Civiltà del Lavoro, n. 6/2019

Civiltà del Lavoro dicembre 2019 59 composto per lo più da piccole imprese a gestione familiare. Questa frammentazione, che fa gola agli investitori stranie- ri, rappresenta per noi una grande opportunità di proporci loro come compagnia di management italiana. Il nostro vantaggio competitivo, oltre alla grande expertise sul territorio, è rappresentato dalla forte cultura imprendi- toriale che deriva dall’aver sempre gestito hotel di proprie- tà. Se per l’investitore l’impresa rappresenta merce di scam- bio, un imprenditore considera la sua azienda e le persone che ci lavorano un’estensione della sua figura e il compito più difficile è costruire una squadra fatta di persone capa- ci, oneste e che condividono la stessa passione. Ricorda cosa ha provato quando ha saputo di essere sta- ta nominata Cavaliere del Lavoro? Orgoglio. Mi sono sentita onorata di ricevere questo pre- stigioso riconoscimento, come imprenditrice e come figlia di Cavaliere, a venti anni esatti dalla sua nomina. Ha per me un forte valore simbolico, oltre che emotivo: un riconoscimento ambito, che in passato ha premiato la vi- sione imprenditoriale di mio padre e che oggi rende omag- gio al mio lavoro. Significa che entrambi abbiamo fatto la differenza con un contributo concreto alla società. La vita di imprenditore deve essere dedicata alla ricerca dell’eccel- lenza di sé stessi, dei propri collaboratori – che hanno un ruolo molto importante in questo successo – e dell’azienda. Una vita improntata sulla convinzione che ogni giorno deb- ba fare la differenza, convivendo con la gestione del rischio come misura delle proprie capacità e con la consapevolez- za che le sfide non finiscono mai. Questa nomina rende merito non solo al mio lavoro e all’in- novazione che ho saputo portare, ma più in generale all’Ita- lia che crede nel lavoro fatto con onestà, passione e gran- de senso di responsabilità per il bene comune. Lei ha vissuto anche a Washington e New York. Crede che l’Italia abbia da imparare dalla cultura d’impresa ameri- cana e, se sì, cosa in particolare? Il contatto con realtà diverse da quella italiana è sempre fonte di ispirazione e la realtà americana ci anticipa sem- pre. Uno spunto di ispirazione attuale è la maggiore sensi- bilità delle aziende americane verso progetti di sostenibili- tà e di responsabilità sociale. È sentito molto il “ giving back” dell’azienda alla società che ha permesso il suo sviluppo e che si traducono in impor- tanti investimenti in progetti charity a favore della soste- nibilità, della cultura e a sostegno di gruppi di persone che vivono in condizioni di difficoltà. Lei fa parte sia dell’Associazione Imprenditrici e Donne Dirigenti d’Azienda, sia dell’Associazione Italiana Azien- da di Famiglia. Quali sono secondo lei i valori aggiunti che può dare una donna alla gestione aziendale? E qua- li sono i valori aggiunti di un’azienda dalla forte identi- tà familiare? A differenza di ciò che purtroppo ancora accade in molte realtà italiane, la nostra azienda riserva ampio spazio alle donne perché crediamo fortemente che l’apporto femmi- nile dia un grande valore aggiunto alla visione e alla gover- nance del gruppo. È uno dei valori a cui teniamo in modo particolare, che contribuisce fortemente alla nostra iden- tità. Il fatto che Starhotels da sempre faccia capo alla mia famiglia ci ha portati a crescere per oltre quarant’anni in maniera costante ed etica, forti di una brillante visione im- prenditoriale e supportati da una squadra di persone ec- cellenti con la passione comune per l’ospitalità. Questa forte identità familiare si traduce in uno stile di con- duzione che si mantiene profondamente autentico, nono- stante l’impostazione di management si sia evoluta negli an- ni con l’obiettivo di una maggiore efficienza e un’impronta sempre più internazionale.

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