Civiltà del Lavoro, n. 6/2022

109 Civiltà del Lavoro novembre • dicembre 2022 In Italia le aziende guidate da donne sono ancora una piccolissima minoranza. Secondo lei perché? Credo che in parte sia dovuto al fatto che spesso le circostanze limitano la crescita professionale. Fortunatamente sono stata educata al valore del merito, indipendentemente dal genere, e questo forse mi ha consentito di approcciare il lavoro con la giusta determinazione e senza consentire a fattori “esterni” di influenzarmi. È vero che il nostro, come anche altri, è un settore dove la presenza maschile a livelli di vertice è certamente preponderante ma non ho mai pensato che il fatto di essere donna dovesse rappresentare un limite, né garantirmi dei vantaggi. Il tutto senza mai rinunciare agli aspetti più importanti della mia vita, né venire meno ai miei doveri genitoriali, al punto che mio figlio, oggi ventenne, è già parte integrante dell’azienda. E noto con piacere che ha già assimilato i valori fondanti della nostra famiglia, primo tra tutti che nulla di grande si può realizzare senza grandi sacrifici e dedizione al lavoro. Può descriverci l’emozione che ha provato quando è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere del Lavoro? Un fiume di emozioni, già a partire dal momento in cui ho ricevuto notizia ufficiale di questo prestigioso riconoscimento. Il primo pensiero è stato essenzialmente una conferma: quella di aver intrapreso un cammino giusto e di averlo portato avanti con estrema serietà. Poi ho avvertito il senso di responsabilità di essere anche un modello per le tante donne che lavorano tutti i giorni e per molti giovani che guardano al loro futuro professionale. Quindi, doveroso, quello alla mia famiglia: a quello che ho ricevuto, a quello che continuo a ricevere e a quello che lascerò. Ho molto riflettuto sul fatto che il Cavalierato, nella sua etimologia indica uno spirito di servizio e rappresenta per me uno slancio ulteriore e non un punto di arrivo. Si tratta di rinnovare e assumere nuove responsabilità? Sì, questo “animus” continuerà a motivarmi, nel mio percorso professionale ma anche umano. In qualche modo mi sono sentita, e mi sento, insignita di una missione di ambasciatrice dell’Italia che lavora e che produce eccellenza. Il che significa sentirsi ancora di più al servizio del proprio paese, in qualche modo portavoce di quanto di meglio esso possa proporre. E in ogni caso non potrò mai dimenticare la giornata al Quirinale e le parole scambiate con il Presidente Mattarella. Una figura solida, paterna, di altissimo spessore umano e capace di esprimere anche solo con uno sguardo il senso di quel momento. Io sono stata educata al rispetto delle istituzioni e quindi porterò per sempre con me l’emozione di quella giornata indimenticabile.

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