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GOVERNARE LA CRESCITA per proteggere i territori N.2/2026

31/05/2026

Il turismo crea ricchezza, lavoro e scambio tra culture. Ma quando cresce senza regole rischia di distruggere quello che lo rende possibile: la bellezza dei luoghi, l’identità delle comunità, la qualità della vita di chi ci abita. L’overtourism non è una minaccia futura: è già realtà. Lo vediamo nelle città d’arte svuotate di residenti, nei borghi ridotti a sfondi per selfie, nelle coste consumate estate dopo estate.

Chi lavora in questo settore da decenni vede il cambiamento con occhi diversi. Il turismo che ho conosciuto agli inizi era ancora una promessa sociale: apriva il mondo alle famiglie, creava lavoro, dava dignità. Quella promessa è ancora valida, ma la realtà è diventata più complicata. E la risposta non può essere solo tecnica: deve essere anche culturale e politica.

Il punto è chiaro: bisogna smettere di contare i turisti e iniziare a misurare il valore che lasciano. I dati Istat del 2025 lo confermano: gli arrivi sono calati leggermente, ma le presenze sono cresciute. Un turista che si ferma più giorni mangia nei ristoranti locali, visita i produttori, lascia molto di più di chi passa solo qualche ora.

Le imprese: non solo ospitare, ma prendersi cura del territorio

Un hotel non è solo un posto dove dormire. È parte di un territorio e ha la responsabilità di tenerlo vivo. Ogni scelta, dalla comunicazione con gli ospiti alla partecipazione alla vita della comunità locale, può fare la differenza.

In Lindbergh Hotels lavoriamo così da anni: ogni struttura è un punto di incontro tra l’ospite e il luogo in cui si trova. Non una semplice camera, ma un’esperienza legata al territorio. Collaboriamo con le attività locali, formiamo il personale perché sappia raccontare il posto in cui lavora, costruiamo relazioni autentiche.

Uno degli strumenti più utili, e spesso sottovalutato, è la destagionalizzazione. Distribuire i visitatori nel corso dell’anno significa valorizzare aspetti della destinazione che normalmente sono ignorati, ridurre la pressione sui periodi di punta e fidelizzare una clientela più attenta. Un lavoro più stabile e continuo permette di creare professionalità e trattenere sul territorio nuove generazioni di talenti, che sono il vero volto dell’ospitalità locale. I benefici sono ambientali, sociali ed economici insieme.

Le istituzioni: governare con chiarezza e coraggio

Le imprese virtuose non bastano da sole. Senza regole chiare e stabili, chi fa le cose per bene resta un’eccezione in un sistema che premia comunque chi porta più numeri. Le istituzioni nazionali, regionali e locali devono dare un indirizzo, stabilire regole, controllare che vengano rispettate.

Serve: contingentare gli accessi nelle zone più fragili; usare la tassa di soggiorno per migliorare i servizi; premiare chi investe in sostenibilità certificata; coordinare turismo, urbanistica, trasporti e cultura in modo integrato. Non si tratta di aggiungere burocrazia. Si tratta di creare le condizioni perché il turismo faccia bene a tutti, non solo a chi lo vende.

Una responsabilità condivisa

Oggi quasi 4 viaggiatori su 5 scelgono destinazione e periodo tenendo conto dell’affollamento. Non è una moda di nicchia: è un cambiamento culturale vero. La domanda sta cambiando e chi saprà risponderle con serietà avrà un vantaggio reale.

Imprese e istituzioni hanno compiti diversi ma si completano: le prime devono smettere di pensare solo al breve periodo e capire che la salute del territorio è la condizione del proprio successo; le seconde devono avere il coraggio di governare, anche quando questo significa mettere dei limiti e perdere consensi nei territori. Insieme, possono costruire un modello di turismo all’altezza di un Paese straordinario come l’Italia.

Di Nardo Filippetti