Civiltà del Lavoro, n. 4-5/2021

35 Civiltà del Lavoro ottobre • novembre 2021 una formazione che non trascura la parte umanistica ed economica dello sviluppo. “Dobbiamo avere una visio- ne lontana – spiega – e fare in modo che quello che fac- ciamo risponda a una grande visione a lungo termine”. Con Ugo Salerno, presidente e amministratore delegato di Rina, la discussione si sposta sulle tecnologie disponi- bili per la produzione di energia ai fini del raggiungimen- to degli obiettivi climatici fissati dall’Unione europea. Per dimostrare la velocità con cui le tecnologie progre- discono cita il caso dell’energia solare, dove i costi di generazione nel tempo sono vistosamente crollati, co- me ricordato anche dal premio Nobel Michael Spence. Salerno confida nello sviluppo di altre tecnologie, quali quella che consente di produrre idrogeno da fonti rin- novabili, il cosiddetto “idrogeno verde”, o quella della cattura della CO 2 . Si tratta di sistemi non ancora efficienti e quindi non an- cora competitivi in termini di costi, ma per i quali è pos- sibile pronosticare a suo avviso una positiva evoluzione. E aggiunge: “Quando si parla di tecnologie bisognereb- be cercare di essere meno ideologici possibile e più at- tenti alla correlazione fra le tecnologie che usiamo e le risorse che possiamo usare – spiega l’imprenditore –. Pensiamo alle difficoltà e alle tensioni che ci sono oggi, ad esempio, per recuperare il litio. In Cile si stanno fa- cendo esperimenti per recuperarlo dall’acqua: due ton- nellate di acqua per un chilo di litio”. Salerno invita quindi ad affrontare anche il tema del nu- cleare in modo diverso. La tecnologia di oggi è differen- te da quella alla quale l’opinione pubblica associa giusta- mente il disastro di Chernobyl degli anni Ottanta, che poi portò al referendum del 1987 che decretò l’abbandono dell’energia atomica da parte dell’Italia. Passi in avanti sono stati compiuti e “credo che anche qui non possia- mo dimenticarci di seguire questa tecnologia”. Rispetto a questa sollecitazione Francesco Starace, amministrato- re delegato e direttore generale di Enel, rimane scettico. “Ogni volta che si parla della transizione energetica – spiega – si finisce per parlare di tecnologie di generazio- ne di energia elettrica”. “La realtà che abbiamo in que- sto momento davanti – afferma – è che per i prossimi dieci anni ci sono le rinnovabili e le batterie. Il resto è fantascienza o è storia”. Secondo l’ad di Enel, infatti, la novità del prossimo de- cennio sarà “l’elettrificazione del sistema energetico mondiale”. L’energia elettrica, cioè, alimenterà sempre più il trasporto su ruota, il riscaldamento degli edifici spiazzando i combustili fossili. Una delle conseguenze più importanti di questo passag- gio sarà che in un sistema del genere “diventerà molto importante la trasmissione e la distribuzione di energia, con reti che devono essere all’altezza di questo compito”. Serviranno quindi, precisa Starace, reti più digitali, più resilienti, più interconnesse. “Ecco perché ci siamo così impegnati nella digitalizzazio- ne dell’infrastruttura di rete – spiega –: perché riteniamo che sia il passaggio cruciale per permettere che questa transizione avvenga nel migliore dei modi”. Bastioli concorda sul punto: restare su quello che pos- siamo fare oggi e non dividersi su cosa studiare in futu- ro perché “la sfida sulle singole tecnologie è pericolosa”. Salerno non rinuncia, però, a concludere il suo interven- to con un pizzico di ottimismo: quanti di noi all’inizio del- la pandemia avrebbero pensato che avremmo avuto un vaccino in un anno? Questo vuol dire che l’industria, la tecnologia e l’impegno trasformano la fantascienza in realtà”. (S.T.) Salerno: “Quando si parla di tecnologie bisognerebbe cercare di essere meno ideologici possibile.” Starace: “La realtà che abbiamo in questo momento davanti è che per i prossimi dieci anni ci sono le rinnovabili e le batterie.” PRIMO PIANO

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