Civiltà del Lavoro, n. 4-5/2023

35 FOCUS Civiltà del Lavoro | agosto • settembre • ottobre 2023 teriore step evolutivo con l’obiettivo di proporre ai clienti nuove tecnologie touch e capacitive. Parallelamente allo sviluppo tecnologico dei prodotti, i costruttori automotive, spinti dall’esigenza di riduzione dei costi, hanno anche ampiamente modificato i propri schemi produttivi, accorpando numerosi modelli di vetture in poche piattaforme con un core comune a livello di componenti tecnici e solo una differenziazione delle parti estetiche per poter seguire i diversi brand e modelli. Si tratta in sintesi della capacità di variabilizzare prodotti standardizzati. Passando da un’ottica prettamente personale e aziendale ad un ragionamento a più ampio spettro, ho potuto apprezzare come in questo processo di trasformazione sia in atto una positiva riconsiderazione, da parte dei clienti internazionali, delle filiere di forniture italiane, ripensando criticamente a modelli di delocalizzazione e di scelte dettate unicamente dal costo. Straordinari asset del tessuto industriale italiano sono l’estrema capacità di adattamento ai cambiamenti e la velocità di reazione agli input dei mercati e dei prodotti. Lo sviluppo di tali qualità ritengo sia basato su alcune caratteristiche peculiari della nostra industria: tipologia del tessuto Pmi, catena di controllo corta, leadership adattiva. Il tessuto industriale italiano è principalmente costituito da Pmi a carattere familiare in cui l’imprenditore ha ancora il controllo dell’azienda preservandone il dna originale. Tale tessuto industriale ha permesso di mantenere una catena di controllo corta all’interno delle aziende, consentendo di avere un processo decisionale veloce ed efficace, capace di intercettare le sfide e di fornire proposte rapide che possono essere reiterate in loop successivi di rapido affinamento in vista della soluzione definitiva. Da un punto di vista finanziario la struttura industriale basata sulle Pmi si porta dietro una bassa patrimonializzazione delle stesse e un maggiore indebitamento rispetto a standard internazionali, che talvolta penalizza i rating lato cliente. La costante pressione sulla globalizzazione degli inizi del 2000 ha anche accresciuto le capacità manageriali delle aziende, permettendo di sviluppare una leadership adattiva, soprattutto nelle nuove generazioni, necessaria per gestire ambienti complessi e in rapida evoluzione. Da questa breve analisi credo che ne emerga una industria italiana potenzialmente forte nel cogliere le opportunità di mercato in continuo cambiamento e una industria capace di una ripresa prorompente nei momenti di forte stress e criticità (vedi il post Covid-19) con una caratteristica quasi di antifragilità. Non posso non sottolineare come questa forza dell’industria italiana spesso debba lottare, e a volte soccombere, di fronte alla instabilità del sistema Italia, dove l’incertezza e la complessità delle norme spesso disincentiva gli investimenti esteri nel nostro Paese e ne compromette la competitività a causa di alti costi di produzione (mano d’opera ed energia in primis) e minore produttività. Una maggiore sinergia tra imprenditori e istituzioni accelererebbe un percorso virtuoso del nostro tessuto imprenditoriale, creando le condizioni per una accelerazione della crescita del Paese. Il tessuto industriale italiano, costituito da Pmi a carattere familiare, ha permesso di mantenere una catena di controllo corta all’interno delle aziende, consentendo di avere un processo decisionale veloce ed efficace, capace di intercettare le sfide e di fornire proposte rapide Joystick con selettore lineare Oreste Brero è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2010. Ha guidato l’azienda fino al 2016 lasciando poi la guida alla terza generazione. Il Gruppo Sila è tra i principali player del mercato a livello mondiale come fornitore diretto di comandi cambio per le principali case automobilistiche. I dipendenti sono 1.300, con 7 unità produttive, di cui 2 in Italia

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