Civiltà del Lavoro, n. 3/2022

99 FONDAZIONI Civiltà del Lavoro giugno • luglio • agosto 2022 Michele Alessi Anghini è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2015. Ha interamente dedicato il suo impegno professionale alla Alessi, l’azienda di famiglia divenuta leader del design italiano con prodotti iconici e presenti in numerosi musei del mondo. Nel 2018 ha lasciato l’azienda e ha dato vita alla Fondazione Buon Lavoro, di cui è presidente. La Fondazione contribuisce a sviluppare il lavoro come fonte di realizzazione delle persone, nell’ambito di una economia responsabile, inclusiva e sostenibile zione con gli stakeholder e con la società tutta è ciò che fa la differenza. È il bandolo della matassa di una econo- mia al servizio dell’Uomo. La Fondazione ha presentato “Il modello della Buona Impresa” uno strumento di analisi della capacità delle imprese di portare un beneficio agli stakeholder. Qua- le esattamente il focus dell’osservazione? Il modello della Buona Impresa indirizza, osserva e va- luta come l’impresa può concretamente interpretare la buona notizia di cui sopra. Il focus principale è sulla creazione di valore attraverso i tre pilastri dell’attività caratteristica: il Lavoro, il Pro- dotto e il Profitto. Sul modo con cui l’impresa riesce a creare una sinergia tra di essi: un circolo virtuoso gra- zie al quale nessuno dei tre prevarica sugli altri, ma anzi si qualifica perché deriva dai buoni risultati degli altri e a sua volta serve a migliorarli. Questa pari dignità tra i tre pilastri è la condizione per una relazione di reciproca soddisfazione con i corrispon- denti stakeholder primari: i Collaboratori, i Clienti e gli Investitori. E questa reciproca soddisfazione è a sua vol- ta la condizione per il successo duraturo dell’impresa. Tutto ciò, senza ovviamente dimenticare la responsabi- lità di non creare danni al pianeta e alla comunità, cosa che per questo tipo di impresa è un prerequisito, una condizione necessaria ma non sufficiente. Così è fatta una Buona Impresa; un bene prezioso per la società, che ad essa serve e da essa è sostenuta. La sua riflessione sull’economia e sul lavoro è rivolta a tutte le imprese e a tutti i lavoratori. È corretto so- stenere che ha una dimensione sia locale che globale? Tutti gli esiti della nostra ricerca sono messi a disposizio- ne sul sito della Fondazione, per chiunque sia interessa- to. Benché molto vicino alle radici della cultura impren- ditoriale italiana, il lavoro si propone come modello di interpretazione di ogni tipo di attività economica orga- nizzata al fine di produrre o scambiare beni o servizi. In questo senso si può dire, un po' ambiziosamente, che ha una dimensione globale. La dimensione locale è destinata invece agli interven- ti operativi di sostegno diretto, che date le dimensioni della Fondazione saranno necessariamente circoscritti. Nel corso della fase pandemica vi siete fatti promoto- ri di interventi a favore dell’economia della provincia di Verbania, Cusio e Ossola. Sono state create nuove prospettive di occupabilità? Ciò che ci siamo sentiti in dovere di proporre, affiancan- do le misure previste a livello nazionale con interventi caratterizzati da una maggiore prossimità al tessuto eco- nomico della nostra provincia, aveva soprattutto l’obiet- tivo di salvaguardare l’occupazione, in un momento di disorientamento generale. Oggi però è in fase di svolgimento il progetto “Artico- lo+1 nel VCO”, che sosteniamo insieme alle fondazioni Compagnia di San Paolo e Comunitaria del VCO. L’obiet- tivo è di aumentare l’occupazione e ridurre l’inattività dei giovani non iscritti in alcun percorso educativo, lavora- tivo o formativo e con difficoltà a inserirsi nel mercato del lavoro (NEET), con particolare riferimento a chi ha maggiormente risentito degli effetti dell’emergenza oc- cupazionale legata al Covid.

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