Civiltà del Lavoro, n. 4-5/2022

72 FOCUS Civiltà del Lavoro settembre • ottobre 2022 Portiamo avanti l’identità MANIFATTURIERA di Maurizio STIRPE Italia è il secondo paese manifatturiero in Europa, tra i primi al mondo, con una tradizione industriale riconosciuta e una forza innovativo-crea- tiva unica nel suo genere. Questa grande eredità che abbiamo in dote – e che, come imprenditori e lavoratori, siamo chiamati a trasmettere ai gio- vani – è ed è stata fondamentale per mantenere il Paese in una condizio- ne di relativa sicurezza rispetto alle gravi crisi che si stanno susseguendo: pandemia, guer- ra, prezzi dell’energia, carenza di materie prime. Uso la parola mantenere perché significa letteralmente “tenere per mano” ed è curioso che la radice mano sia la stessa di manifattura, quella manifattura che è stata – sempre – la salvezza dell’Ita- lia e ne ha accompagnato la crescita. Nonostante un contesto difficile, le im- prese continuano a lottare e a cresce- re, a spingere per costruire ricchezza e sviluppo: per tutti, con tutti. I problemi contingenti, infatti, se affrontati senza disunirsi, dentro e fuori l’impresa, pos- sono essere risolti e spesso diventare un’opportunità. Lo abbiamo sempre fatto: è la nostra storia. Ci sono però anche problemi strutturali che le crisi fanno tornare ogni volta a galla, sem- pre con maggiore forza; tra questi, uno dei più gravi, è sicuramente il deficit di competenze che rischia di rallentare o persino bloccare la crescita delle imprese, manifatturiere e non. Il paradosso italiano segna un 30%, stabile, di disoccupazione giovanile e quasi il 50% di dif- ficoltà di reperimento di competenze, soprattutto giovani, da parte delle imprese. Con pun- te del 70% per i profili tecnico-scientifici, specie quelli più digitali. Il lavoro c’è, ma manca- no le persone. Lo chiamano mismatch, io lo chiamerei, restando sull’inglese calcistico, un “missed match”: una partita persa, saltata. È la partita della competitività, una partita che per anni non abbiamo voluto giocare, per mille pregiudizi o per mancanza di visione e coraggio. Ed oggi – che guardiamo i nostri com- petitor reagire meglio alle crisi perché, anche in anni bui, hanno investito in formazione – siamo chiamati, per ulteriore paradosso, a reagire all’urgenza con una progettazione di medio-lungo periodo. Con un forte investimento sui giovani. In questo panorama, il miglior segmento formativo su cui investire è rappresentato dagli L’ Maurizio Stirpe

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