Civiltà del Lavoro, n. 1/2019

INCHIESTA CIVILTÀ DEL LAVORO I - 2019 49 contributo conoscitivo legato al mercato, ai trend, alle si- nergie internazionali che si possono sviluppare e i traf- fici merceologici che possono fare da leva economica a nuovi investimenti. Ecco perché il ruolo dello Stato dovrebbe essere quello di coinvolgere assolutamente al tavolo gli operatori esperti, che conoscono le esigenze e le difficoltà infrastrutturali reali. Un piano basato su queste premesse, se ascoltato e ac- colto, permetterebbe di rendere più competitivo il setto- re e il Paese. Dal mio punto di vista le infrastrutture, se possibile, devo- no essere pubbliche, con l’impegno costante di migliorarle e modernizzarle, mentre ai soggetti privati andrebbe affi- dato il ruolo operativo. Solo attraverso questo dialogo sa- rà possibile riportare l’Italia all’interno di un’Europa all’al- tezza e pronta a ricercare un eventuale partner globale, in grado di potenziare ulteriormente la crescita e stimo- lare le sinergie con le attività connesse. Sviluppare e crescere significa anche saper adeguare un modello operativo esistente alle esigenze di tutti i sogget- ti presenti nel sistema economico nazionale, anche quelli di dimensioni minori. A titolo di esempio pensiamo al settore del vino in Italia, caratterizzato da una forte frammentazione di piccoli pro- duttori. Il concetto di una “piattaforma comune di raccol- ta”, dove tutti gli operatori possono creare massa critica, permettendo così a tanti piccoli produttori, nonostante la loro dimensione locale, di accedere in modo economico e competitivo ai corridoi commerciali internazionali e ag- gredire il mercato globale a costi interessanti. Questo sarebbe un beneficio per l’intero sistema paese. È così anche per altri settori, quali ad esempio l’alimenta- re, il fashion e così via. L’Italia ha indubbiamente tutte le carte in regola per po- ter giocare la partita a pari livello di altri paesi europei, ma deve rimanere assolutamente collegata alla rete infra- strutturale europea, altrimenti rischia di perdere le oppor- tunità di sviluppo e i volumi continueranno ad “atterrare” sulle piste di Francoforte o “sbarcare” nei porti di Rotter- dam, invece di stimolare i flussi cargo nazionali. E qui non si tratta solo dell’esistenza di un’infrastruttura fisica perché oggi il termine “infrastruttura” si estende a una definizione più ampia, che abbraccia aspetti ben più complessi che compongono un sistema operativo comple- to e richiedono un elevato grado di integrazione e di con- nessione, basata su tecnologia, innovazione e sostenibilità. È necessario, dunque, continuare a investire nelle infra- strutture con sempre maggiore attenzione rivolta alla si- curezza, alla qualità dei servizi e soprattutto alla sosteni- bilità ambientale. È importante che il rilancio del trasporto merci e della logistica avvenga sviluppando modalità me- no impattanti sull’ambiente. In particolare, acquisisce im- portanza lo sviluppo “intermodale”. Gli interporti vanno visti in quest’ottica, cioè legati alla combinazione della fer- rovia e del gommato, come centri di deconsolidamento e consolidamento per le attività del milk run. Di esempi di successo in Europa ne abbiamo tanti. L’Olanda e la Germania sono i paesi che annotano il più alto tasso d’innovazione e investimenti nelle infrastrutture ferrovia- rie, aggiudicandosi così il ruolo di top player del mercato. » Piero Carlo Bonzano È NECESSARIO CONTINUARE A INVESTIRE NELLE INFRASTRUTTURE CON SEMPRE MAGGIORE ATTENZIONE RIVOLTA ALLA SICUREZZA, ALLA QUALITÀ DEI SERVIZI E SOPRATTUTTO ALLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE

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