Civiltà del Lavoro, n. 1/2023

10 PRIMO PIANO Civiltà del Lavoro gennaio • febbraio 2023 I NUMERI DA CAMBIARE È la più grande istituzione del Paese. Con un milione di insegnanti e otto milioni di studenti, la scuola potrebbe e dovrebbe essere il motore della crescita sociale, civile ed economica ma non è così. Non lo è più da almeno 20 anni. Lo certifica, con statistiche, tabelle e comparazioni con altre realtà internazionali, il rapporto “Scuola, i numeri da cambiare” presentato dalla Fondazione Rocca lo scorso novembre. “L’elemento che ci sembra possa scardinare una scuola bloccata e in lento ma continuo peggioramento nei risultati, è la realizzazione dell’autonomia scolastica” mette in evidenza il Cavaliere del Lavoro Gianfelice Rocca, presidente del Gruppo Techint e di Humanitas e numero uno della Fondazione Rocca. Joseph Stiglitz, Nobel per l’Economia, sostiene che la società si evolve in base all’aumento della capacità di apprendimento. La fotografia della situazione italiana cosa ci dice? I dati dicono che, in Italia, più del 60% delle aziende ha bisogno di assumere esperti in cybersecurity ma in un caso su tre mancano le competenze o i candidati. Nei prossimi cinque anni, con le rivoluzioni green e 4.0 sostenute dal Pnrr, si prevedono circa 3 milioni di assunzioni, ma gli imprenditori lamentano un forte mismatch. Dati che riflettono quelli contenuti nel libro “Scuola, i numeri da cambiare” che mostrano come la situazione della scuola italiana non sia cambiata negli ultimi venti anni e le criticità messe in luce dieci anni fa nel precedente rapporto, si siano addirittura aggravate. Gli studenti italiani dopo la scuola primaria hanno risultati ben al di sotto delle medie internazionali e addirittura il 50% di coloro che arrivano alla maturità non ha competenze adeguate né in italiano né in matematica. Tutto questo porta a quella che si definisce “dispersione implicita”. Di cosa si tratta? La dispersione implicita indica il fatto che molti studenti, pur raggiungendo il diploma, non riescono ad entrare nel mondo del lavoro e neppure a proseguire gli studi con successo. In Italia uno studente su quattro vive in una sorta di “limbo”: si tratta dei Neet che non lavorano e non studiano. Una situazione che riguarda più del 20 per cento (23,2%) degli studenti dopo l’obbligo scolastico: una percentuale tripla rispetto alla Germania (7,7%) e doppia rispetto alla Intervista a Gianfelice ROCCA di Cristian FUSCHETTO Gianfelice Rocca

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