turchia. E persegue anche obiettivi di politica interna, come la regolazione dei flussi migratori con lo stimolo allo sviluppo delle imprese e dell’occupazione nei paesi africani e con la crescita di centri di formazione per i giovani africani che, se vorranno emigrare, potranno arrivare nei nostri paesi già formati.

Vediamo quali sono i principali progetti delle diverse aree del Piano Mattei.

Acqua

L’acqua è il tema centrale del 2026 visto che solo il 68% dei cittadini africani ha accesso stabile all’acqua. I progetti principali riguardano lo sviluppo di reti idriche in Marocco (100 milioni di investimento), il riutilizzo di acque reflue in Tunisia (250 milioni) e il progetto di Acea per fornire l’acqua a un milione di abitanti della capitale del Congo Brazzaville.

Agricoltura

In Africa circa 280 milioni di persone sono sottoalimentate. Lo sviluppo dell’agricoltura è dunque un tema vitale. In Algeria la società Bonifiche Ferraresi sta sviluppando una filiera seme-prodotto in un’area di 36mila ettari, che potrà alimentare 600mila persone. In Costa d’Avorio si sta sviluppando un moderno polo agroindustriale (100 milioni) che servirà 200mila persone. In Senegal investimenti per 90 milioni nella gestione idrica in un’area di 150mila persone. C’è poi il progetto di miglioramento della filiera del caffè, che coinvolge Etiopia, Uganda, Kenya, Tanzania e Malawi. E il Programma Terra per fornire credito a piccoli coltivatori e investimenti per migliorare le strade per collegare le aree agricole ai mercati e ai poli agroindustriali.

Energia

L’energia è un tema chiave per lo sviluppo e per il benessere della popolazione: molti africani non hanno infatti ancora accesso all’elettricità. Inoltre, si stima che l’Africa disponga del 60% delle risorse solari globali, ma raccoglie solo il 2% degli investimenti in energia rinnovabile. Il Piano Mattei partecipa dunque a “Mission 300”, il progetto di Banca Mondiale e Banca africana di sviluppo per dare l’elettricità a 300 milioni di persone con investimenti complessivi di 90 miliardi fino al 2030. Nel Piano rientra il progetto dell’elettrodotto Elmed Tunisia-Italia, cui partecipa Terna e per il quale è stato appena aggiudicato un contratto da 770 milioni di euro. In Kenya Eni sta realizzando un progetto da 100 milioni di coltivazione di prodotti agricoli per biocarburanti, che coinvolge 140mila agricoltori. In Congo altri 100 milioni sono investiti nello sviluppo di reti elettriche e in Mozambico collaboriamo al progetto di centrali a energie rinnovabili per 4,5 miliardi al 2030.

Infrastrutture

Il Piano Mattei collabora al “corridoio di Lobito”, una delle principali infrastrutture africane che prevede il collegamento ferroviario (e altre infrastrutture viarie e digitali) tra la zona mineraria del centro dell’Africa (Congo e Zambia) con il porto atlantico di Lobito in Angola. L’obiettivo è facilitare il trasporto di materiali critici verso Occidente, in competizione con la ferrovia finanziata dai cinesi che collega le miniere centroafricane ai porti orientali sull’Oceano Indiano. Interventi contro la desertificazione sono previsti in Mozambico, Ghana e Senegal. Allo sviluppo di infrastrutture digitali sono destinati diversi progetti in cui sono coinvolte decine di università ed enti italiani, a partire dal centro di calcolo Cineca. Anche l’Agenzia spaziale italiana partecipa a programmi di “economia dello spazio” in diversi paesi.

Formazione e cultura

Centri di formazione di eccellenza sono stati sviluppati in Algeria, Tunisia, Marocco, Kenya, Egitto, Sud Africa e Costa d’Avorio, dove la Scuola nazionale di amministrazione (Sna) sta formando oltre 1.300 alti funzionari pubblici. La Fondazione Enel ha creato centri di formazione sull’energia in Marocco, Kenya e Sud Africa. Collaborazioni culturali e archeologiche sono in corso con Tunisia, Egitto e Algeria, dove il Parco di Pompei ha creato un gemellaggio con la città archeologica di Timgad.

Salute

Il Piano Mattei prevede il rafforzamento della rete ospedaliera etiope e interventi per le cure di madri e neonati in Costa d’Avorio, più altri interventi assistenziali in collaborazione con organizzazioni del Terzo settore come Sant’Egidio, Caritas, Istituto Don Bosco, Medici per l’Africa, Avsi e Focsiv.

Il ruolo delle imprese

Il Piano Mattei è un’opportunità anche per le imprese italiane che stanno mostrando un rinnovato interesse per l’Africa. Simest ha promosso un Plafond Africa con 200 milioni di euro per sostenere gli investimenti delle nostre imprese. Cdp e Banca africana di sviluppo hanno varato la piattaforma Graf (Growth and Resilience Platform for Africa), che mira a mobilitare 750 milioni di euro in cinque anni con prestiti agevolati e doni attraverso fondi di private equity e venture capital. Le agenzie statali Cdp, Sace e Simest forniscono poi assistenza alle imprese per partecipare alle gare delle banche multilaterali.

La conversione del debito

Almeno 22 dei 54 Stati africani sono afflitti dal problema dell’eccessivo indebitamento e questo limita le loro possibilità di sviluppo. Da qui la decisione di inserire nel Piano Mattei un capitolo dedicato alla riduzione del debito verso l’Italia, convertendo inizialmente 269 milioni di crediti bilaterali in progetti di sviluppo nei paesi debitori. Il Piano prevede di convertire in dieci anni la totalità dei debiti dei paesi più poveri e il 50% dei debiti dei paesi a reddito medio.

Di Paolo Mazzanti