Quaderni sulla sostenibilità

Quaderni sulla Sostenibilità Incontri 98 Um quo occaturem fuga. Itatemporem. Eriossedis aut parumque occus modiscium aut earum cupitate nes moleni nonsequi corent porro con pore, busanit accuptaerrum quatquis experatque Stiamo sull’orlo del prossimo diluvio universale. Ce lo dicono tanti segni, il primo dei qua- li è il cambiamento sconcertante del clima. Ma è maturato anche un altro tipo di rischio; in realtà era da tempo che maturava ma non ce ne siamo accorti e continuiamo a non ac- corgercene ancora adesso, tranne pochi esperti. È il rischio di arrivare a una nuova Tor- re di Babele, cioè alla confusione dei linguaggi, alla impossibilità di capirsi, in assenza della consapevolezza che – accanto ai vantaggi proposti da un incredibile sviluppo tecnologico in moltissimi campi del vivere umano – occorre essere consapevoli dei rischi che propone quello sviluppo. Occorre elaborare rego- le tecniche e giuridiche per il suo utilizzo, dato che è assai difficile rifiutare questa nuova realtà per le chance che essa offre. A forza di usare un “linguaggio unico” tra le persone, tra l’uomo e la macchina e tra le macchine (il linguaggio digitale) rischiamo di arrivare a quello che la Bib- bia ha descritto con dovizia di particolari, dopo il primo diluvio universale. Mi rife- risco alle immagini bibliche della Torre di Babele, ma anche a quella del Vitello d’o- ro con cui gli ebrei in fuga dalla schiavitù di Egitto si illusero di attenuare le fatiche e le difficoltà della lunga marcia verso la Terra promessa. La Bibbia racconta che gli uomini si tro- varono nella Piana di Ur e siccome erano tutti insieme lì e parlavano un unico linguaggio, decisero di fare una torre che arrivasse fino al cielo. Cominciarono a costruirla; il Padre- terno si affacciò, li vide e mandò un castigo che non consentiva più loro di capirsi: la Torre di Babele che è anche una grande scommessa per l’uomo, cioè la sua diaspora sulla Terra. Ho la sensazione che stiamo rischiando, in quella che pomposamente chiamiamo la “civiltà delle macchine”, la Torre di Babele, soprattutto grazie all’“algoritmo d’oro” che, nelle pro- spettive del profitto e del potere, ha sostituito il vitello degli ebrei fuggiaschi dall’Egitto. Nel discorso sul rapporto tra l’ambiente e il profitto nascono alcuni spunti di ottimismo verso il futuro. Potrebbero essere una chiave di soluzione che cercheremo di valutare in- sieme. Paul Valery diceva, in uno scritto del 1931, che il futuro non è purtroppo più quello di una volta. Aveva ragione. Ma nascono anche molti spunti di pessimismo. Pubblichiam una sintesi della rascrizione dell’intervento tenuto in Collegio da Giovanni Maria Flick, prof ssore em rito di Diritto p ale all’U iversità Luiss di Roma, già presidente della Corte Costituzionale, il 10 maggio 2022 Uomo e ambiente istruzioni per evitare nuovi diluvi Il Collegio incontra Giovanni Maria Flick

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