L’effetto moltiplicatore DELL’INDUSTRIA N.3/2026

Quando si parla di Africa, il dibattito si concentra spesso sulle opportunità economiche e sulla crescita dei mercati. Per chi opera industrialmente sul territorio, però, la questione centrale è un’altra: costruire una presenza stabile, trasferire competenze e contribuire allo sviluppo di ecosistemi produttivi locali.
È in questa prospettiva che guardo con interesse al Piano Mattei. Non come uno strumento rivolto alle singole imprese, ma come una cornice capace di favorire una cooperazione più strutturata tra Italia e paesi africani, fondata su investimenti, formazione e crescita condivisa.
La presenza di Pelliconi in Africa precede questo percorso. Siamo attivi in Egitto, a Obour City nell’area del Cairo, dal 2008 e nel 2026 abbiamo avviato una nuova realtà produttiva a Johannesburg, in Sudafrica. Due esperienze differenti, accomunate dalla stessa visione: non limitarci a esportare prodotti, ma contribuire alla costruzione di capacità industriali nei territori in cui operiamo.
Il primo elemento fondamentale è il trasferimento tecnologico. L’industria non cresce soltanto attraverso l’apertura di stabilimenti, ma grazie alla diffusione di conoscenze, processi e standard qualitativi. Nel settore delle chiusure per il packaging alimentare e delle bevande, la tecnologia è essenziale; ancora più importante, però, è la capacità di applicarla correttamente, garantendo qualità, sicurezza e continuità produttiva.
Accanto alla tecnologia vi è la formazione delle persone. Nel nostro recente investimento di Johannesburg lavorano oggi una ventina di collaboratori, prevalentemente professionisti e tecnici locali. Non si tratta soltanto di creare occupazione, ma di sviluppare competenze che possano generare valore nel lungo periodo.
Un ulteriore aspetto riguarda la capacità di attivare filiere produttive. Un investimento industriale non si esaurisce all’interno dell’impresa, ma mette in moto un sistema più ampio fatto di fornitori, servizi tecnici, logistica, manutenzione e professionalità specializzate. È questo effetto moltiplicatore che rende realmente significativo il contributo delle imprese allo sviluppo locale.
In questo senso, il Piano Mattei può rappresentare un importante acceleratore, perché pone attenzione proprio alle condizioni abilitanti della crescita: infrastrutture, energia, formazione e cooperazione istituzionale. Elementi che non producono benefici immediati per una singola azienda, ma che rendono possibile lo sviluppo di interi sistemi economici e industriali.
Il Sudafrica, pur non essendo tra i paesi direttamente inclusi nel Piano Mattei, rappresenta per noi un passaggio strategico. È una piattaforma industriale, finanziaria e logistica di riferimento per l’Africa australe e può svolgere il ruolo di hub verso numerosi mercati dell’Africa subsahariana.
Investire nel paese richiede tuttavia realismo e capacità di adattamento. Le procedure per i visti e la mobilità del personale specializzato possono essere complesse. Il quadro del B-BBEE (Broad-Based Black Economic Empowerment), pur non rappresentando un vincolo assoluto, incide concretamente sull’accesso a grandi filiere, gare e partnership. A ciò si aggiungono una burocrazia articolata, la necessità di una presenza locale costante e tempi decisionali spesso più lunghi rispetto agli standard europei.
Permangono inoltre criticità legate al rischio di corruzione, alle disuguaglianze sociali, ai tempi di pagamento e alla disponibilità di energia elettrica e acqua, aspetti che richiedono attenzione e, talvolta, investimenti aggiuntivi. È però proprio nella capacità di affrontare questa complessità che si misura la solidità di un progetto industriale e la sua visione di lungo periodo.
L’Africa non può essere considerata soltanto un mercato di sbocco. È un interlocutore con cui costruire relazioni industriali e culturali durature. Si portano competenze, ma se ne acquisiscono altre; si trasferisce tecnologia, ma si imparano adattamento, flessibilità e nuovi modi di interpretare il mercato.
Per questo il valore di un’impresa internazionale non si misura esclusivamente nei risultati economici, ma anche nella sua capacità di generare lavoro qualificato, filiere, fiducia e relazioni destinate a durare nel tempo. È su queste basi che si costruisce uno sviluppo autenticamente sostenibile e che la presenza industriale si traduce in una reale creazione di opportunità condivise.
Di Marco Checchi
