DESTAGIONALIZZARE e (ri)scoprire nuove località N.2/2026

Da operatore del settore alberghiero, impegnato quotidianamente nel rapporto diretto con il territorio e con i suoi ospiti, ritengo che il tema della sostenibilità nel turismo non sia più rimandabile. Non riguarda soltanto la qualità dell’offerta, ma l’equilibrio complessivo tra visitatori e comunità locali.
In questo contesto, il fenomeno dell’overtourism, ovvero del sovraffollamento turistico, viene spesso descritto esclusivamente come una criticità. La mia convinzione è diversa: può rappresentare un’opportunità, se affrontato con visione e responsabilità. Perché il problema non è il turismo in sé, ma come lo governiamo.
La vera sfida è redistribuire i flussi, non limitarli. L’Italia dispone di un patrimonio diffuso che va ben oltre le destinazioni più iconiche: valorizzare territori meno conosciuti significa ridurre la pressione su alcune aree e, allo stesso tempo, generare nuove opportunità di sviluppo. In questo processo, le imprese dell’ospitalità hanno un ruolo centrale. Non solo economico, ma anche culturale.
Nel nostro caso, come Grande Albergo Excelsior Vittoria, abbiamo scelto di investire in un modello di ospitalità su misura, costruendo esperienze capaci di valorizzare le artigianalità locali e offrire all’ospite un rapporto più autentico con il territorio. Puntare sulla qualità dell’esperienza significa anche contribuire a una fruizione più equilibrata.
È anche partendo da questa visione che, come quinta generazione alla guida dell’azienda di famiglia, abbiamo scelto di restare indipendenti, non legati a grandi gruppi internazionali. Una scelta che riflette la volontà di continuare a investire nel lungo periodo e di preservare un legame diretto con il territorio. Allo stesso tempo, essere indipendenti oggi significa confrontarsi con un sistema che ha bisogno di evolvere, aggiornando alcune regole e strumenti per accompagnare in modo più efficace le trasformazioni del settore e per questo è fondamentale il nostro rapporto con la Leading Hotel of the World.
Accanto alla redistribuzione geografica, è però necessario intervenire anche sul fattore tempo. La destagionalizzazione resta ancora oggi più un obiettivo dichiarato che una realtà consolidata. Molte destinazioni soffrono di sovraffollamento nei mesi di alta stagione, ma risultano quasi vuote o addirittura chiuse nei periodi di bassa. Questo accade anche perché, per molti operatori, non è sempre sostenibile mantenere le attività aperte e il personale assunto per tutto l’anno. Si preferisce quindi chiudere al termine della stagione, nonostante negli ultimi anni si registrino segnali di evoluzione della domanda anche nei mesi meno frequentati. Il risultato è una concentrazione dei flussi in pochi mesi, spesso sei o meno, con un inevitabile sovraccarico delle destinazioni stagionali.
Per questo ritengo necessario avviare una riflessione concreta su politiche del lavoro più flessibili, che consentano alle imprese di adattare l’organizzazione alla reale domanda. Maggiore elasticità nella gestione dei periodi di apertura permetterebbe di estendere la stagione, rendere più sostenibile l’attività economica e, al tempo stesso, distribuire meglio i flussi.
Parallelamente, è fondamentale che le istituzioni definiscano regole chiare, in particolare per il turismo extra‑alberghiero. Una crescita non governata rischia di svuotare i centri storici di residenti e attività artigianali e di ridurre l’accesso alla casa per i giovani. In questo modo si indebolisce proprio quell’identità dei luoghi che rappresenta una delle principali ragioni di attrazione.
L’obiettivo non è ridurre il turismo, ma renderlo più armonico, distribuito e sostenibile. Se ben gestito, il sovraffollamento turistico può diventare una leva per generare valore diffuso, migliorando al tempo stesso la qualità della vita dei territori e l’esperienza dei visitatori. Perché il turismo non si misura solo nei numeri, ma nella capacità di creare valore duraturo per i luoghi e per le comunità che li vivono.
Di Guido Fiorentino
