Civiltà del Lavoro, n. 6/2021

57 Civiltà del Lavoro dicembre 2021 FOCUS Per contrastare i danni del cambiamento climatico è necessario un intervento contestuale e globale, per im- pedire che i paesi più vulnerabili, ma meno responsabi- li della crisi climatica, siano costretti a intervenire sulle produzioni per adeguarsi agli standard stabiliti, avvan- taggiando i mercati più inquinanti ma meno sensibili al- la transizione. Non è in gioco solo l’equilibrio della cosiddetta finanza climatica, ma anche il futuro del nostro pianeta, basti pensare che a livello globale l’Ue produce l’8,4% delle emissioni complessive di CO 2 , pari a poco più di tre miliardi di tonnellate l’anno, classificandosi al terzo po- sto dopo la Cina (oltre 10 miliardi di tonnellate l’anno) e gli Stati Uniti (oltre 5,4 miliardi di tonnellate annui). La transizione energetica è molto costosa per il mondo industriale in generale: rendere la crescita il più possibile neutrale dal punto di vista dell’impatto prodotto sull’am- biente significa aumentare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse, ridurre o addirittura azzerare le emissioni pro- dotte dal consumo di energia e convertirsi a modelli di economia circolare. Significa, cioè, sviluppare un’offer- ta realizzata con tecnologie green, utilizzare fornitori di prodotti ecosostenibili e introdurre modalità di produ- zione che prevedano rigenerazione o re-manufacturing. In questo contesto, due sono essenzialmente gli stru- menti a disposizione: le tecnologie 4.0 e le competenze digitali avanzate per utilizzarli su larga scala. Per circostanze diverse tra loro – sicuramente il ricorso obbligato all’impiego di tecnologie digitali nei processi produttivi, ma anche la forte frenata della globalizzazio- ne acritica e la conseguente tendenza all’accorciamento delle filiere – la pandemia ha determinato nell’industria manifatturiera un’accelerazione inaspettata delle atti- vità negli ambiti dell’efficientamento degli stabilimenti produttivi e dei processi del riciclo e della rigenerazione. Nato anni fa come concetto teorico e interdisciplinare, frutto di competenze incrociate tra economisti azienda- listi, sociologi dell’organizzazione, psicologi del lavoro e ingegneri, il tema dell’efficientamento degli stabilimenti produttivi è diventato di cruciale attualità nel contesto pandemico, laddove l’accelerazione di tutte le dinami- che decisionali e operative ha reso inevitabile l’utilizzo di strumenti capaci di consentire una (quasi) regolare prosecuzione delle attività preservando la qualità delle performance, anche organizzative. Il richiamo a modelli circolari di utilizzo delle risorse ha rappresentato una ulteriore sollecitazione a ripensare i prodotti e progettarli con l’adozione di nuove tecnolo- gie, quindi, conseguentemente, a reingegnerizzare i pro- cessi e lavorare su un change management importante basato sul reskilling delle risorse. La propensione a investire per la sostenibilità ambien- tale riguarda le manifatture italiane di tutte le classi di- mensionali, seppure la frequenza dei casi e il grado di complessità delle strategie adottate crescano con la ta- glia dell’organizzazione. Le priorità in ordine al percorso di transizione riguarda- no i processi di progettazione e produzione per minimiz- zare la generazione di rifiuti e le pratiche per favorire il riciclo e la riparazione dei prodotti giunti a fine vita. Pro- prio su quest’ultimo aspetto, le aziende manifatturiere si distinguono dalle altre per una spiccata propensione ad intraprendere percorsi di progettazione che tenga- no in considerazione la riparabilità, riciclabilità e longe- vità dei prodotti. Un esempio che mi riguarda da vicino è Rinova, un’azien- da nata dalla costola di Marchesini Group: Rinova è spe- cializzata nel ricondizionamento di macchine Marche- La Cop26 non ha portato risultati epocali, ma mai come in questa edizione è emersa l’urgenza di affrontare il tema con quei paesi che più incidono in termini di emissioni e che non hanno ancora voluto assumere impegni decisivi

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