Civiltà del Lavoro, n. 4-5/2019

37 Civiltà del Lavoro novembre 2019 SPECIALE Noi abbiamo bisogno di accelerare sullo sviluppo, facen- do nuovamente investimenti pubblici e dando più forza e più coraggio ai privati perché investano anch’essi. Senza in- vestimenti pubblici e adeguati investimenti privati, l’econo- mia del Paese non va avanti. E perché questo Paese possa essere un forte protagonista in Europa, ha bisogno anche di essere un paese che sappia dimostrare non solo autore- volezza e credibilità all’esterno, con politiche di rigore, po- litiche serie, riforme strutturali da troppo tempo annuncia- te e non sempre realizzate, anzi molto insufficientemente realizzate negli ultimi trent’anni; deve essere un paese che sappia anche dare un contributo serio e definitivo a ricuci- re la frattura tra Nord e Sud, che nel corso degli ultimi an- ni si è accentuata in maniera drammatica. Quello dell’unità italiana è un problema nazionale, sul quale noi uomini del Sud abbiamo una responsabilità importante, ma sul qua- le abbiamo bisogno tutti come italiani di impegnarci nuo- vamente. Senza recuperare una coerenza meridionalistica di antica memoria, l’Italia da sola non va da nessuna parte. Soprattutto, è illusorio, in un mondo così globalizzato – do- ve addirittura l’assenza di una dimensione europea non è sufficiente per dire la nostra sui tavoli ai quali si conta nel mondo – pensare che qualche regione da sola possa farcela. Abbiamo, quindi, molto da fare, abbiamo molto da lavorare, ma abbiamo anche la passione per un Paese che sappiamo essere ricco di opportunità, ricco di imprenditorialità, ric- co di intelligenze straordinarie”. Evocare scontri di civiltà non serve a nessuno, ma ancora più pericoloso sarebbe ignorarli. Tali conflitti, nella mia personale opinione, si superano non rifiutando le civiltà degli altri, ma riconoscendo innanzitutto la propria

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