Civiltà del Lavoro, n. 1/2023

Civiltà del Lavoro gennaio • febbraio 2023 MUSEI 49 Più di 8.000 oggetti tra prototipi e modelli, 5.000 disegni e 15.000 immagini di archivio restituiscono una fotografia dell’evolversi della storia di Kartell stretti, grazie ai quali nascono produzioni che rompono gli schemi e si impongono come fortemente innovativi. Il nuovo approccio con i materiali, la loro manipolazione e il loro arricchimento consente di arrivare a un elaborato finale che, seppur interamente in materiale plastico, assume connotati mai visti in precedenza. Custode e narratore di questo capitolo della storia del design italiano è il Museo Kartell, premiato nel 2000 con il Premio Guggenheim Impresa & Cultura come Miglior Museo d’Impresa. Al suo interno 8.000 oggetti tra prototipi e modelli, 5.000 disegni e 15.000 immagini di archivio restituiscono una fotografia precisa dell’evolversi della storia di Kartell, della sua produzione, dei materiali plastici adottati e delle innovazioni sviluppate. Attraverso una mostra permanente che raccoglie installazioni temporanee e speciali progetti culturali, vengono accesi i riflettori sulle pietre miliari del marchio, a partire dal primissimo oggetto realizzato: un portasci esposto su una Fiat 500 d’epoca; ma anche i casalinghi in plastica degli Anni ’50, le luci, gli articoli per ospedali e laboratori, passando per i primi elementi di arredamento degli Anni ‘60, fino agli accessori degli anni ‘70 e ‘80, tra i quali vi è anche la domestica robotica Ines. Nelle sale dedicate agli anni ’90 sono esposti diversi oggetti che fanno parte della contemporaneità: come la sedia Maui, la prima monoscocca in polipropilene senza supporti metallici o nervature a sostegno dello schienale; la libreria flessibile Bookworm; o La Marie, la prima sedia in policarbonato trasparente realizzata nel 1999.

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