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La supply chain del cielo CUORE E LOGISTICA | Civiltà del Lavoro 6/2025

22/03/2026

Ha fondato nel 1995 AIP Italia da cui è nata poi ALA. Ci racconta le principali tappe del suo percorso professionale?
La mia storia professionale nasce a Napoli, la città dove sono nato nel 1952 e dove ho costruito una parte fondamentale del mio percorso umano e imprenditoriale. Dopo la laurea in Economia presso l’Università Federico II, ho iniziato la mia carriera in Mededil, una società del Gruppo IRI Italstat. Lì ho ricoperto il ruolo di responsabile affari finanziari: un incarico che mi ha permesso di formarmi in un contesto complesso e strutturato, dove ho potuto apprendere la disciplina gestionale e la capacità di operare in organizzazioni articolate, un bagaglio che ho portato con me. La vera svolta arriva nel 1995, quando insieme a mio fratello Franco e a Vittorio Genna decidiamo di fondare AIP Italia. L’idea era semplice e ambiziosa allo stesso tempo: costruire un’azienda capace di diventare un partner strategico per l’industria aeronautica. Quella visione, allora pionieristica, avrebbe segnato il nostro destino imprenditoriale. L’azienda cresce rapidamente e nel 2009 avviene il passaggio chiave: la fusione con Avio Import, da cui nasce ALA. È l’inizio della nostra trasformazione in Gruppo internazionale. Seguono anni intensi: l’ingresso nel mercato americano, poi francese e britannico, non esportando semplicemente il marchio, ma acquisendo aziende locali. Poi l’adozione del sistema gestionale SAP, la costruzione di un management team strutturato, fino alla quotazione in Borsa, su Euronext Growth Milan, nel 2021. Nel 2022 l’acquisizione del Gruppo spagnolo SCP Sintersa amplia i confini dell’azienda anche sul piano industriale. Nel 2025, infine, l’ingresso del fondo H.I.G. Capital segna un’ulteriore accelerazione: un partner solido che rafforza la struttura finanziaria, permettendo allo stesso tempo a noi fondatori di mantenere governance e radici del Gruppo a Napoli.
Oggi ALA, 710 dipendenti nel mondo, opera in dieci Paesi. È il quinto Gruppo mondiale del comparto, l’unico in Europa.

In un settore caratterizzato da forti tensioni internazionali, come immagina il futuro del settore aeronautico e aerospaziale? Cosa possono fare gli imprenditori per essere pronti?
Viviamo un momento storico complesso, in cui aviazione civile e sicurezza crescono contemporaneamente, un fenomeno rarissimo fino a pochi anni fa. I mercati sono dinamici, ma allo stesso tempo sottoposti a incertezze globali: conflitti, tensioni geopolitiche, instabilità delle catene di fornitura. In questo scenario il settore aeronautico e aerospaziale dovrà essere sempre più resiliente, integrato e tecnologicamente avanzato. Per gli imprenditori, ciò che fa davvero la differenza è la capacità di prevedere le trasformazioni, investire con coraggio e dotarsi di strutture organizzative solide. La competitività internazionale richiede un approccio sistemico: innovazione digitale, sostenibilità, supply chain globali altamente efficienti e una forte attenzione al capitale umano. Il modello che abbiamo costruito con ALA va in questa direzione. Essere pronti significa non smettere mai di evolvere.

Nel 2021 ha promosso ALA for ART. Cosa restituisce questo impegno a livello umano e professionale?
L’arte è un linguaggio universale capace di unire mondi solo apparentemente distanti. Con ALA for Art abbiamo voluto portare questo linguaggio dentro la vita dell’azienda. La nostra Corporate Art Collection, ospitata nella nostra sede al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare, è un modo per ricordare che anche in un settore tecnico come quello aerospaziale l’innovazione nasce dal pensiero creativo. Dal punto di vista umano, sostenere la cultura significa restituire qualcosa alla comunità, contribuire a generare bellezza e profondità. Dal punto di vista professionale, invece, significa alimentare la capacità di guardare oltre, di immaginare soluzioni nuove, di costruire un’identità aziendale che non si limiti ai risultati economici ma abbracci responsabilità, radici e visione.

Quanto conta per lei mantenere il cuore del Gruppo a Napoli in un settore così internazionale?
Contare su Napoli come centro decisionale, operativo e simbolico del Gruppo è sempre stato essenziale. Non solo per ragioni affettive, ma perché questa città ha dimostrato, attraverso la nostra storia, di poter essere un polo di competenze di livello internazionale. Nel tempo abbiamo costruito un ecosistema fatto di professionisti qualificati, relazioni solide e una forte cultura aziendale radicata nel territorio. Anche quando abbiamo intrapreso operazioni di respiro globale, come la quotazione in Borsa o l’ingresso del fondo H.I.G. Capital, abbiamo scelto di mantenere qui l’headquarter. È una decisione strategica, che esprime un’idea precisa: si può competere nel mondo restando nel Mezzogiorno, valorizzandone il talento e contribuendo concretamente allo sviluppo industriale della città.

Come ha reagito quando è stato nominato Cavaliere del Lavoro?
È stato un momento di intensa emozione. Rappresenta per me un grande onore, ma anche una responsabilità. L’ho vissuto come un tributo non soltanto alla mia storia personale, ma al lavoro di un’intera comunità di persone che negli anni ha creduto nel progetto di AIP Italia e ALA. Ricevere questa onorificenza significa sentire ancora più forte il dovere di restituire valore al territorio, sostenere i giovani, favorire lo sviluppo del Mezzogiorno e continuare a costruire modelli di impresa capaci di guardare lontano senza perdere il legame con le proprie radici.