Civiltà del Lavoro, n. 6/2020

Civiltà del Lavoro dicembre 2020 67 Da parte dei viaggiatori c’è ora maggiore richiesta di infor- mazioni quanto più esaustive e di garanzie di sicurezza. Per questo è necessario che l’intera filiera del viaggio, compren- siva di servizi e attività tra loro anche molto eterogenei, si strutturi in maniera coerente, attraverso cabine di regia che rendano omogenee misure e procedure, dandone chiara e trasparente informazione ai clienti. A tale proposito, tornando al viaggio aereo, va in questa dire- zione la posizione della Commissione Ue che ha raccoman- dato un approccio comune sulle restrizioni alla libera circo- lazione in risposta alla pandemia, un’indicazione che gli Stati membri si sono impegnati ad attuare in modo coordinato. Lei riveste un ruolo di primo piano anche in ambito cre- ditizio. Quale ruolo possono avere le banche per favori- re la ripresa economica? Le banche possono e devono avere un ruolo fondamen- tale nell’ambito dell’auspicata ripresa economica. Ci sono, però, alcuni interrogativi che pesano sul futuro del siste- ma bancario stesso e che possono incidere sul suo futuro. Innanzitutto bisognerà vedere quale sarà l’approccio delle autorità di regolazione ad esempio in termini di contabiliz- zazione di Npl e Utp (il famoso calendar provisioning) che rischia di ridurre sensibilmente la capacità di credito del si- stema. Poi una regolazione più coerente tra banche e quelle che vengono definite non-banche (fondi, fintech, Big data) e la possibilità di agire come impresa e quindi per esempio poter remunerare il capitale senza divieti che disorientano gli investitori. Non a caso oggi le banche capitalizzano in Borsa tra il 20% e il 50% dei mezzi propri, segnalando che in questa situazione, complice anche il livello dei tassi ai mi- nimi storici, le banche non sono attrattive presso gli inve- stitori e rischiano di distruggere ricchezza. Spesso si dice che in Italia manchi un’adeguata cultura dell’impresa. È così? Risponderò con una frase di Winston Churchill: “Alcune persone vedono un’impresa privata come una tigre feroce da uccidere subito, altri come una mucca da mungere, po- chissimi la vedono in realtà come un robusto cavallo che tira un carro molto pesante”. Ecco, ho l’impressione che an- che nel resto del nostro Paese non sempre si capisca l’im- portanza dell’impresa e che senza imprese sane non ci può essere sviluppo, occupazione, crescita sociale. Questo “carro pesante” è poi spesso condizionato da ec- cessi di burocrazia, sistemi fiscali penalizzanti, incertezze nel favorire le riforme. Ciò nonostante, come ha detto Lui- gi Einaudi, è la “nostra vocazione naturale di imprenditori che ci spinge ad andare avanti, il gusto, l’orgoglio di vedere le proprie aziende prosperare e ispirare fiducia e ampliarsi”. Può descriverci l’emozione che ha provato quando ha saputo della nomina a Cavaliere del Lavoro? È difficile esprimere compiutamente l’enorme emozione provata quando ho saputo della nomina a Cavaliere del Lavoro. Mi è passata innanzi agli occhi una vita di lavoro e fatiche, soddisfazioni e delusioni; poi ho pensato che evi- dentemente i miei 40 anni di lavoro e di grande impegno per lo sviluppo delle aziende e del territorio erano stati ap- prezzati e questo ha prodotto in me una specie di serenità interiore, oltre che uno stimolo a continuare. Poi ho pen- sato ai miei genitori e in particolare a mio papà, la guida morale della mia vita, e a quanto avrebbe gioito di questa nomina di suo figlio. E infine un senso di riconoscenza verso la mia famiglia, che mi ha supportato nei momenti difficili, e verso i miei colla- boratori, di cui sono altamente orgoglioso

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