“Expat e valore del capitale umano”, come l’Italia può diventare attrattiva

L’emigrazione giovanile dall’Italia, e in particolare il crescente deflusso di ragazze e ragazzi altamente qualificati, è stato il tema al centro del secondo workshop preparatorio al Convegno Nazionale di Firenze 2026. L’incontro, intitolato “Expat e valore del capitale umano”, si è svolto il 3 febbraio, in modalità online, e ha registrato un’ampia partecipazione di pubblico.
A introdurre l’argomento è stato il presidente della Federazione Ugo Salerno, il quale ha sottolineato la rilevanza del fenomeno, tanto più grave perché non compensato dall’ingresso di giovani di altri paesi e perché concomitante a un problema di perdurante denatalità.
Il presidente del Gruppo toscano Cesare Puccioni ha evidenziato l’importanza di arricchire la propria formazione con esperienze all’estero e l’orgoglio di preparare giovani eccellenti, esprimendo allo stesso tempo un forte disappunto per la difficoltà nel trattenere le nuove generazioni, che così sono costrette a rinunciare anche alla qualità della vita, al clima e alla bellezza dei luoghi che il Paese può offrire.
Nonostante, dunque, le molte carte che l’Italia potrebbe giocare, come richiamato dal moderatore dell’incontro Paolo Mazzanti, direttore di “Civiltà del Lavoro”, il nostro Paese non è attraente né per i giovani italiani, né per quelli degli altri paesi. La relazione introduttiva di Patrizio Bianchi, titolare della Cattedra Unesco in Educazione, crescita ed eguaglianza dell’Università di Ferrara, parte proprio da questa constatazione, a cui aggiunge il fatto che la domanda di lavoro oggi è cambiata: si cercano profili in grado di gestire persone e processi, capacità di lavorare in gruppo, più soft skills. Il limitato numero di corsi in inglese penalizza il nostro Paese, ha spiegato Bianchi, mentre sarebbe necessario puntare su una maggiore cooperazione internazionale anche attraverso la leva della diplomazia accademica, oltre a fare in modo che i grandi investimenti, si veda l’esempio del Tecnopolo di Bologna, abbiano maggiori ricadute sul sistema produttivo
La presidente della Conferenza nazionale dei Collegi Universitari di Merito Carla Bisleri ha illustrato il fenomeno degli Expat sottolineando come vada inquadrato nel più ampio contesto della mobilità internazionale. L’indagine condotta sui Collegi di Merito mette in cima alla lista delle motivazioni le migliori opportunità di carriera e le più alte retribuzioni, accanto a una maggiore inclusività sotto tutti i punti di vista. Stante il fatto che l’obiettivo di lungo periodo resta quello della circolazione dei talenti – e non della fuga – la presidente ha concluso sottolineando l’urgenza di invertire il trend che si registra in Italia perché questo causa un impoverimento generale del Paese e una modifica sostanziale delle comunità.
Sono seguiti, poi, gli interventi dei Cavalieri del Lavoro. Nicola Di Sipio, presidente del Gruppo Raicam, ha fatto un quadro della situazione nel settore automotive riportando che è l’assenza di investimenti a rendere poco attrattivo il nostro Paese: un giovane ingegnere italiano appena laureato, ha detto Di Sipio, preferisce trasferirsi nella Silicon Valley oppure nei centri in cui si investe in nuove tecnologie come l’IA. Ha aggiunto inoltre che la scuola dovrebbe tenere conto delle necessità espresse dal mondo produttivo e che nel medio periodo prevede un ritorno in auge del lavoro manuale, anche a livello di riconoscimento sociale.
Giovanni Laviosa, presidente e Ad del Gruppo Laviosa, ha spiegato che a influire sulla modesta attrattività dell’Italia contribuiscono sia aspetti legati al modo in cui il Paese viene mediaticamente rappresentato, sia aspetti istituzionali e del mondo delle imprese, indipendentemente dalle loro dimensioni. Dopo aver ricordato la sua personale esperienza all’estero, ha ribadito la necessità di far rientrare i giovani che sono andati via riconoscendo loro, anche dal punto di vista retributivo, il valore dell’esperienza maturata.
Il fatto che il trend della perdita di capitale umano qualificato vada invertito al più presto è stato sottolineato con forza anche da Aurelio Regina, presidente di Sisal, il quale ha espresso più di una perplessità sul sistema universitario italiano, che, a suo avviso, tende ad appiattire il merito; ha aggiunto inoltre come all’estero sia possibile fin da subito avere maggiori prospettive di crescita; una opinione, questa, maturata anche sulla base di esperienze familiari personali. Parallelamente Regina ha invitato a promuovere una politica migratoria di qualità, una maggiore accoglienza, e a prendere atto che anche la crisi demografica è un problema da affrontare con urgenza e in maniera sistemica.
Dopo le testimonianze, è seguito un dibattito che ha coinvolto il pubblico dei Cavalieri del Lavoro collegato online. È intervenuto Marco Nocivelli, che ha proposto di aumentare il numero dei corsi erogati in lingua inglese e, al contempo, di cominciare a dare spazio anche a storie di giovani che sono rimasti in Italia e ce l’hanno fatta.
Francesco Rosario Averna ha ricordato come il Mezzogiorno viva un doppio problema, legato all’esodo dei giovani meridionali che emigrano al Nord per studiare e lavorare oppure direttamente all’estero. Maurizio Marchesini, dal canto suo, ha auspicato il mantenimento degli strumenti che facilitano il rientro dei “cervelli”, invitando le imprese a dialogare di più con i giovani, mostrando loro che le opportunità di crescita ci sono anche in Italia e che sempre più aziende ormai si dotano di management esterno e che quindi esistono posizioni scalabili. Stefania Brancaccio ha richiamato l’attenzione dei colleghi sul fatto che le giovani generazioni intendono tenere insieme, forse con maggiore convinzione rispetto a quelle precedenti, vita e lavoro e che quindi il tema della conciliazione non va sottovalutato.
Alì Reza Arabnia ha invitato a considerare anche gli aspetti positivi del Paese, che ci sono e vanno per questo motivo raccontati, evitando di scivolare in una narrazione troppo severa, mentre Cesare Valli, componente del comitato scientifico della Federazione, ha infine stimolato le imprese a creare percorsi di carriera che attraggano i giovani, i quali se molto qualificati trovano con più facilità all’estero ruoli adeguati alla propria formazione.
Nelle conclusioni il presidente Salerno ha ribadito che il problema degli Expat, e più in generale dei giovani, esiste e che il tessuto industriale non è accogliente come potrebbe essere. Per questo ha invitato i colleghi a lavorare per essere più attrattivi. Per il bene dei giovani, per il futuro del Paese.
