Menu
Logo

Investire per progettare INSIEME IL FUTURO N.3/2026

03/08/2026

A colloquio con Enrico Maria Bagnasco

Confindustria Assafrica & Mediterraneo, che associa non solo grandi gruppi industriali ma anche Pmi, è l’interlocutore ideale per conoscere più da vicino come le imprese italiane stanno rispondendo alla sfida del Piano Mattei, che le impegna a coltivare una relazione più matura con i partner africani. Ne parliamo con il presidente Enrico Maria Bagnasco.

Presidente Bagnasco, con il Piano Mattei il governo ha scelto di impostare una nuova modalità di relazione con i paesi africani. A due anni dal varo di questa strategia, quale bilancio è possibile fare per le imprese italiane?

Il Piano Mattei ha contribuito a cambiare la prospettiva con cui guardiamo all’Africa: non più soltanto un insieme di mercati emergenti ma un partner fondamentale per l’internazionalizzazione del sistema produttivo italiano. In questo percorso Confindustria Assafrica & Mediterraneo è parte integrante del Sistema Paese, come riconosciuto anche dal vice presidente del Consiglio Antonio Tajani nella prefazione alla Guida “Destinazione Africa”. Infatti, abbiamo raccolto e presentato alla Struttura di Missione oltre 130 progetti provenienti dalle imprese associate: una risposta concreta del settore privato alla strategia del governo.

La priorità è ora accompagnare i progetti più solidi verso la loro piena realizzazione, mettendo a sistema strumenti finanziari, partner locali e un efficace coordinamento tra istituzioni italiane e africane. È su questo che si giocherà il successo del Piano Mattei.

Dal vostro punto di osservazione, le ricadute positive riguardano solo le grandi imprese oppure stanno coinvolgendo anche le Pmi?

Molti progetti richiedono grandi operatori, ma attorno ad essi si sviluppano forniture, tecnologie, servizi e competenze specialistiche in cui le Pmi italiane esprimono il loro maggiore valore aggiunto. È la logica di filiera a consentire una partecipazione più ampia del nostro tessuto imprenditoriale.

Lo dimostra anche un progetto ferroviario in Africa orientale, aggiudicato a un consorzio italiano composto da grandi imprese e aziende specializzate: un esempio concreto di come i grandi progetti possano diventare opportunità diffuse per tutti. Ma non solo. Molte Pmi hanno presentato e già realizzato progetti finanziati dal Piano Mattei, ad esempio in ambito education e alimentare.

Il Piano Mattei rappresenta quindi un’importante occasione per tutto il nostro sistema industriale.

Le infrastrutture energetiche e per i servizi digitali hanno assunto un’importanza via via crescente per l’autonomia strategica dei paesi. In quali progetti l’Italia è attualmente impegnata in Africa?

Le infrastrutture energetiche e digitali sono tra i principali motori dello sviluppo industriale del continente. Le imprese italiane sono impegnate in progetti che rafforzano la competitività dei sistemi economici africani e creano le condizioni per nuovi investimenti produttivi.

Tra i molteplici esempi penso alle infrastrutture di connessione come Elmed e BlueMed, destinate a rafforzare rispettivamente l’integrazione energetica e digitale tra Europa e Nord Africa. Ma anche il progetto in Kenya per lo sviluppo dei biocarburanti avanzati, che coniuga investimenti industriali, decarbonizzazione e sviluppo delle produzioni agricole locali; oppure la proposta attualmente allo studio di un nuovo cavo sottomarino fra Algeria, Tunisia e Italia – con rotta alternativa a quelle esistenti e approdo a Genova – per garantire più capacità e ridondanza sul traffico dati a supporto degli importanti piani di digitalizzazione in corso nei paesi nordafricani.

Sono iniziative che raccontano il cambio di approccio del Piano Mattei: non interventi isolati, ma progetti costruiti in una logica di partenariato, capaci di creare infrastrutture, sviluppo, lavoro e valore duraturo nei territori.

Nella relazione con l’Italia e le imprese italiane, a quali aspetti sono principalmente interessati i paesi africani aderenti al Piano?

I nostri interlocutori africani non cercano soltanto forniture. Accanto alla crescita degli scambi commerciali, aumenta la domanda di investimenti produttivi e collaborazioni industriali. Lo conferma lo stock degli investimenti diretti italiani nel continente, che ha superato i 30 miliardi di euro al 2024 (Fonte: Osservatorio economico Maeci).

L’Africa sta diventando un luogo di produzione, innovazione e industrializzazione, non soltanto di estrazione di materie prime e agricole. Per questo ci chiedono partnership capaci di generare valore, creare sviluppo nei territori e costruire filiere produttive sempre più integrate.

È questo il cambiamento più importante: non limitarsi a vendere prodotti o realizzare singoli investimenti, ma progettare insieme la crescita.

La formazione del capitale umano è un tema cruciale per le imprese, che notoriamente faticano a trovare personale qualificato. Il Piano Mattei può rappresentare un apripista in tal senso?

Senza dubbio. La formazione è uno dei pilastri del Piano Mattei e una delle richieste che emerge con maggiore frequenza nel dialogo con i partner africani.

Un esempio concreto è il Tech Skills Forum che si è svolto al Cairo il 5 e 6 giugno, dove sono stati siglati accordi tra Scuole di Tecnologia applicata egiziane e Its Academy italiani nei settori della meccatronica, della chimica, del tessile, della salute e dell’agroalimentare, con la partecipazione di imprese nostre associate.

La formazione è necessaria a costruire competenze condivise tra sistemi produttivi e filiere integrate. È questo il valore aggiunto del Piano Mattei: investire nelle persone per rafforzare una crescita comune, a beneficio dell’Africa e dell’Italia.

Di Silvia Tartamella