Civiltà del Lavoro, n. 2/2022

30 FOCUS Civiltà del Lavoro marzo • aprile • maggio 2022 A colloquio con Antonio D’AMATO di Cristian FUSCHETTO Pnrr, Antonio D’Amato: SUD STRATEGICO PER L’EUROPA d ogni ciclo di recessione il Sud arre- tra”. Questa valutazione è contenuta nel Country report con cui la Commis- sione Europea ha accompagnato il re- cente documento sulle Raccomanda- zioni-paese per l’Italia. Non c’è regione delle otto del Mezzogiorno che superi o almeno si avvicini sensibilmente alla media Ue-27 ne- gli indicatori fondamentali, dal pil pro capite al potere di acquisto, dalla produttività alla capacità di spesa. “Non mi sorprende” osserva Antonio D’Amato, già presiden- te della Federazione nazionale dei Cavalieri del Lavoro ed ex numero uno di Confindustria, ora alla guida della Fondazione Mezzogiorno. La coesione appare come un traguardo che, invece di avvicinarsi, tende a spostarsi sempre in là. I fondi e i meccanismi del Pnrr possono cambiare lo scenario? Guardi, se mettiamo insieme Sud e Pnrr, occorre parti- re innanzitutto da una premessa. Ed è questa: se l’Italia ha avuto le risorse che ha avuto, è perché la stabilità finanziaria del Paese è indispensa- bile per la tenuta finanziaria, e quindi politica e istitu- zionale, dell’Europa. Questo era vero due anni fa ed è ancor più vero oggi, con il nuovo quadro geopolitico determinato dall’aggressio- ne russa all’Ucraina. Il debito pubblico italiano è oggi an- cor più elevato che non due anni fa e non possiamo fa- re finta che questo non sia un problema, per onestà nei nostri confronti e per rispetto nei confronti delle nuo- ve generazioni. È la crescita del debito pubblico a tagliare le gambe al Sud? Non direttamente. Finisco il ragionamento. Prego. Per rendere sostenibile il debito pubblico italiano non c’è altro modo che puntare sul tasso di occupazione del- la popolazione attiva. Il debito pubblico italiano non si rimette in equilibrio se il tasso di occupazione non rag- giunge almeno quota 70%. La nostra media nazionale è solo del 60%, costituito da un 72-75% delle aree del Nord e dal 40-42% di molte aree del Mezzogiorno. Appare quindi evidente che solo facendo crescere il Mezzogiorno di almeno 10 punti nel corso dei pros- simi 5 anni possiamo tendere a raggiungere l’obietti- vo del 70%. I margini di ulteriore espansione di crescita al Nord non possono che essere frizionati in ragione della satura- zione del territorio e anche della disponibilità della for- za lavoro, laddove il Mezzogiorno ne è ricco, ponendo- “A Antonio D'Amato

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