Civiltà del Lavoro, n. 6/2021

59 Civiltà del Lavoro dicembre 2021 FOCUS MAURIZIO MARCHESINI è stato nominato Cavaliere del Lavoro nel 2013. È presidente di Marchesini Group. Ha iniziato la sua carriera accanto al padre che nel 1974 aveva avviato la “Packaging Valley”. Negli anni successivi ha trasformato la piccola impresa artigianale in un’azienda da 2.000 dipendenti, oggi tra i protagonisti nel settore del packaging dei prodotti farmaceutici e cosmetici anche grazie a partneship, acquisizioni e a un’attenta azione di internazionalizzazione della rete di distribuzione sini di proprietà del cliente e nella vendita di macchine ricondizionate Marchesini Group. Il logo scelto, una ‘O’ che simula il riciclo, riassume perfettamente la mission e il core business dell’azienda: una macchina ricondizio- nata è una soluzione destinata ad avere una lunga vita produttiva e a garantire al cliente un investimento sicuro. La rigenerazione, o re-manufacturing, è uno dei cardini dell’economia circolare che attirerà un’attenzione sem- pre maggiore da parte delle imprese manifatturiere e, sebbene il rapporto tra prodotti rigenerati e prodot- ti nuovi sia ancora una percentuale esigua, si stima un enorme potenziale di crescita. Puntare sul riciclo e sulla longevità dei prodotti signifi- ca sviluppare un modello di business basato sul servi- zio: trasformare un prodotto dismesso in uno nuovo è possibile nella misura in cui se ne riesca ad assicurare la tracciabilità (cosa è stato venduto al cliente, quale pro- dotto e con quali componenti, età e stato del prodotto, punti vulnerabili ecc.). Adeguare il modello di business all’economia circolare sta generando e genererà sempre più un effetto a cate- na che andrà ben oltre il settore manifatturiero: i con- sumatori e l’ambiente trarranno beneficio da prodotti fabbricati in maniera più immediata, mentre le imprese che forniscono tecnologia per le aziende dovranno essere pronte a raccogliere la sfida e sviluppare software azien- dali in grado di gestire i nuovi business model circolari. Tutto ciò sta imponendo vincoli stringenti all’attività in- dustriale, creando differenziazioni tra le imprese che hanno avuto più facile accesso alle tecnologie e quelle meno mature per adeguarsi con strumenti e percorsi di formazione ad hoc: pianificare l’attuazione e i tempi della transizione si rende quindi doveroso per non cre- are spaccature insanabili e per non spingere le impre- se a delocalizzare. La sfida green per il settore manufatturiero è tuttavia imprescindibile, oltreché un’opportunità di rinnovamen- to unica, che porterà i suoi frutti soltanto se costruita sulla convergenza internazionale di regole e standard ambientali da rispettare, su politiche industriali a soste- gno delle filiere e su una tenace volontà di affrontare la transizione tecnologica da parte del tessuto industriale nel suo complesso. La transizione ecologica rappresenta la cornice istituzio- nale entro cui trovano definizione le politiche europee e nazionali di stimolo agli investimenti pubblici e priva- ti, ivi comprese quelle promosse con il Piano Next Ge- neration Europe e che andranno ad integrare le misu- re già previste dal bilancio ordinario della Ue: si tratta del più importante driver di sviluppo e trasformazione industriale del prossimo futuro per le aziende europee e richiederà la mobilitazione di ingenti risorse che po- tranno essere assicurate solo attraverso la combinazio- ne di tutti gli strumenti di policy a disposizione a livello europeo e nazionale e, aggiungo, in una stretta sinergia tra fondi pubblici e privati.

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