Civiltà del Lavoro, n. 3/2021

29 Civiltà del Lavoro giugno • luglio 2021 all’Unione europea, la quale punta a consolidare il pro- prio ruolo di big player della geopolitica globale accanto a Usa e Cina. È questo il motivo per cui il New Genera- tion Eu affianca alle strategie per la transizione energeti- ca e digitale l’obiettivo della promozione di uno sviluppo armonioso dell’insieme dell’Unione, ottenuta attraver- so il contributo fondamentale della coesione economi- ca, sociale e territoriale. In tale ambito una importanza rilevante assumono le nuove infrastrutture di rete elettrica, che rappresenta- no una delle principali ricadute della combinazione tra transizione ecologica e innovazione digitale sulla quale punta il nostro Piano nazionale di ripresa e resilienza. In questo contesto particolare rilievo riveste l’evoluzione delle reti in termini tecnologici (sviluppo delle smart grid e dei nuovi sistemi di accumulo) per utilizzare le produ- zioni da fonte rinnovabile nel modo più efficace possibile. Bisogna dire che l’Italia è stata particolarmente virtuo- sa dal punto di vista della crescita delle produzioni FER (fonti energetiche rinnovabili, ndr) fino al 2018, anno in cui il nostro Paese ha superato in anticipo l’obiettivo Ue per il 2020 con una copertura verde dei consumi naziona- li pari al 17,8%. Negli ultimi tre anni, tuttavia, il processo ha fortemente rallentato per problemi autorizzativi, di tariffe e anche tecnologici. Bisognerà riprendere questo percorso di investimenti molto rapidamente se si voglio- no traguardare gli obiettivi europei al 2030. Sappiamo che in questo campo la burocrazia blocca in- vestimenti per 8,5 miliardi di euro l’anno, con mancati benefici pari a circa 2 miliardi di euro l’anno (Fonte: Elet- tricità Futura). Vuol dire che, posto come auspicabile un piano di investimenti nel settore delle infrastrutture elettriche di 100 miliardi di euro (budget necessario per traguardare gli obiettivi climatici europei al 2030, ossia -55% di emissioni di CO 2 rispetto al 1990), il permitting italiano, particolarmente complicato dal punto di vista procedurale e autorizzativo, vanifica sia i benefici legati al minore import di fonti fossili che la creazione di nuo- vi posti di lavoro. Siamo in presenza di una articolazione delle competen- ze divenuta ormai pletorica e fonte essa stessa di inef- ficienze. Ad essa si unisce la cultura del “non fare” che sembra orientare la prassi delle amministrazioni negli ul- timi anni. Due fattori che risultano incompatibili con la necessità di una crescita adeguata a sostenere l’ulteriore debito che andremo a contrarre con l’Unione europea e con il raggiungimento di obiettivi in campo ambientale. Non è a caso che sia stato sviluppato il 50% di produzio- ne da FER nel Mezzogiorno d’Italia, area del Paese favo- rita dal più costante irraggiamento, ragion per cui i futu- ri investimenti continueranno a vedere la centralità del Sud per la sua situazione climatica. Ma il Mezzogiorno è fattore di vantaggio anche per la sua posizione geogra- fica. Il Sud non è solo un luogo di produzione di energia rinnovabile come altri, ma un hub che, in uno scenario euro mediterraneo, lo vede ponte di collegamento tra le produzioni del Nord Africa e i fabbisogni del Mezzo- giorno stesso (auspicabilmente legati alla crescita del suo sistema economico), oltre che del nostro Paese e della stessa Europa continentale. Non investire o rimandare la transizione energetica pro- duce un danno molto grande al nostro Paese. I ritardi che si cumulano per tanti motivi danneggiano gravemente gli stessi cittadini delle aree interessate, ignari dei costi di tale inerzia. Adottare una concreta cultura della sosteni- bilità richiede viceversa una matura e responsabile con- sapevolezza che progresso economico e tutela dell’am- biente sono oggi percorsi perfettamente coerenti. Fino al 2018 l’Italia è stata molto virtuosa nella crescita della produzione da fonti energetiche rinnovabili. Adesso il processo si è fermato per questioni burocratiche, ma gli investimenti vanno ripresi se si vogliono centrare gli obiettivi per il 2030 MARCO ZIGON è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2017. È presidente di Getra, azienda di famiglia attiva nella progettazione e produzione di trasformatori elettrici di grande e media potenza. Con 5 società, 2 stabilimenti in Italia e 2 filiali estere è presente nel Nord Europa, Regno Unito, Medio Oriente, Nord Africa e America Latina. 80% l’export, 300 i dipendenti PRIMO PIANO

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