Civiltà del Lavoro, n. 2/2021

40 Civiltà del Lavoro marzo • aprile 2021 (in buona parte a debito, non dimentichiamolo) entro un certo tempo, si risolva tutto con progetti, pur importanti per colmare alcuni gap, orientati ad acquisti di hardware, come i grandi server e le reti per il 5G, che in Italia peraltro non produciamo. Questi investimenti sono importanti, an- che per trattenere e consolidare competenze avanzate, ma non sufficienti a garantire il recupero del gap italiano mo- strato dall’indice DESI. Servono capacità progettuali di ampio respiro e di grande qualità, standardizzazione per creare efficienze ed educa- zione diffusa ad un ampio strato della forza lavoro, in un mondo che evolve continuamente e deve fare i conti con le due grandi potenze tecnologiche. Tra gli acquisti e gli sviluppi sarebbero comunque da privi- legiare attività che sono e saranno sempre più importan- ti, orientate al lungo periodo e a cose che sappiamo fare in Italia, come gli investimenti sulla sicurezza informatica, una maggior agilità nello sviluppo del software e dei servi- zi informatici in genere, i progetti per le smart city, i sen- sori per l’Internet of things e la robotica basata sull’intelli- genza artificiale. Tali attività sono caratterizzate tra l’altro da grandi investimenti di capitale umano e piccoli investi- menti di capitale finanziario. Ad esempio, i tanti campi di ap- plicazione dell’Internet of things sono ancora all’inizio, ma i grandi progressi strutturali come il 5G e il cloud computing consentiranno una grande accelerazione di questa tecno- logia; su questi temi l’Italia potrebbe fare molto: “Medical Internet of things”, “Industrial Internet of things”, “Agricul- tural Internet of things”. Basti pensare, come esempio, al sistema sanitario, che dovrà essere molto più distribuito e meno centralizzato, meno basato sulla ospedalizzazione del paziente: il paziente sarà più spesso monitorato stando a casa, con apparecchiature capaci di comunicare in tem- po reale e con sistemi di allerta automatici basati sull’in- telligenza artificiale che renderanno la prevenzione effica- ce ed efficiente. Il primo elemento su cui bisognerebbe puntare è quindi quello delle competenze e del capitale umano. Il progetto “Industria 4.0” è stato un progetto importante. Bisogna proseguire in questo senso adeguando progressi- vamente le competenze delle persone. Le tecnologie e l’au- tomazione infatti sono abilitanti, poi bisogna saperle usare. I sistemi digitali sono utili nella misura in cui essi sono aperti alla connessione ed alla condivisione di dati con sistemi si- mili. Gestire questo paradigma di connettività con sicurez- za, affidabilità, in tempi rapidi e a costi contenuti è la sfida che molte aziende si troveranno a dover gestire. Quindi una complessità crescente accompagnata da cicli di vita dei prodotti che spesso non superano i quattro an- ni, imporranno una logica nella quale o si investe massiccia- mente o bisogna abbandonare il mercato. Il bivio a questo punto è tra cavalcare la digitalizzazione, cercando il succes- so su perimetri locali e su specialità di nicchia, oppure fare lo sforzo di interconnettere università, centri di ricerca e imprese per dotare in modo continuativo il capitale uma- no delle tecnologie di base più innovative e per dotare le aziende delle infrastrutture tipiche dell’era digitale, come centri per la certificazione e test dei prodotti digitali. Il vo- lano di questi investimenti è spesso sorprendente. Si cre- ano nuove figure professionali e le associazioni di impresa prendono maggior vigore, più orientate a creare nuovi pro- dotti e servizi, piuttosto che a guardarsi dalla competizione. Gli asset strategici delle aziende cambiano e diventano i da- ti, che possono essere condivisi e aumentati di valore con la logica dei consorzi, per creare il maggior beneficio possibi- le per i clienti. Datalogic si trova al centro della rivoluzione digitale e uno dei valori maggiori che le viene riconosciuto oggi, è che i lettori di codice a barre naturalmente “vedo- no” nello stesso istante anche i prodotti, gli oggetti, le per- sone, gli eventi. Siamo quindi la fonte dei dati. Nel mondo retail, ad esempio, ogni giorno leggiamo milioni di codici a barre e catturiamo milioni di immagini di prodotti. Possia- mo quindi capire se i prodotti sono danneggiati o sono di- versi da quelli che ci si aspettava, se sono scaduti o se le persone cercano di sovrapporli per sottrarne una parte. Il nostro valore sta diventando proporzionale alla nostra ca- pacità di acquisire e gestire dati. Siamo diventati una civiltà knowledge-based e dobbiamo fare leva sulla trasformazione digitale. In caso di fallimento del piano con cui si intende ac- cendere nuovamente lo sviluppo, l’Italia non solo manterrà i gap attuali, ma perderà forse definitivamente il treno dello sviluppo del manifatturiero moderno e potrebbe quindi le- dere per sempre i suoi punti di forza storici. Auspichiamo, invece, che si possano dirigere investimenti, con ottica di lungo periodo, orientati alle competenze e al rinforzo delle eccellenze italiane. ROMANO VOLTA è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 1997. Ha fondato la Società Datalogic, che opera nel campo dell’ottica e dell’elettronica, trasformandola poi in una società internazionale, con diversi stabilimenti produttivi in Italia, Europa, Stati Uniti e Asia. Datalogic è azienda leader nei sistemi di lettura ottica dei codici a barre per il controllo dei processi produttivi, della distribuzione, dello smistamento postale, dell’automazione dell’ufficio, della sanità PRIMO PIANO

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